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Fiemme in uniforme

Le grandi manovre di Mauro Gilmozzi e dell’UPT

Mauro Gilmozzi

Con le elezioni comunali di maggio tutta Fiemme vestirà la casacca dell’ Unione per il Trentino? Questo sembra sia l’ordine e quindi l’auspicio partito da Trento e l’uomo politico più rappresentativo della valle, l’assessore provinciale all’urbanistica e agli Enti Locali Mauro Gilmozzi, ha lavorato con caparbietà per la riuscita del progetto. Gilmozzi, che è il padre velato della riforma degli enti locali che aveva portato al diffuso partito dei sindaci e alla mortificazione dei consigli comunali, da tempo si è accorto che un simile partito ha le gambe corte: costruisce politica localista, distribuisce importanti clientele, ma chiude il Trentino e non diffonde un progetto di futuro. Assieme al Presidente Dellai si sta quindi impegnando a riportare la politica protagonista della vita civile, possibilmente tagliando le gambe alla sinistra e costruendo un rapporto preferenziale con il PATT.

Gilmozzi viene dal fallimento completo della esperienza amministrativa a Cavalese in questi ultimi anni. Gli uomini sui quali aveva investito hanno deluso e perduto credibilità. Il paese è rimasto fermo, sembra abbandonato a se stesso, ma ha espresso uno spiccato interesse nel distribuire deroghe, niente altro. Tanto che ha dovuto intervenire con determinazione per isolare il sindaco uscente della borgata e convincerlo ad accettare il ruolo di Presidente della nuova Comunità di valle; un sindaco che non ha saputo imprimere fiducia e che è stato in balia di assessori troppo coinvolti in interessi specifici: una “giunta dei geometri”. Bisognava quindi partire da Cavalese per cambiare rotta.

Mesi fa viene lanciata sulla piazza la novità: l’investitura a sindaco di una donna, due nomi che in poco tempo vengono bruciati, anche da rivalità interne al gruppo della “Voce delle donne”. Va anche ricordato che, nonostante la presenza di questo gruppo ormai targato in massa UPT, Cavalese è stato l’unico comune importante a non aver investito della carica di assessore una donna. Spunta quindi un nuovo candidato, il fedele ed amico di una vita Silvano Welponer, dipendente comunale. Attorno a Welponer si ricostruiscono, non senza fatica, le quattro liste civiche tradizionali che hanno accompagnato la carriera politica di Gilmozzi, e viene imposto loro un alleato scomodo, il PATT, un partito che a Cavalese ha perduto originalità e credibilità: basti pensare alla fretta con la quale Gilmozzi nel 1997 lo aveva allontanato dalla maggioranza. Ed i personaggi protagonisti della tornata sono gli stessi, uomini del fare che poco badano alle regole e agli aspetti formali. Ed anche questo partito si spacca, vi rimangono i personaggi più discutibili, mentre un’altra parte entra nelle liste del centro-destra che esprimono candidato a sindaco un ingegnere, Franco Corso, dipendente della società sciistica LUSIA Spa.

La conquista della valle

Il disegno di Gilmozzi sembra riuscire anche in altri importanti comuni, specie dopo l’avvenuto tesseramento all’UPT di una gran parte delle personalità pubbliche. A proposito di questo tesseramento si lamentano comunque disagi non trascurabili. A Tesero il sindaco uscente Gianni Delladio lascia perché giunto al termine del terzo mandato e gli si affida senza dubbio alcuno l’incarico della presidenza di Fiemme 2013. A sostituirlo sarà Giovanni Zanon, uomo del PATT moderato, già presidente del Distretto Sanitario di Fiemme.

