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Gustav Metzger

L’arte come impegno sociale

Gustav Metzger: “Eichmann and the Angel”

Gustav Metzger, oggi ottantatreenne, è stato un precursore di poetiche legate all’impegno civile che si sono dispiegate nell’arte degli anni ‘60 e ‘70 e poi ancora ai nostri giorni. Nonostante ciò, era (e per certi aspetti rimane ancora) difficile ricostruire le sue opere e i suoi movimenti, per la natura stessa delle sue scelte, nell’arte e nella vita. A questa difficoltà ha posto in parte rimedio la retrospettiva su cinquant’anni del suo lavoro realizzata nel 2009 dalla Serpentine Gallery di Londra, ora approdata alla Galleria Civica di Trento, che si propone come la prima in Italia presso un’istituzione pubblica (fino al 16 gennaio).

L’esposizione mescola il presente e il passato, anche perché Metzger in vari casi riprende e sviluppa temi e progetti che lo hanno impegnato da quando aveva trent’anni, come a dire che considera il messaggio che vi era contenuto di piena attualità. Per capire quali furono gli esordi occorre arrivare ad un film in cui viene documentata, nel 1963, la provocatoria azione dell’autore, che mette in pratica quanto da lui stesso teorizzato nel manifesto dell’arte “auto-distruttiva” di quattro anni prima. Vi si vede Metzger munito di maschera antigas spruzzare acido su una tela di nylon che rapidamente si sfalda e cade in brandelli. Non esattamente un Fontana, qualcosa di molto più anarchico. Se si tiene conto di queste premesse, non appare strano che qualche anno più avanti, intorno al 1977, egli arrivi a proporre a se stesso e agli altri artisti nientemeno che di interrompere la produzione di opere d’arte, come estremo gesto polemico nei confronti del mercato dell’arte e delle sue regole. Semmai, tutto questo sviluppa in noi una certa curiosità sulle ragioni, i tempi e i modi in cui Metzger, non più giovane, decide che è tornato il momento di usare gli strumenti dell’arte per portare avanti il suo discorso.

Gustav Metzger: “Kill the Car”.

Per capire questo discorso è necessario ricordare ciò che ha segnato in modo indelebile la sua personalità, quando era ancora ragazzo. Nato a Norimberga nel 1927 da genitori ebrei che qualche anno dopo moriranno nei campi di concentramento, nell’imminenza della guerra fu messo in salvo e trasferito con il fratello in Inghilterra. È nel fuoco di questa esperienza che si sviluppano in lui una sensibilità e un senso di responsabilità particolari per gli effetti distruttivi dell’azione umana, che egli vede anche nel modello di società che si impone all’indomani del conflitto mondiale, preservandolo dal restare abbagliato dall’epoca del boom economico. Egli è, con Bertrand Russell e altri, fondatore del movimento per il disarmo nucleare: in lui non si può e non si deve disgiungere il militante sociale dall’artista. Il suo atteggiamento fa anche inevitabilmente pensare all’impegno che vediamo nelle azioni di Beuys, ma senza la centralità sciamanica della persona dell’artista, con un messaggio molto più diretto e, almeno in apparenza, semplice.

La catasta di giornali grande come una stanza dice quanta importanza Metzger attribuisca alla raccolta di informazioni, insieme alla difficoltà di farne buon uso. Gli alberi sradicati e piantati a testa in giù nel cemento riprendono in scala ridotta un’opera non pensata in origine per gli spazi di un museo, e non abbisognano di commenti. Lo stesso vale per l’automobile distrutta, simbolo di una linea di polemica ambientalista che ha visto Metzger autore di installazioni esterne alquanto più scioccanti. Le fotografie ingigantite, tratte non a caso dai giornali, sulle vittime di guerre anche recenti, sono in parte coperte: il gesto che ci è richiesto per scoprirle allude al difficile ma necessario lavoro di recupero della memoria.

Quasi tutte queste opere e installazioni non sono fatte per piacere: non esiste qui, come spesso è accaduto e accade, la ricerca di seduzione o di effetti speciali, non satira o ironia. Anche le proiezioni multiple di cristalli liquidi dai colori cangianti rispondono ad altri intenti. Il suo modo di usare l’informazione, la memoria storica, l’applicazione tecnologica, dice che la polemica e il pacifismo di Metzger non stanno proponendo la nostalgia di una società premoderna, ma l’esercizio del pensiero critico e l’impegno personale.

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