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Mario Botta, Architetture 1960-2010

Al Mart, il suo ideatore in mostra

A otto anni dall’apertura della nuova sede, il Mart celebra con una mostra il suo ideatore, Mario Botta (Mendrisio, 1943). Il punto critico connaturato alle mostre d’architettura è quello di utilizzare, per scontati motivi, linguaggi altri rispetto a quello dell’opera finita: fotografie, lucidi, disegni, documenti d’archivio e plastici, tant’è che spesso la godibilità di questi eventi è una prerogativa riservata ai soli architetti. Questa mostra (fino al 23 gennaio) si discosta da tale norma per più motivi: innanzitutto essa è ospitata in una delle più riuscite opere di Botta, ovvero, il contenuto è espanso al contenitore. In secondo luogo, per la specificità del percorso professionale di Botta, la mostra dall’architettura si apre anche alle arti scenografiche e al design. Infine, per volontà di Botta, curatore della sua stessa mostra, questa apertura tocca anche le arti visive e letterarie, grazie a una preziosa sezione, posta in apertura, in cui l’architetto introduce, una a una, le fonti culturali che hanno condizionato il suo sguardo sul mondo.

Mario Botta, Cantina Petra di Suvereto.

Alcune di queste opere rimandano - tramite plastici e fotografie - a visioni architettoniche, dall’anticlassicità di Borromini (svizzero come Botta) al modernismo di Frank Lloyd Wright.

In altri casi l’architettura è simboleggiata da elementi altri, come nella volumetria che traspare dal calco di un capitello romanico, o lo straniamento delle periferie urbane al centro di un dipinto di Sironi del 1943, o la complessità ripetuta ad libitum delle nature morte di Giorgio Morandi. Molti altri i nomi di rilievo documentati talvolta con opere di una certa importanza: da Niki de Saint-Phalle a Jean Tinguely, da Costantin Permeke a Paul Klee, fino ad Alexander Calder, Alberto Giacometti e Pablo Picasso, quest’ultimo in mostra con la nota acquaforte del 1904 “Le repas frugal”. E poi le numerose fotografie, sia quelle d’autore - da Robert Frank a Robert Doisneau - che quelle ritraenti scrittori, musicisti, attori di teatro e architetti che hanno segnato l’immaginario di Botta.

Superata questa piacevole mostra a carattere introduttivo, le rimanenti undici sezioni sono interamente dedicate all’attività professionale di Botta, dalle abitazioni ai luoghi di lavoro, dalle biblioteche ai teatri, dai musei alle chiese, fino alle scenografie e al design. Un fil rouge all’insegna della progettualità che prende via negli anni giovanili, quando Botta si cimentò nell’interpretazione della tradizione del Movimento Moderno, realizzando alcune case unifamiliari che risentono in gran parte della lezione appresa dal maestro Carlo Scarpa. Queste prime architetture, per quanto ancora lontane da quel senso di bellezza corale che caratterizzerà le opere successive, già evidenziano la carica utopica che sarà una delle costanti delle architetture di Botta, oltre all’attenta modulazione della luce.

Tali elementi ritornano, maestosi, nelle architetture dedicate agli ambienti lavorativi, edifici capaci di inserirsi nei contesti urbani come elementi estremamente caratterizzanti. Tra questi spiccano gli uffici della Tata Group a Nuova Delhi - complesso definito da un lungo corpo di fabbrica porticato, sede degli uffici dei programmatori, e da un volume cilindrico, centro amministrativo dell’azienda - e la Torre Yobo di Seul, che presenta due alte torri in muratura di cotto, unite da un passaggio vetrato.

Tra i 60 progetti che si susseguono nel percorso incontriamo scuole, centri sportivi, torri panoramiche, musei (dal Mart al Moma, dal Centro Durrenmatt di Neuchâtel al Museo Leeum di Seul), biblioteche, teatri, chiese, sinagoghe, piazze e molto altro, il tutto contraddistinto da un’accesa visionarietà del progetto e, in molti casi, dal dialogo con il paesaggio circostante. Esemplare è a tal proposito la Cantina Petra di Suvereto, nel cuore della Maremma Toscana, una sorta di “grande fiore” in pietra rossa di Prun, formato da un cilindro parallelo alla retrostante collina, anzi, inglobato nella stessa collina.

Il dipanarsi delle sale espositive riserva, in chiusura, due gradite sorprese. La prima è la documentazione - comprensiva di alcuni video - delle scenografie di Mario Botta eseguite per il teatro e la danza, un’esperienza avviata nel 1992 per il balletto Schiaccianoci dell’Opernhaus di Zurigo. La seconda è costituita da quell’architettura in piccolo, e moltiplicata, che è il design. Botta fin dal 1982 si è infatti cimentato nella realizzazione di alcuni degli oggetti più classici del design domestico: sedie, poltrone, tavoli, lampade, caraffe, vasi, orologi da polso e da parete, penne stilografiche... fino a un utensile, sempre a firma Botta, abbordabile alle tasche di tutti: una bottiglia d’acqua minerale Valser.

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