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Parchi in rete

Il rilancio di Natura 2000 in Trentino

Quando vuole la politica sa correre veloce. Il 28 novembre si riuniva la Commissione dei 12 che deliberava lo smembramento in tre realtà del Parco nazionale dello Stelvio. Il 22 dicembre, il governo, appena salvato dall’assenza al voto dei deputati della SVP, recepiva l’indicazione e con un decreto legge confermava la fine di un parco di valenza europea. In Trentino invece per convocare una commissione leggera - la cabina di regia delle aree protette - si sono dovuti attendere 11 mesi. Una latitanza politica offensiva sia verso i componenti della cabina che verso il Consiglio provinciale che aveva legiferato per offrire alla società civile uno strumento di informazione e condivisione su scelte strategiche nella gestione del territorio.

Forse tanta attesa oggi viene recuperata. Nella riunione della cabina di regia di febbraio, alla presenza dell’assessore all’Ambiente Alberto Pacher, si è delineato un progetto di lavoro che recepisce quindici anni di proposte dell’associazionismo ambientalista delle Dolomiti.

Se si riuscirà ad attuare quanto discusso, il Trentino ritornerà ad essere esempio nazionale nella politica di gestione dell’ambiente naturale. Il 30% del territorio è parco naturale, riserva naturale, o inserito nei siti della rete Natura 2000. Un insieme incredibile di 184.000 ettari suddiviso in 293 aree che partono dalle vette e arrivano fino ai fondovalle, agli ambiti fluviali. Attorno a questa ricchezza c’è un vuoto gestionale maturato in un pesante decennio: queste aree non dialogano fra loro, non fanno riferimento (se si escludono i parchi e le riserve speciali) a piani di gestione coordinati. Ma - peggio ancora - il cittadino trentino non conosce questa fantastica realtà.

Si tratta di potenzialità inespresse che ci privano di opportunità di lavoro, conoscenza, percezione di eccellenza ambientale.

La cabina di regia, accompagnata dai servizi provinciali e dall’assessorato, si è avviata su un percorso gravoso: quello di offrire al legislatore le linee guida per la gestione dei territori, per metterli in rete fra loro, capaci quindi di definire reali corridoi faunistici e della biodiversità, per trovare il modo di informare e coinvolgere tutte le forze sociali in un progetto di lungo periodo capace di garantire non solo la conservazione dei beni naturali, ma di migliorarli e riqualificarli.

Partiamo con un volo sul nostro territorio, dalla Marmolada, vetta inserita in Dolomiti patrimonio UNESCO, arriviamo al cuore del parco di Paneveggio (che confina in Veneto con un altro parco strategico, quello delle Dolomiti bellunesi), e poi seguiamo il crinale della catena del Lagorai, il Monte Corno altoatesino, con accanto il parco fluviale dell’Avisio per passare in quello dell’Adamello Brenta, fino allo Stelvio. Dal Bondone, parco comunale, riprendiamo una variante verso sud, incrociando il biotopo dell’Avisio, il parco del Baldo e quello dei Lessini e il Pasubio, quello del Garda, il parco agricolo delle Sarche con relativo parco fluviale, la montagna di Tremalzo,. Solo la lettura di questi ambiti ci offre non solo il profilo quantitativo delle aree protette, ma anche la loro diversità, la qualità, la ricchezza che abbiamo il dovere di gestire. Preso atto della vastità delle aree protette, si deve sapere che in provincia stanno per prendere forma 18 progetti diversi di tutela naturale, molti dei quali partiti dal basso, dai cittadini o dalle istituzioni locali.

Anche nella oscenità di quanto accaduto con lo smembramento istituzionale del parco dello Stelvio, si è provato ad avviare un percorso che potrebbe recuperare l’assenza della politica verso questo grande territorio. Dalla cabina di regia sono emersi alcuni obiettivi condivisi da tutte le parti sociali che dovranno fare parte degli impegni politici dei tre ambiti territoriali:

  • garantire allo Stelvio una direzione scientifica unitaria e autorevole;
  • mantenere come base di lavoro il piano del Parco depositato al Ministero;
  • costituire un tavolo tecnico di confronto allargato alla società civile (che il decreto ministeriale ha invece spazzato via);
  • guardare oltre confine con la prospettiva di costituire la più vasta area protetta delle Alpi, transnazionale, verso la Svizzera e l’Austria.

Si sono così poste le basi di un lavoro che ha più obiettivi: comunicare, gestire in rete decine di diversità con una attenzione interregionale e transnazionale, offrire opportunità di lavoro innovative e basate sulla qualità, dare una risposta di qualità ad un progetto che tuteli con coerenza la biodiversità e il paesaggio della provincia.