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«Truffa, quindi, vi fu...»

Con queste parole la magistratura ha bollato l’alterazione di un documento da parte di Margherita Cogo (Pd) per non pagare soldi dovuti al proprio partito. Ma la casta se ne frega e ora la propone alla Presidenza del Consiglio Provinciale.

M. Cogo

Autrice di una truffa. Queste le pesanti conclusioni alle quali, nel marzo del 2009, giunse la Procura della Repubblica di Trento, avallate poi con sentenza definitiva del giudice Carlo Ancona nel luglio dello stesso anno, nei confronti della consigliera provinciale Margherita Cogo. Che avrebbe dovuto versare al partito (i Democratici di Sinistra) una quota del proprio stipendio da consigliera, ma che aveva pensato bene di presentare un documento alterato, in cui, invece di 28.040 euro di indennità, figuravano 8.040 euro, con la malandrina cancellazione del 2, cosicché l’amministratore dei Ds calcolò la cifra dovuta dalla consigliera in base a “quella falsa cifra dell’indennità”.

Brava Margherita Cogo, oggi consigliera provinciale ed assessore regionale, ieri anche presidente della Regione ed assessore provinciale alla cultura! E bravo il suo partito, da Ds divenuto Pd, che quando la cosa è venuta fuori, ha preferito far finta di niente, e si è ben guardato - ohibò - dal denunciare la sbianchettatrice, la quale, spiega il giudice Ancona, “con artifici e raggiri si procurava un ingiusto profitto con pari danno dell’associazione partitica all’epoca Ds del Trentino”. E così la mancata querela della parte lesa permetteva alla Cogo di farla franca in Tribunale, in quanto - spiegano ancora i magistrati - si tratta di “truffa non perseguibile d’ufficio ed i Ds non hanno sporto querela”. Bravi questi diessini, giustamente duri, durissimi con Berlusconi (a parte qualche inciucio di tanto in tanto), ma teneri, tenerissimi, comprensivi tra di loro.

Così comprensivi al punto che nel 2008 - quando la storia dello sbianchettamento era nota al loro interno ma non di dominio pubblico non essendoci ancora stata la pronuncia della magistratura - la Cogo la ricandidavano alle elezioni provinciali, per poi affidarle un assessorato regionale. E quando poi la Procura stabiliva pubblicamente, senza ombra di dubbio, i fatti e la loro gravità (“truffa” “cifra falsa” “alterazione di documento”) che faceva il partito? Come si poteva fidare, come poteva promuovere, un amministratore responsabile, e per vile denaro, di tali comportamenti? Il Pd, subentrato ai Ds, faceva ancora il pesce in barile: “È una cosa che riguarda i Ds, non noi” (ridicolo, sono in gran parte le stesse persone! E poi, che vuol dire? Se Tizio stupra una bambina, lo metti a dirigere la Casa della Giovane perché tanto, la bambina, mica è tua figlia?). Insomma, pratica insabbiata, solidarietà di casta innanzitutto. “Tanto, è chiaro, la Cogo è uno zombie, un morto che cammina, dopo questa storia è finita”- mi confidava un consigliere del Pd.

Zombie un bel niente. Di questi giorni è la notizia: a succedere a Giovanni Kessler alla Presidenza del Consiglio Provinciale, una delle più autorevoli candidature è proprio quella di Margherita Cogo.

Per questo riportiamo alla luce quella storia. Perché a Palazzo sembrano essersene tutti dimenticati. Tutti in preda a smemoratezza congenita. Ma con che faccia tosta? Che senso ha parlare di questione morale, di eticità della politica, quando si intendono allegramente promuovere ai massimi livelli istituzionali personaggi pescati in flagrante con le mani nella marmellata? Non basta la truffa, l’alterazione di documenti, per squalificare un presunto “rappresentante delle istituzioni”? Abbiamo provato a parlarne a Palazzo, chiedendo valutazioni a vari consiglieri, che saranno prossimamente chiamati a eleggere il loro Presidente.

Smemorati, dicevamo. A tutti abbiamo dovuto ricordare la vicenda, la sua gravità, l’inequivocabile pronunciamento della magistratura. “Ah, stanno così le cose...” e questo già indica l’attenzione che la casta dedica alla propria dirittura.

Rodolfo Borga (PdL) svicola: “È una questione che riguarda una persona, non voglio esprimere pareri in pubblico”

Ma su questa persona dovrete votare, appunto, per una carica pubblica!

“Ripeto, non è mia costume giudicare le persone”.

Anche Sara Ferrari (Pd) scappa via: “No comment”.

Come no comment, è una decisione che dovete prendere voi!

“Riguarda gli altri consiglieri del Pd, è fra loro che verrà eletto il nuovo presidente”

A maggior ragione, lei può parlare libera da ogni sospetto di interesse personale.

“Ho detto no comment”.

Giuseppe Filippin della Lega pone invece un’altra condizione: “A me interessa che il prossimo presidente sia effettivamente al di sopra delle parti nella gestione dell’aula. Come invece non è sempre stato Kessler. Il resto mi lascia abbastanza indifferente”.

Come, indifferente a una tentata truffa?

“Mi sembra che ci fosse spazio a incertezze nella valutazione dell’operato della Cogo”.

No. La magistratura non ha avuto incertezza alcuna, truffa vi fu.

“Se è proprio così, la nomina sarebbe inopportuna. Però il nodo rimane una presidenza super partes”.

Marco Sembenotti (lista civica di centrodestra, per Divina presidente): “Mi ero dimenticato di questa vicenda. La Cogo ha requisiti positivi, l’esperienza, l’essere donna, certo c’è poi questa macchia, per cui è difficile dire che è il candidato ideale”.

Bruno Dorigatti (Pd) ricorda che “a suo tempo, per questa vicenda, chiesi le dimissioni della Cogo. E lì rimango. Ora sarà il gruppo consiliare a decidere il nostro candidato presidente; siamo tutti eleggibili e io non mi metto a condannare nessuno”.

Anche Bruno Firmani (Idv) è tra quelli che il fatto non lo ricordano. Glielo ricordiamo noi. “Se le cose stanno così, sarebbe opportuno che nemmeno si candidasse”.

Il passo indietro? La Cogo non lo farà. E Bruno Firmani, come voterà?

“Vedremo. Dirò che, di fronte a questi fatti, non è candidabile”.

Da ultimo abbiamo sentito il segretario del Pd, Michele Nicoletti: “Il nostro gruppo consiliare tratterà l’argomento in una riunione ai primi di gennaio. Per rispetto dei loro ruoli istituzionali voglio sentire i loro ragionamenti. Poi qualche considerazione la faremo assieme”.

Questa è la casta dei nostri politici. Tutte brave persone nella società. Ma quando sono elette vanno a far parte di un loro giro, con i loro interessi, i loro privilegi, le loro regole interne. Che non sono esattamente le stesse che conclamano in pubblico.