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Il Trentino e i trentini nella seconda guerra mondiale

Un prezioso volume del Laboratorio di Storia di Rovereto

Gustavo Corni
Rovereto, manifestazione delle operaie della Manifattura Tabacchi a sostegno della guerra

Il gruppo Laboratorio di Storia di Rovereto, assemblaggio di ricercatori “professionali” e non, ma tutti mossi da un grande amore (tutt’altro che acritico) per la propria terra e per la sua storia, ha presentato la sua ultima e più ambiziosa produzione. Si tratta di un’opera in tre volumi, dedicata al Trentino e ai trentini nella Seconda guerra mondiale. Dell’opera è uscito finora il primo volume; gli altri due sono attesi - scaglionati di qualche mese - entro l’autunno prossimo. Ricordo che il Laboratorio di Storia roveretano, del quale mi sembra Diego Leoni possa essere considerato la “mente”, ma che in effetti funziona come una splendida fucina di idee e di pratiche, intercambiabili e strettamente interconnesse l’una con l’altra, ha alle spalle una produzione ormai quasi ventennale, da Rovereto 1940-1945. Frammenti di un’autobiografia della città, pubblicato nel 1993, passando attraverso pubblicazioni imperniate sulla storia della città in varie fasi storiche: la Prima guerra mondiale, il periodo fra le due guerre, ed altre ancora.

Caratteristica saliente di queste opere era finora il loro essere imperniate sulle immagini. Immagini molto spesso (o quasi sempre) inedite, talora splendide, raccolte con paziente ricerca presso istituzioni archivistiche e museali, ma anche presso i privati. Con lo splendido Il popolo scomparso. Il Trentino, i Trentini nella prima guerra mondiale, pubblicato nel 2003, il Laboratorio ha fatto un primo salto di scala, affrontando la storia dell’intera regione.

Ora un salto ancora più ardito. Accanto alle immagini, l’opera qui segnalata è costruita infatti anche su testi: diari e lettere, in primo luogo. Il differente carattere dei documenti utilizzati rende l’opera molto più complessa e molto più ricca di quanto non fossero già i pur splendidi libri di immagini a cui il Laboratorio ci aveva abituato. Piani di lettura differenti si intersecano, o talvolta corrono paralleli. I testi autobiografici consentono infatti di costruire un percorso molto più complesso, che ha l’ambizione di darci un affresco di come un intero popolo reagì di fronte alla guerra, svolgendo differenti ruoli: militari richiamati, ma anche civili rimasti a casa, per non parlare di quelle categorie (come gli antifascisti o i testimoni di Geova) che il regime aveva espulso con la violenza e con l’odiosa discriminazione dal contesto della vita nazionale.

Il libro ci racconta la vita pubblica e quella privata; la prima attraverso un gran numero di splendide immagini che raccontano la vita dei trentini sotto il regime fascista: le parate, le cerimonie, ma anche scuole, asili, gite, le attività sportive. La seconda, attingendo ad un mix fra immagini e testi auobiografici, che rispecchia invece le reazioni, le sensazioni di chi ha combattuto al fronte, dalla Francia nel 1940, al fronte balcanico, a quello nord-africano.

È un racconto articolato, che mostra senza dubbio elementi di consenso e di partecipazione collettiva alle decisioni “irrevocabili” prese dal regime, ma che allo stesso tempo ne svela i caratteri posticci e sgangherati. Altrettanto complesse e ambigue sono le reazioni dei trentini direttamente partecipanti alla guerra: dal sincero patriottismo alla consapevolezza di quanto impreparata fosse quell’avventura. I percorsi privati, individuali, riflessi appunto in questi ego-documenti (lettere, diari, ma anche fotografie spesso scattate in prima persona), si mescolano inestricabilmente con la vita collettiva in patria. In questo primo volume la guerra appare ancora molto lontana dal Trentino; non a caso - credo - le immagini pubblicate nelle ultime pagine ci raccontano scene di modeste feste di Natale o di attività sportive di giovani (maschi e femmine) che nella loro spensieratezza paiono ignari di quanto sta accadendo a migliaia di chilometri di distanza, dove i loro congiunti combattono, muoiono, vengono fatti prigionieri.

Dalla lettura emerge ancora una volta la complessità ed articolazione della società italiana negli anni del regime, anche se misurata sulla scala di una regione periferica. Resta da attendere con ansia i prossimi volumi, e soprattutto il terzo, dedicato al periodo 1943-45, quando la guerra arrivò improvvisamente nelle case dei trentini, con i bombardamenti, ma soprattutto con l’occupazione germanica.