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A Vienna primavera rosso-verde

Nessuno o quasi ci avrebbe creduto. E invece...

Che i socialdemocratici a Vienna avrebbero perso la maggioranza assoluta (con la quale avevano governato la città quasi da sempre), tutti i sondaggi lo avevano previsto. Che poi l’inevitabile “grande coalizione” fra socialdemocratici e popolari ci sarebbe stata, tutti ci avrebbero scommesso il loro ultimo soldo. Il sindaco Michael Häupl, si sapeva, da sempre ha preferito questa alleanza ad ogni tipo di avventura insolita (aveva perfino sentenziato che “in famiglia non ci si sposa”; evidentemente, per lui, i verdi erano i cugini minori, magari un po’ maleducati...).

Il sindaco di Vienna Michael Häupl

Invece no. L’emorragia elettorale dei due partiti storici del governo nazionale c’è stata davvero: socialdemocratici e popolari hanno perso quasi il 5% ciascuno (44,3% e 49 seggi su 100 per il partito del sindaco, un misero 14% per i popolari), mentre la destra estrema ha guadagnato quasi l’11%, arrivando a quota 25,7, cioè ai livelli dei tempi d’oro di Jörg Haider. I verdi hanno tenuto bene, con il 12,64% (meno 1,9 rispetto allo storico record del 2005; 11 seggi).

Già dopo i primi incontri preliminari, il sindaco Häupl annunciò che i negoziati per formare la giunta li avrebbe condotti esclusivamente coi verdi. Perché mai? “Prima di accapigliarmi con i popolari sul che fare nelle politiche per l’educazione, voglio litigare coi verdi sul traffico” - ha detto per non lasciare alcun dubbio sulle sue scelte. Così, dopo intense trattative, il governo rosso-verde si è insediato la settimana scorsa, con la verde Maria Vassilakou come vice-sindaca e assessora all’urbanistica, all’energia, al traffico. “Una greca come vice-sindaca”, si lamentava a titoli cubitali la Kronenzeitung, il tabloid più diffuso (e più xenofobo) dell’Austria. Evidentemente un po’ come i cosacchi che abbeverano i cavalli nelle fontane del Vaticano... Anche se la Vassilakou, 41 anni, vive a Vienna da venti e ha la doppia cittadinanza austriaca e greca.

Maria Vassilakou

Il comune programma di governo prevede, fra l’altro, la riduzione di un terzo del traffico automobilistico, con una fetta del mercato del 40% riservata al trasporto pubblico (ora già al 35) e del 10% alle biciclette; poi la lotta alla povertà (con un forte aumento degli assegni familiari per i bambini), ed un “contratto della convivenza” per favorire l’integrazione degli stranieri, fissando sia diritti che doveri. Un programma di tutto rispetto, passato praticamente all’unanimità nel congresso regionale dei verdi, e al 100% nella direzione socialdemocratica; ma il solo fatto che questo programma esiste pare sia più importante degli attuali contenuti.

“Vienna potrebbe provare che un’alternativa all’apparentemente inevitabile grande coalizione c’è”, ha sentenziato lo Standard, il quale, prima delle elezioni, aveva appunto sostenuto questa inevitabilità (i verdi essendo, agli occhi dei giornalisti, o “noiosi e senza visione” o “caotici”). Già: nothing succeeds like success. Ora “caotici” sono i popolari, che hanno rieletto la loro leader regionale con un magrissimo 61%, mentre i verdi sono i salvatori della patria, avendo cacciato lo spettro di un’altra coalizione stagnante, come quella nazionale Faymann-Pröll.

Se. Se i verdi viennesi passeranno l’esame di governare davvero. Se i rossi viennesi riusciranno a liberarsi di vecchi vizi acquisiti in decenni di maggioranza assoluta...

Häupl, quasi al capolinea di una lunga carriera, ha scelto di scommettere su una nuova sinistra moderna. Come il sindaco Nagl, a Graz, ha scelto, fra le molte potenziali identità popolari, di diventare un social-cristiano urbano e liberale, formando un governo cittadino bianco-verde nella seconda città dell’Austria.

Costruire il bene comune per il futuro, invece di amministrare la miseria esistente: questo pare sia il ruolo dei verdi negli anni venturi. ?

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Chi capisce il tedesco può trovare le 77 pagine del programma rosso-verde sul sito http://wien.gruene.at/uploads/regierungsuebereinkommen_gruenrot.pdf