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Dellai-Dal Maso, meno scuola, più cemento

Ha tagliato a destra e manca la “riforma” Dal Maso della scuola: ore, corsi, insegnanti, laboratori. “Bisogna razionalizzare” si diceva, in poche parole bisogna risparmiare. Ma proprio sulla scuola dovete risparmiare? replicarono insegnanti e studenti. “Sulla scuola il nostro impegno di spesa resta invariato” rispose solennemente Dellai. Tanto bastò per convincere il Partito Democratico, come sempre terrorizzato dall’idea di scontrarsi con il presidente; ma non convinse certo il mondo della scuola. Non convinse nemmeno noi: “È facile prevedere che i soldi risparmiati sulle ore di lezione andranno in cemento” scrivemmo.

Marta Dalmaso

Facile profezia, ufficialmente confermata in questi giorni. Apprendiamo che il presidente Dellai e il sindaco di Trento Andreatta si sono accordati per una “rivoluzione dei poli scolastici”. Pat e Comune daranno vita a “nuovi poli scolastici dell’istruzione: il polo dell’arte, il polo dell’informatica, quello della meccanica, quello del turismo...” e altro ancora.

Perché? “Il tutto in una logica di filiera, che veda una relazione stretta tra l’istruzione superiore, l’Università, la ricerca e le realtà produttive”.

Qui si sente già puzza di bruciato: in Trentino, quando si parla di “nuove logiche” (collegare le scuole superiori con le industrie e gli istituti di ricerca... mah) partendo da nuove costruzioni, si sa già dove si va a parare: si frigge l’aria per poter dare soldi al mattone. Quando poi si vede dove il tandem Dellai-Andreatta va nel concreto, ogni dubbio si dissolve: le due aree previste sono all’ex-Italcementi e all’ex-Michelin. Ma, di grazia, quale realtà produttiva collegata con “meccanica, informatica ecc”, quale centro di ricerca c’è a Piedicastello? Quale all’ex-Michelin? In realtà all’ex-Italcementi c’è l’area della Cooperazione, ossia dell’amico (di Dellai) Diego Schelfi, all’ex-Michelin un comparto tutto da “valorizzare”, in una situazione in cui le vendite di abitazioni languono.

Ma anche lo stesso concetto di spostare le scuole dalla loro attuale localizzazione semicentrale (il quadrilatero di via Brigata Acqui) è peregrino; e Andreatta, nelle primarie e nella campagna a sindaco, se ne era promosso fiero oppositore. Ora Dellai non deve aver faticato molto a convincerlo che, invece di studenti e insegnanti, è meglio compiacere padrini, costruttori, immobiliaristi (che è facile prevedere si tufferanno a pesce sulle aree liberate, e peraltro di Dellai è ben noto il principio “l’ente pubblico non deve fare affari immobiliari”, cioè sui terreni pubblici i soldi devono lucrarli gli altri, la nota compagnia di giro).

Ecco quindi che il cerchio si chiude. A scuola meno ore, meno insegnanti, meno assistenti, meno laboratori (in funzione, le costruzioni ci saranno senz’altro); bensì nuovi edifici, smaglianti e costosi, in aree semiperiferiche. E i soldi verranno spostati: sempre contabilizzati nel capitolo istruzione, non serviranno più alla trasmissione della conoscenza, ma all’arricchimento dei soliti noti.