Anche a Castello di Fiemme ed in altri piccoli comuni il disegno PATT-UPT si rafforza e diventa di fatto maggioranza politica della valle. Trova invece ostacoli a Predazzo, dove una incredibile confusione ed un insieme caotico di personalismi ha frantumato l’area di centro in cinque candidati a sindaco. Predazzo è un centro che non riesce a trovare un’anima, una sua identità e che non ha mai intrapreso uno sviluppo, un progetto coerente di inserimento nel contesto della valle. Qui però troviamo la presenza dell’area progressista, coalizzatasi attorno alla candidatura a sindaco di Marco Felicetti, un insegnante che potrebbe rappresentare una positiva sorpresa nella valle. E lì vicino, a Ziano di Fiemme, regge la candidatura del sindaco uscente Fabio Vanzetta, la nuova figura politica di Fiemme, l’uomo che partendo da un piccolo comune ha saputo innanzitutto unire la sua gente grazie alla sua praticità, al colloquio con i cittadini, ma anche costruire progettualità innovative sul campo della mobilità e che ha impresso nell’Agenzia dei prossimi mondiali di sci nordico una lettura dell’avvenimento sportivo non usuale nel Trentino, legata soprattutto alla ricaduta sociale dell’avvenimento.

È dall’alta Fiemme che dopo maggio si apre qualche lembo di speranza, che potremo leggere segnali di riconversione politica in senso progressista? Sembra di si, perché a Cavalese la sinistra nel suo insieme ha abdicato. Un insieme di rassegnazione, di ritualità del gesto politico, ha portato i protagonisti del passato a farsi da parte, anche per provocare, per vedere se un simile passaggio tanto severo aprirà prospettive verso nuovi protagonisti, più giovani e motivati. Ma non vi è dubbio che la causa dell’abbandono della sinistra a Cavalese sia dettata dall’arroganza manifestata dalla amministrazione uscente, una maggioranza che ha impedito nei fatti ogni trasparenza, ogni comunicazione (le varie commissioni non sono mai state convocate, ad eccezione di quelle sulle statuto e regolamento).

Partendo da quanto maturato a Cavalese con la gestione Cappelletto si può comprendere quale sarà il futuro di Fiemme. La riproposizione di una Democrazia Cristiana nuova, più agile, conservatrice, estremamente attenta nell’affidare incarichi, consulenze e lavori a ditte locali. Una nuova Democrazia Cristiana capace di spartire con equilibrio gli incarichi occupando tutti i centri di un paese o di una valle, le varie Agenzie, le poltrone dei mondiali, le APT e ovviamente la Comunità di Valle. Una Democrazia Cristiana che nel 1990 aveva trovato come suo contraltare proprio Mauro Gilmozzi, l’interprete del nuovo, dello sviluppo di qualità, della democrazia aperta e partecipata.

Un PD tutto cittadino

Ma è fin troppo facile criticare la parte avversa senza fare i conti in casa propria. Quanto avviene in Fiemme sta accadendo in tutto il Trentino, esclusa qualche lodevole eccezione. Il Partito Democratico e la sinistra nel suo insieme sembra abbiano deciso di lasciare le valli a se stesse, all’iniziativa di singole personalità, per concentrare l’attenzione solo sui grandi centri. Non si può commettere un simile errore in Trentino, significa lasciare aperte le porte al sistema dellaiano, ed in alcuni casi al centro-destra. Significa privare di cultura politica oltre il 50% della popolazione, non offrire speranze e appoggio politico a chi vive e lavora nelle valli, chiudere ogni prospettiva di governo alla sinistra.

Quando poi, come è accaduto a Cavalese, come personaggio che avrebbe dovuto infondere fiducia si manda l’onorevole Tonini, è tutto detto. Si potrà avere una lettura chiara del quadro politico nazionale, ma di come si vive, di come si può amministrare un piccolo comune del Trentino, non si raccoglie nulla. E si ritorna a casa ancor più sconsolati.

Nell’insieme la sfida che Gilmozzi ha lanciato attraverso l’UPT è strategica. Dovesse riuscire il suo disegno con la vittoria nei comuni grandi e piccoli, la sua figura politica ne uscirebbe consolidata. Ma sta rischiando. Non solo perché la destra, specialmente a Cavalese, ha costruito una barriera di candidati importanti, ma perché sono tanti i protagonisti rimasti offesi dalla brutalità usata nel tentare di convincerli ad aggregarsi all’UPT. E come riflesso spontaneo, a Castello, a Tesero e a Predazzo hanno costruito significative liste civiche alternative.