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Cultura liberale?

Tutto ha inizio domenica 14 marzo, quando l’Adige dà conto di composizione e costi del cosiddetto “Nucleo di valutazione”, una commissione di 5 membri incaricati di valutare l’operato dei 115 dirigenti della Provincia. Vi si legge – in termini puramente informativi, senza toni scandalizzati – che gli emolumenti percepiti dai cinque “arbitri” assommano a 161.000 euro. Certo, “una bella montagnola di soldi”, ma la funzione del Nucleo è indubbiamente importante, e anche sui personaggi a ciò deputati niente da dire, se non la precisazione che due di costoro, Mauro Marcantoni e Claudio Chiasera, sono ex dirigenti della Provincia in pensione. Marcantoni, in particolare, “fedelissimo di Dellai” (è questo, se si vuole, l’unico accenno malizioso), percepisce annualmente 40.000 euro, ma nulla viene eccepito sulla sua competenza in materia.
Passano 4 giorni e scoppia la bomba: Marcantoni si dimette: “Avere incarichi pubblici – spiega - in particolare se conferiti dalla Provincia, costituisce un rischio di immagine estremamente elevato... L’articolo di domenica sull’Adige ne è una testimonianza emblematica”. La motivazione ci appare bizzarra: l’informazione sui redditi percepiti per un incarico pubblico è forse sputtanante? O non è invece doveroso essere trasparenti su un tema così delicato, soprattutto di questi tempi?
Se il tono di Marcantoni è per lo meno pacato, più nervosi appaiono l’indomani alcuni dirigenti provinciali, che esprimono “un grosso disagio dopo più di un mese e mezzo di attacchi”: “Purtroppo – lamentano - assistiamo a delle distorsioni che non fanno piacere sul reale apporto, sull’impegno e sui risultati del nostro lavoro”. Già, i risultati... Il punto – spiega l’Adige - è che finora i risultati del “Nucleo” sono ignoti, rimasti come sono dentro i cassetti degli uffici provinciali. Quanto agli attacchi di cui gli intervistati lamentano di essere bersagli, il cronista ricorda che essi “corrispondono alla pubblicazione sui mezzi di informazione di stipendi, compensi per consulenze e altre forme di remunerazione... I media fanno il loro lavoro, che è quello di rendere noto ai cittadini come viene speso il denaro pubblico”.
Ma la filosofia dei dirigenti, in tema di rapporti con l’opinione pubblica, è di diverso tenore: “Siamo sotto i riflettori, ma i riflettori non danno sempre una luce corretta”. Già, meglio una discreta, blanda luce crepuscolare che impedisca di perdersi nei particolari...
Ma se i dirigenti sono nervosi, Dellai, intervistato sul Corriere del Trentino, è una furia: parla di “caccia alle streghe”, “stillicidio di critiche e gossip”, “rischio di qualunquismo”, “poltiglia informe che va contro gli interessi del Trentino”, concludendo con un sospetto di collusione fra “alcuni media e l’opposizione”, i quali “stanno introducendo una rappresentazione caricaturale della realtà che rischia di allontanare dal sistema pubblico le competenze e le energie migliori”.
L’indomani Franco de Battaglia si assume il compito di ricondurre le cose a una dimensione più umana. Con una semplice domanda: “Perché uno deve dimettersi se viene reso noto l’ammontare del suo compenso pagato con soldi pubblici?”
Il commento sullo sfogo di Dellai è più impegnativo: “Credo ci sia al fondo una carenza di cultura liberale che lo rende molto simile in questo a Silvio Berlusconi, anche lui allergico alla libera stampa e alle notizie che non gli piacciono”. Del che possiamo anche noi testimoniare: se il Cavaliere dà del criminale a Michele Santoro, il povero QT, a detta del Magnifico, è notoriamente “un giornale pornografico”.

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