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La delusione che non si arrende

Luciano Baroni, “Se sarà un altro vivere”. Ed. Nicolodi, pp. 66, euro 18.

Le nostre radici affondano nei tempi di ferro e di fuoco della occupazione nazista dell’Italia e della vergogna della repubblichina fascista. Quella esperienza ci segnò per sempre. Quando scoprimmo la menzogna, aprimmo gli occhi guidati da due bravi insegnanti, e, con una forte accelerazione, da adolescenti fascisti ci trasformammo in fascisti critici, poi in antifascisti, in ribelli, in partigiani. Tutto nell’arco di tre terribili anni: 1943-44-45. Dai banchi del liceo classico di Riva del Garda (in Trentino, che fu incluso nell’Alpenvorland, avemmo a che fare solo con i tedeschi) cominciò la nostra preparazione alla clandestinità, alla organizzazione della brigata Cesare Battisti, alla azione militare, alla strage del 28 giugno 1944, al carcere, alle torture, al processo davanti al Tribunale Speciale tedesco in Bolzano, alle condanne, alla fucilazione dei nostri due comandanti Gastone Franchetti e Giuseppe Porpora.

Le idee per cui allora ci battemmo (no alle dittature, no al nazifascismo, sì alla pace ma nella libertà, nella democrazia è nella giustizia sociale) formarono per sempre la nostra identità nella vita pubblica e privata, negli studi, nel lavoro, nell’attività politica. Durante la Resistenza il sogno nostro e di quelli che sacrificarono la vita era stato: con la vittoria degli Alleati e dei Partigiani “sarà un altro vivere”; che Luciano, dopo oltre 60 anni di vittorie e di terribili delusioni, riportò in segno dubitativo nel titolo del libro “Se sarà un altro vivere”.

Non è sconforto: dolore sì, ma non un arrendersi al dolore e alla delusione. Dentro questo dolore c’è la tenacia della Resistenza, la sua fermezza, il grido a non arrendersi mai. L’amarezza è lecita quando, dopo oltre sessant’anni da quella gloriosa vicenda, si avverte intorno a noi il venir meno di quella volontà comune di andare avanti, di fare del nostro un Paese civile e giusto, a misura della Costituzione, figlia della Resistenza. Luciano Baroni ci ha lasciato, ma altri sono ancora qui in questo strambo Paese (come ha scritto Giorgio Bocca) a resistere ad assurdi ritorni al passato, a penose equiparazione al peggio, a un populismo truffaldino, al trionfo delle mafie. Sia onore a te, Luciano, che con i tuoi “Versi Civili” riportasti in vita i nostri compagni caduti, Eugenio Impera e Enrico Meroni, i loro volti, i loro pensieri come ali d’angelo, l’acuta nostalgia della loro presenza. Nel leggere questo libro sentirete tutta l’urgenza, l’imperativo morale di non tradire il loro sacrificio, e di continuare a lottare per un futuro migliore per un’Italia diversa, affinché, come titola il libro, “sia un altro vivere”.

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