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Studio Andromeda: una striscia lunga dieci anni

Viaggio tra satira ed impegno dei ragazzi del “Laboratorio umoristico”

Al secondo piano del civico 17 di via Malpaga, esiste un posto magico, a metà strada tra un atelier, uno spazio espositivo e un laboratorio artistico. Un luogo dove si respira un clima frizzante, vivace, un ambiente familiare ed accogliente in cui si incontrano e si intrecciano storie di vita di personaggi diversi accomunati da un’unica, grande passione: il disegno.

È lo “Studio d’arte Andromeda”, fondato alla fine degli anno ‘70 da Giuliano Bonmassar, Pierluigi Negriolli e Maria Salvati, un’associazione artistico-culturale il cui obiettivo primario è proprio quello di ricercare e divulgare forme espressive quali l’illustrazione, la satira, l’umorismo, il fumetto, la grafica, la pittura, la fotografia e la scultura, anche tra i giovani.

A tale scopo lo Studio, in collaborazione con le Politiche Giovanili e promosso dal Comune di Trento, ha dato avvio ad un “Laboratorio umoristico” rivolto espressamente a studenti e ragazzi, che proprio nel mese di febbraio ha festeggiato il suo primo decennale. Il corso, che si tiene ogni lunedì e mercoledì pomeriggio, è libero e gratuito e, mi spiegano i collaboratori, è frequentato in media da una quindicina di persone, soprattuto ragazzi delle superiori, ma non mancano anche i più piccoli. Alcuni di loro sono irriducibili, altri vengono in modo saltuario, a seconda degli impegni e del tempo che decidono di dedicarci.

“Il laboratorio - mi spiega Toti Buratti, la direttrice artistica - nasce proprio dall’idea di dare la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi al mondo dell’illustrazione e del disegno umoristico e vignettistico. Il nostro è stato il primo corso di questo genere in Trentino ed è diventato un punto di riferimento per tanti giovani”. Effettivamente, sfogliando l’album del corso, si capisce quante ragazze e ragazzi sono approdati al porto di Andromeda, dove hanno imparato a disegnare, hanno affinato la tecnica e sono cresciuti sotto l’occhio attento ed esperto di Toti. Alcuni di questi si sono fermati, come Gianmarco, che dal lontano 2006 bazzica il laboratorio e ne ha viste di cose e di fatti; altri hanno preso direzioni diverse, ma il legame è rimasto e appena possono tornano a salutare.

“Molti ragazzi ormai cresciuti, che magari adesso studiano in altre città o che non frequentano più assiduamente, appena possono o ritornano a Trento non vedono l’ora di venire a trovarci. Il legame resta ed è bello vederli tornare”. A parlare, questa volta, è Giulia Pedrotti, una ex tirocinanente che ha deciso di continuare a collaborare con il laboratorio. “Sono arrivata ad Andromeda per via del tirocinio universitario di Scienza dei beni culturali. Quando ero più piccola disegnavo, ma poi ho abbandonato carta e matita. Stando qui, invece, mi è ritornata voglia, sono rifiorite le idee, così ho deciso di rimanere”, mi spiega sorridendo.

Assunta Toti Buratti, meglio conoscuta come Toti, oltre che direttrice artistica è soprattuttto l’anima e la colonna portante del laboratorio. Quando mercoledì pomeriggio entro nello studio, la trovo seduta al tavolo con un gruppetto di ragazzi, intenta a dare consigli sulle tecniche e su come proseguire il lavoro. Abbiamo appena il tempo di presentarci che viene subito chiamata nella stanza accanto da altri ragazzi che hanno bisogno di un suggerimento. E lei è sempre pronta a seguire il lavoro di tutti i “suoi ragazzi”, stando attenta agli sviluppi e ai miglioramenti dei lavori, aggiustando i difetti, dando suggerimenti, ma anche redarguendoli prontamente, perché qui, seppure in un clima disteso e giocoso, le cose si fanno seriamente. Insomma, sembra quasi la mamma della situazione e i ragazzi non hanno vergogna di dimostrarle quanto le vogliono bene e la stimano, ognuno a modo proprio.

“L’idea - prosegue a spiegarmi Toti - è quella di dare uno spazio ai giovani per esprimere la loro passione, il loro talento e, soprattutto, di farli incontrare e di permettere loro di scambiarsi idee ed opinioni...insomma - dice guardandosi attorno - questi sono quindici ragazzi e ragazze che, invece di stare in giro a bighellonare, sono qui a fare qualcosa di bello per loro”.

Tuttavia, non vengono tralasciati lati per così dire più concreti. “Noi affrontiamo il lavoro come se fossimo in una vera tipografia o casa editrice, siamo per così dire professionisti, in modo che i ragazzi acquisiscano delle competenze e dei metodi professionali da poter spendere sul mercato del lavoro”.

E qualcuno ce l’ha fatta, è riuscito a trovare lavoro nell’editoria, come due ex andromedini che adesso lavorono come illustratori per la casa editrice Ericson. Altri, invece, hanno trovato la propria strada e hanno continuato a studiare a livello accademico. “Tra i nostri ragazzi ce ne sono molti che adesso si stanno laureando, - mi dice Toti con una punta di orgoglio - ad esempio Andrea Oberosler, che sta per finire l’università di animazione, per diventare disegnatore di cartoni animati”. Infine ci sono quelli che proseguono per hobby, ma con una tecnica e uno humour spettacolari. È il caso di Eriadan, un giovane professore di chimica, che settimanalmente pubblica sul suo blog vignette umoristiche e satiriche sulle sue vicissitudini quotidiane. Non sarà un professionista, ma guardando le sue opere non si può fare a meno di rimanere impressionati dal buon livello artistico.

