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Hilliard Ensemble e Quartetto Arditti

Musica sacra(le) e sacri mostri

Sacro, nel genere, il programma. E “sacri mostri”, ognuno nel suo specifico campo, i suoi esecutori.

L’Hilliard Ensamble è uno tra i maggiori complessi vocali a livello mondiale specializzato nel repertorio medievale e rinascimentale, ma altrettanto attento all’esecuzione della musica contemporanea e al rapporto con i compositori delle ultime generazioni, cui spesso commissiona nuova musica. Il Quartetto Arditti deve la sua fama all’attenzione da sempre dedicata, fin dalla sua fondazione nel 1974, alla musica del XX secolo e ai suoi autori, con cui ha mantenuto sempre prolifici rapporti di commissione e di studio, contribuendo alla nascita delle pietre miliari del repertorio degli ultimi decenni per quartetto d’archi. Averli insieme sul palco è stata sicuramente occasione imperdibile; plauso, ancora una volta, al cartellone della Filarmonica di Trento.

Il tema del sacro è, nel repertorio proposto, indissolubilmente legato a quello della morte: due brani rinascimentali della liturgia dei defunti di T. L. de Victoria e Pierluigi da Palestrina costituiscono la prima parte del concerto, che vede solista l’Hilliard Ensamble. Incanta la purezza e l’eleganza delle voci, il colore morbido del suono, la perfetta cura nelle dinamiche: solo, a volte è parso mancare l’impeccabile equilibrio delle voci, complice probabilmente anche l’acustica della sala, che lascia le voci molto scoperte e “sole”, in maniera ancor più evidente con questo tipo di repertorio.

“Et Lux”, composta da Wolfgang Rihm nel 2009, mescola, profanandoli, frammenti di diversi brani del Requiem: ne nasce un testo a tratti ciclico, quasi una nuova preghiera mistica ed estatica, fatta di ripetizioni ossessive ed estranianati; la dimensione strumentale che la accompagna non è più quella di una grandiosa compagine orchestrale, ma il suono asciutto e vibrante di un quartetto d’archi, che assieme alle voci costruisce un’ architettura impegnativa e complessa, forse dal difficile ascolto, anche se l’attenzione non riesce mai a calare. Il quartetto Arditti è tutto da ascoltare e da guardare: ogni suono e ogni gesto esprimono la tensione di una partitura dove si alternano momenti intensi e incalzanti a tempi quasi immobili e visionari. Ascoltiamo e guardiamo con il fiato sospeso fino alla fine: ogni dettaglio sonoro è evidente e chiaro, nulla di impreciso o lasciato allo scorrere del discorso musicale e alla fine usciamo ancora carichi di vivida attenzione e quasi emozionati.

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