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L’economia, l’informazione e il dogma

Il Festival dell’Economia consente quest’anno di ragionare sul rapporto tra informazione e economia, due ambiti entrambi schiavi di un dogma duro a morire

Il Festival dell’economia parla quest’anno di “informazioni, scelte e sviluppo”. Legame di primaria importanza, quello tra economia e informazione. Legame non sempre compreso, vuoi dagli economisti, vuoi dagli informatori.

Il modello dominante di sviluppo economico si regge ancora oggi, nonostante la recente crisi, sul mito del mercato come luogo in cui verrebbero naturalmente prese scelte efficaci ed efficienti, le migliori possibili. Questo mito si regge a sua volta su un altro mito, quello dell’homo oeconomicus, attore capace di prendere sempre la scelta più razionale. Peccato che, per farlo, quell’attore dovrebbe disporre di un super-cervello e avere tutte le informazioni necessarie. Dei limiti cognitivi e conoscitivi, gli economisti ortodossi spesso sembrano dimenticarsi.

Ed ecco il tema dell’informazione. I limiti conoscitivi non sono aggirabili in alcun modo. Nemmeno l’eccesso di informazione dei giorni nostri può farlo, perché esso non è destinato a generare “più informazione”, ovvero “conoscenza”, ma solo “rumore di fondo”. Ovvero spazzatura.

D’altra parte, però, non si può ridurre troppo le pretese nei confronti di chi ha il dovere di informare. Va bene accettare che i limiti conoscitivi sono inaggirabili, ma non va bene accontentarsi per questo dell’informazione fornita oggi dalla maggior parte dei giornalisti, che specialmente in campo economico lascia tremendamente a desiderare.

Informazione in crisi

Prendiamo appunto la crisi. Sono convinto, anche per esperienza personale, che se si provasse a fermare della gente comune per strada, la strada di una qualunque città italiana, almeno la metà di loro non saprebbe dare una spiegazione chiara e precisa delle origini della più grave crisi economica dal ‘29 ad oggi. E soprattutto credo che assai meno della metà di loro, forse nessuno, saprebbe che le banche che avevano causato la crisi hanno ripreso a comportarsi oggi come si comportavano prima del crack.

Gli aspetti della disinformazione sulle vicende economiche sono diverse. Sovrinformazione: ne abbiamo già detto. Ma anche spettacolarizzazione. E anche, paradossalmente, omissioni o banalizzazioni. Del resto, non si può davvero informare sulla crisi economica, come su nessuno degli elementi critici del sistema capitalistico, se chi informa è culturalmente imbevuto della stessa ideologia che in ultima analisi ha portato al crack: quella del mercato, quella del PIL.

Il PIL è un indicatore vecchio, divenuto quasi inservibile. Misura la quantità, non la qualità. Cresce coi morti ammazzati e con le emissioni di gas serra. Eppure non sono solo gli economisti, gli imprenditori e i politici a farvi continuo riferimento, ma gli stessi giornalisti.

M’è capitato di capire piuttosto bene la crisi economica soprattutto leggendo un giornale sconosciuto ai più, “Altreconomia”. Un mensile che nasce proprio per fornire un’informazione economica diversa, perché chi lo fa rifiuta strenuamente l’ideologia del PIL e della crescita economica.

Uno dei fondatori di quell’esperienza, Francuccio Gesualdi, parlerà proprio al Festival dell’Economia, il 5 giugno alle 14,30. Discuterà con un economista, Andrea Ichino, attorno alla domanda: “È arrivato il tempo di mettere radicalmente in discussione il modello di sviluppo basato sul dogma della crescita e del mercato?”. A questa domanda personalmente non solo rispondo in generale di sì, perché quel dogma ha già portato il pianeta e chi lo abita sull’orlo del baratro. Ma nel particolare dico che la risposta affermativa dovrebbe riguardare in primis i vari templi dell’informazione, perché sull’orlo del baratro - anzi forse oltre - quel dogma ha portato soprattutto il giornalismo.

Il meglio del Festival

“Informazioni, scelte e sviluppo” Trento, 3-6 giugno 2010

Tra gli appuntamenti più interessanti del Festival dell’economia segnaliamo: “L’era di Obama e le sfide di una società multietnica” con il politologo Robert Putnam (3 giugno, ore 16.30, Palazzo della Provincia); “Il futuro dei media e la libertà di stampa”, dialogo tra i giornalisti John Kampfner e Alexander Stille (4 giugno, ore 19, Palazzo Geremia); “Criminalità e sicurezza nell’informazione” con Ilvo Diamanti e Gian Antonio Stella (5 giugno, ore 10.30, Sala Filarmonica); “Dalla crescita al ben vivere: quale altra economia?” confronto tra Francesco Gesualdi e Andrea Ichino (5 giugno, ore 14.30, Palazzo Calepini); “Informazione e potere” con Milena Gabanelli (5 giugno, ore 21, Teatro Sociale), “Crisi della finanza: passato, presente e futuro” con l’economista Nouriel Roubini (6 giugno, ore 15, Teatro Sociale), “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti” con Vittorio Giacopini e Nichi Vendola (6 giugno, ore 15, Facoltà di Economia).