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“Storicamente ABC”

Una mostra alle gallerie di Piedicastello cerca di ricucire lo strappo fra la Storia e la vita

Federico Premi

Nella seconda delle sue Considerazioni inattuali, Friedrich Nietzsche denuncia lo strappo tra Storia e vita inscrivendolo in una problematica più generale: il rapporto tra teoria e prassi. La Storia, privata della sua vitalità, diviene inutile esercizio nozionistico lontano dall’efficacia della decisione quotidiana. “D’altronde - afferma il filosofo tedesco - detesto tutto ciò che mi istruisce soltanto, senza ampliare ed accrescere immediatamente la mia attività».

Non corre certo questo rischio la mostra Storicamente ABC, allestita all’interno delle gallerie della vecchia tangenziale di Trento a Piedicastello: un approccio diverso all’esperienza storica o, meglio, un tentativo di ricucire lo strappo tra Storia e vita attraverso metodologie nuove che avvicinano con limpida autenticità al lavoro dello storico, il quale - in quanto archeologo del sapere - si misura fisicamente con luoghi e tempi incontrati per via.

Elemento dirompente della mostra può dirsi senz’altro la novità della forma e del metodo di questa presenza sotto il Doss Trento destinata, in quanto mostra permanente, a diventare materiale inconscio della quotidianità trentina. Gli intenti simbolici dell’esposizione giocano sui significati e sulle esigenze dell’anima dello spettatore-fruitore, finalmente libero di sentire fisicamente gli spazi, piuttosto che sull’evocazione icastica e lineare di un periodo storico e/o di un luogo geografico. Un “Trentino dentro il Trentino” nell’intercapedine dei due piani, dunque, che permette una presa di coscienza destinata ad accogliere anche le vite più marginali e tuttavia fondanti per l’identità di questo territorio.

In una sorta di ribaltamento del mito platonico della caverna, le gallerie custodiscono nell’oscurità tante piccole verità pronte ad essere riportate alla luce del sole dal visitatore stesso, una volta finito il suo “viaggio”, evitandogli lo scontro con una Storia marmorea e museale che troppo spesso inibisce, invece di incuriosire. L’entrata maestosa nel buio templare, al contrario, conferisce un delicato gusto sacro alla dimensione della memoria storica.

L’esperimento è senz’altro riuscito, anche da un punto di vista psicopedagogico: dalla biblioteca all’aula scolastica; dal laboratorio digitale al workshop della Galleria bianca. Qui infatti si collocano due elementi essenziali, propedeutici alla conoscenza dell’identità trentina: le cartografie installate da Gruppe Gut - di lettura immediata anche per un osservatore profano - e il plastico interattivo della regione realizzato da Asteria, in grado di catalizzare l’attenzione sui cinque-minuti/tre-secoli di storia del Trentino, attraverso una sincronia di immagini rappresentative, abbinate simultaneamente alla ricognizione geografica.

Ma è nella Galleria nera che si gioca il tête-à-tête del presente con un passato ancora presente: l’espediente dell’abbecedario ripercorre tematiche illuminanti sul Trentino di oggi (la Natura, lo Sport, il Volontariato) e sul Trentino di ieri (si pensi ai Quaderni della scrittura popolare). Anello di congiunzione tra le 21 lettere dell’alfabeto un’inquietante turbina, sullo sfondo - di indiscutibile valore artistico - di un incessante e violento scroscio d’acqua. Al capolinea della galleria un carro invita a tornare verso sud, perché qui dentro anche i punti cardinali rispettano una ben precisa simbologia. Se le lettere dell’alfabeto scavano un appropriato percorso per leggere le origini di una legittima autonomia, il corridoio buio chiede lentezza e meditazione per andare a fondo di questo percorso. Gli oggetti, ma soprattutto le voci - isolate fisicamente, ma non concettualmente, dal resto della galleria con un velo traslucido - raccontano in prima persona le esperienze tramandate di bocca in bocca e che sono oggi la nostra cultura.

Una modalità dialogica di questo tipo riconsegna la Storia all’istante e nel contempo alla fisicità dei luoghi, risanando lo strappo tra Storia vissuta e Storia studiata. E se l’intento della mostra - a cui senza dubbio giova l’oscurità, luogo lento di sedimentazione e raccoglimento che, al contrario del celebre Angelus Novus di Walter Benjamin, non affretta conclusioni sugli esiti della Storia ma a passo cadenzato ne ascolta tutte le testimonianze, fino all’uscita - è proporre un “lento lavoro di edificazione di un’entità territoriale, che è avvenuta contestualmente all’evoluzione storica dell’intero quadro politico-istituzionale europeo dei secoli XVI-XX e che prosegue ancor oggi, nel XXI secolo, nella nuova prospettiva euro regionale”, si può dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.

All’uscita della mostra Storicamente ABC si capisce che, se per troppi versi il mondo della tecnologia ci invade e ci limita, per altri, e in tal senso le Gallerie di Piedicastello docent, può riscattare se stesso permettendoci, come in questo caso, una sorta di catabasi storica, che riporta alla luce, consegnandole al mondo esterno, le vivide esperienze e gli incontri di tante piccole verità rimaste certamente valide anche nei libri, ma sicuramente prive dell’incanto dell’emozione.

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