Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Un paese e il suo fiume

San Michele e l’Adige: un rapporto da ricostruire

A San Michele all’Adige è nato un comitato con l’obiettivo di riportare il paese a contatto con il suo fiume, l’Adige. Quindi un comitato “per” e non, come di solito succede, un comitato “contro”. San Michele è, dal punto di vista politico-amministrativo un unico comune ma in realtà - ha sottolineato il comitato - si tratta di due paesi, due comunità divise dal fiume. Unite da un unico ponte sul quale però transita un traffico abbastanza intenso, dato che vi si incrociano due strade statali, quella del Brennero e quella per la Val di Non; un ponte che è più un ostacolo che un mezzo e un simbolo di unione tra le due sponde.

Da qualche tempo, per la verità, la realizzazione di un sottopasso un po’ più agevole e l’apertura della variante stradale Trento-Rocchetta hanno alleggerito la situazione, ma per il comitato non basta. In piena campagna elettorale, esso si è presentato offrendo il proprio sostegno alla futura amministrazione comunale (qualunque essa sia tra le due liste in competizione) se si impegnerà a perseguire l’obiettivo di “sbarrierare” il fiume. A nome del comitato, Paolo Endrici, titolare di una nota azienda vinicola locale, ha ricordato che nei prossimi anni la Provincia attiverà investimenti per svariati miliardi di euro e i futuri amministratori comunali dovranno pretendere che un parte di tale ricchezza venga investita per migliorare la vivibilità di San Michele. Del gruppo fanno parte anche due importanti enti: la Fondazione Mach (Istituto Agrario) e il Museo degli Usi e Costumi delle Genti Trentine (chissà perché non anche il centro Ivalsa-Cnr, conosciuto internazionalmente per le sue case di legno antisismiche); aderiscono la ProLoco e la Sat locale e completano il gruppo promotore due ex amministratori comunali dei quali uno rigorosamente di Grumo e l’altro di San Michele e che hanno rivestito in passato rispettivamente ruoli di maggioranza e di opposizione. Il direttore dell’Istituto Agrario, dott. Dini, ha ricordato il “peso” del suo ente: 800 studenti e circa 700 dipendenti, la futura facoltà universitaria, e l’impatto (positivo e non) che tale massa di persone introduce quotidianamente nel paese; e ha riferito della voglia dell’ente di collaborare più che nel passato con il territorio che lo ospita ormai da più di cento anni. Sul punto, in sala, qualcuno non ha mancato di ricordare la condizione di sudditanza che la piccola amministrazione comunale di San Michele ha nel tempo vissuto nei confronti dell’ingombrante ospite.

Le vecchie foto, che risalgono ai primi anni Trenta, hanno offerto ai numerosi presenti l’idea di com’erano i due borghi in un recente passato e come il comitato vorrebbe, ovviamente in chiave moderna, che il fiume ritornasse ad essere protagonista. Per alcuni, in particolare per i nuovi residenti che a San Michele si sono insediati negli ultimi decenni in seguito alla forte espansione edilizia, l’idea sembra essere piaciuta. Ma non sono mancate le proposte più immediatamente operative, come quella di interventi anche urgenti e concreti per permettere un collegamento ciclopedonale con la ferrovia.

Nella sala civica erano presenti gli attuali amministratori comunali e gli sfidanti; tutti hanno dichiarato il loro appoggio trasversale all’iniziativa, anche se a chi scrive non risultano presentate o discusse recentemente iniziative cosi importanti come quella proposta del comitato. Il quale è stato chiaro e onestamente ha dichiarato di non avere delle soluzioni tecniche da proporre per raggiungere l’obiettivo, ma di voler essere di pungolo e stimolo alla politica ricordando però che in altri luoghi sono state attuate opere complesse come quella che si può immaginare debba essere messa in campo a San Michele per la rinaturalizzazione di questo tratto del fiume.