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Colpi di spillo

Ci sono le grandi porcherie nazionali che aiutano gli italiani meno pazienti a decidere di disertare sempre più numerosi le urne; ma ci sono anche le quotidiane sgradevoli piccole punture di spillo, certe notiziole locali che spingono nella medesima nefasta direzione.

Luis Durnwalder

Per la rubrica “la casta”, ad esempio, il Trentino del 17 settembre ci spiega che il presidente della giunta di Bolzano Durnwalder detiene tuttora il potere di concedere a chi voglia, e senza dover addurre motivazioni, il permesso di esercitare una caccia senza regole. I prescelti “potranno cacciare il ‘loro’ animale dove preferiscono, anche in zone vietate ai comuni mortali, cioè nelle aree demaniali”. Un regalo concesso quest’anno a 127 soggetti, fra i quali figurano il vicepresidente del nostro Consiglio provinciale Claudio Eccher e Maurizio Zanin, responsabile del Servizio Foreste e Fauna della Provincia. “In Alto Adige - ricorda il cronista - i più lo ritengono un retaggio feudale”, ma i due beneficiati non si scompongono. Zanin se la sbriga con un imbarazzato: “Sono questioni private”, mentre Eccher, più tranquillamente ritiene che “non ci sia niente di male”.

Poi ci sono le manfrine esplicitamente politiche, gli sbisciolamenti (direbbe Diego Abatantuono) di certi personaggi che non si decidono a godersi la pensione e seguitano a pontificare incuranti della dubbia credibilità che si sono meritati con le loro passate imprese. Ecco, sull’Adige del 14 settembre, il pomposo Ivo Tarolli, che scopriamo essere coordinatore regionale del futuro “Partito della Nazione”.

Ce n’era proprio bisogno? In effetti lui si era domandato “se ci fosse ancora spazio e bisogno di una formazione politica...” ma la risposta è stata positiva: “Mi sono convinto che non solo era necessario, ma pure doveroso”. Più che un partito, comunque, il suo sarà un “rassemblement alla francese”. Insomma, “una prospettiva quasi rivoluzionaria”, che secondo i sondaggi - dice lui - potrà raccogliere fra il 18 e il 23% dei suffragi. Il partito ideale per Tarolli, “post democristiano di tradizione popolare e liberale (nell’accezione rosminiana)” - così si definisce.

Infine c’è la storia di Silvano Grisenti, al quale un gruppo di amministratori pubblici e cittadini della val di Fiemme e Fassa ha indirizzato una lettera toccante invocandone il ritorno all’attività politica: “Dimentica - scrivono - quello che è stato, perdona chi ti ha fatto del male e torna ad impegnarti per il bene della tua gente... Comprendiamo la tua amarezza, ed è vero che fosti tu a dimetterti, dando così ulteriore prova di coraggio e rettitudine, ma in realtà sei stato estromesso...”. Un invito che deve averlo commosso ma non stupito: “Ho la fila delle persone che mi chiedono di tornare” - dice infatti. Lo stesso cronista del Trentino, del resto, sembra giustificare la sensatezza di quell’invito, ricordando che “la sentenza di primo grado lo ha assolto da tutti i capi di imputazione, condannandolo solo per due episodi di corruzione impropria”. E che sarà mai!

Ma lui che intenzioni ha? Agli amici più intimi ha confidato di voler tornare a far politica, e del resto “ha contatti a 360 gradi”, ma in ogni caso “non si pone nessun obiettivo politico”. Ma “sul giornale delle Giudicarie lei però ha detto di essere pronto a candidarsi come presidente della Provincia” - gli fa notare l’intervistatore.

Non è proprio così, ribatte Grisenti: “Ho detto: se la coalizione me lo chiedesse, io sarei disponibile... Io mi pongo domande sul futuro, su come si può creare speranza...”.