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Il Bezzi internazionale

Un giorno di qualche anno fa, mi ritrovai nel soggiorno di casa mia a parlare con un mormone in missione di proselitismo. Chissà perché l’avevo fatto entrare... In verità parlò quasi solo lui, e non di teologia. Aveva con sé degli album pieni di grafici e fotografie; i primi dimostravano come i mormoni stessero vivendo un periodo eccezionale di diffusione nel mondo, le seconde illustravano alcuni dei magnifici (diceva lui) templi sparsi nei cinque continenti in cui quei fedeli si riunivano. Insomma, il missionario non cercava di persuadermi che la sua fede era più veritiera della mia (che d’altronde non c’era), ma che la sua azienda ultraterrena era in pieno sviluppo e dunque mi conveniva investirci, almeno spiritualmente. Riuscii a liberarmene con qualche difficoltà, insistendo ripetutamente sul mio ferreo agnosticismo, e fui abbastanza compassionevole da non fargli rilevare che la mia supposta religione cattolica aveva anch’essa dei bei numeri e qualche bell’edificio religioso che ben poteva competere coi suoi. In definitiva, una bella americanata; di quelle che oggi inquinano sempre più anche la politica.

Giacomo Bezzi

Perché un conto è il doveroso smantellamento di una gabbia ideologica incurante dei mutamenti, un altro è considerare l’impegno politico personale come un progetto imprenditoriale purchessia. In questo senso, più ancora del sempre citato Berlusconi (che una sua ideologia ce l’ha, e si vede), il più scoperto rappresentante di questa corrente ci pare Giacomo Bezzi.

Di lui, in questa rubrica, abbiamo parlato fino alla nausea e dio sa se non avremmo preferito non tornarci più sopra; ma il Trentino del 7 agosto ci informa che “Bezzi è pronto a tornare a Roma” e che “è tutto pronto: manca una manciata di candidati e poi la lista del Movimento associativo degli italiani all’estero (M.A.I.E.) sarà pronta”.

Più che di programmi, Bezzi rivela al cronista gli obiettivi: “Un ministro, Ricardo Merlo, e 5 o 6 parlamentari, due dei quali trentini: Claudio Zin (già ministro alla sanità in uno stato brasiliano) e Giacomo Bezzi”. Già tutto deciso: gli elettori, ossequienti al Porcellum, eseguano.

Il target - cioè l’elettorato - sul quale punta il M.A.I.E. sono appunto le associazioni degli italiani all’estero, che “sono tantissime e desiderose di essere protagoniste, ma fuori dalle ideologie e dai partiti”.

“Ma la vostra collocazione politica?” - domanda l’ingenuo cronista.

“Né a destra né a sinistra” - replica Bezzi, com’è logico in ogni operazione imprenditoriale: chi mette in piedi un supermercato si guarda bene dall’esprimere pubblicamente le proprie opinioni politiche, potrebbe irritare una parte della possibile clientela. Del resto questo concetto lo troviamo ribadito nel sito del partito, dove si dice che “il M.A.I.E. non é contro nessuno”.

Qualcuno potrebbe metterla in burletta, ma attenzione: Bezzi “è sempre attivo... per tessere le trame del nuovo partito, che ha fondato assieme all’italo-argentino Ricardo Merlo”, e comunque già oggi, - dice il Nostro - “siamo presenti in Parlamento con un deputato e una senatrice e vogliamo fare meglio”. E poi il movimento può vantare una “credibilità e autorevolezza accresciuta in questi giorni anche grazie alla nostra decisione di astenerci sulla questione della fiducia, nonostante ci avessero offerto un posto da sottosegretario”.

Buoni, infine, i rapporti con Casini (il che però non basta a far dire a Bezzi che il suo è un partito di centro, meglio evitare la terminologia politica), e con lo stesso Fini, che “a settembre mi ha invitato ad un convegno”.

La decisione di far votare gli italiani all’estero si è già rivelata per tanti motivi infausta: un riciclaggio di Bezzi a livello nazionale ne sarebbe la conferma definitiva.