Ma come fate a diffondere i lavori e la vostra attività?

“In molti modi - dice Toti portandomi altri due raccoglitori pieni zeppi delle attività svolte anno per anno - Abbiamo delle attività per così dire fisse, come la partecipazione al Festival dell’Economia, del quale curiamo il momento satirico. In questa occasione i ragazzi gestiscono tutta la parte informatica, perché siamo in collegamento on-line diretto con svariate associazioni di disegno sparse nel mondo. Poi ci chiamano per partecipare a feste ed eventi dove facciamo dimostrazioni di disegno, come al Social Play Day di Villa S. Ignazio o la ventiquattr’ore di fumetto a Bologna. Poi abbiamo organizzato incontri e workshop con fumettisti famosi, durante i quali i ragazzi hanno avuto la possibilità di lavorare e disegnare al loro fianco. Ti faccio solo qualche esempio: Giancarlo Alessandrini, il padre di Martin Mystère, o Enzo Lunari. Infine lo Studio organizza una rassegna umoristica biennale di satira conosciuta a livello mondiale. Quest’anno siamo arrivati alla ventesima edizione e l’abbiamo intitolata ‘Terra d’Italia’ ricollegandoci al 150° dell’unità”.

Continuo a sfogliare i raccoglitori ed è un susseguirsi di eventi e lavori: l’agenda 2008/2009 commissionata dall’Azienda Sanitaria, un lavoro grosso e interessantissimo per il quale i ragazzi hanno disegnato un sacco di vignette, la partecipazione alla festa “Il fiume che non c’è” del quartiere di S. Martino, i viaggi al Lucca Comix, la più grande fiera del fumetto in Italia...e non mancano le segnalazioni di concorsi vinti, come è successo a Sara e Letizia, che hanno raggiunto il primo premio del concorso COSBI indetto dal Centro di Ricerca Microsoft di Povo, rivolto a giovani artisti italiani per promuovere il centro di ricerca.

“Sicuramente gli stimoli non vi mancano” - commento ad alta voce rivolta ai ragazzi che intanto hanno continuato a disegnare la loro storia di alberi, l’attuale lavoro a cui si stanno dedicando. Tutti annuiscono. “E ci divertiamo anche un sacco” precisa ridendo uno di loro. Visto che ormai si sono distratti chiedo loro di raccontarmi qualcosa del laboratorio.

“Io sono quattro anni che vengo - inizia Matteo, il ‘veterano’- perché è interessante, posso disegnare e migliorare la mia tecnica e intanto conoscere altri ragzzi e ragazze con la mia stessa passione. Per me è un hobby, non credo che diventerà mai il mio lavoro, ma intanto ho voglia di coltivare questo interesse”. “Invece io sono un novizio - prosegue un altro Matteo - è da pochi mesi che ho scoperto questo arcano posto mistico. Io faccio l’artistico, ma da quando sono arrivato qui ho migliorato tantissimo il mio stile. Prima avevo una tecnica, come dire, primordiale” e mi fa vedere due schizzi: “Vedi come è migliore questo che ho fatto più di recente? Il tratto è più sicuro, le proporzioni sono migliori e il chiaro-scuro è più appropriato. Per adesso non so se farò il fumettista o l’illustratore, sto sperimentando varie tecniche per capire qual è il mio stile”. Jacopo, invece, ha le idee ben precise: “È da quando sono piccolo che sogno di fare il fumettista. Venivo a fare il corso quando avevo circa otto anni, poi ho smesso e ho ripreso anch’io da poco, assieme a lui” indicando Matteo ‘il novizio’. “Per me il laboratorio è stata una palestra artistica. - dice Gianmarco - Il mio sogno è quello di aprire una specie di atelier quest’estate per poter esporre i miei disegni”.

Penso che questi ragazzi siano spettacolari, con una verve interessante e idee frizzanti e genuine. E chiedo loro cosa vuol dire per loro disegnare. “È un modo per esprimere ciò che pensi, le tue idee, sensazioni ed emozioni in modo diverso. Senza dover parlare o scrivere” rispondono all’unisono. E cosa sono le cose migliori del laboratorio? “Il fatto di poter imparare o migliorare il proprio stile guardando quello degli altri. Avere nuove idee, scambiarsi consigli” afferma il ‘veterano’, mentre il ‘novizio’ sottolinea il fatto di potersi aiutare a vicenda e di stare in un ambiente familiare, molto diverso da quello scolastico, dove i ‘grandi’ sono sempre pronti a darti consigli e suggerimenti.

Piano piano i ragzzi cominciano ad andarsene, si salutano amichevolmente e si danno appuntamento a lunedì. In effetti sono passate due ore in piacevoli chiacchierate e racconti. Mentre mi preparo per andarmene, lancio un’ultima occhiata alle pareti delle stanze, piene di schizzi, bozzetti, vignette finite, poster modificati per prendersi in giro. Esco dall’Andromeda con la piacevole sensazione di avere scoperto ed approfondito la conoscenza di un posto molto interessante e stimolante. Quasi quasi non vedo l’ora di tornarci.

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