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Senza il nucleare, per davvero

Risparmiare e costruire nuove centrali idroelettriche, ma non senza limiti

L’Austria, in teoria, è “zona denuclearizzata” sin dal referendum del novembre del 1978, quando una maggioranza risicata decise di non far entrare in funzione la centrale nucleare di Zwentendorf, che allora era prontissima e funziona ancora oggi come museo dell’era nucleare, come set di film catastrofici ma anche come centro di addestramento realistico ma sicuro per tecnici di altre centrali.

In teoria, dicevamo. Perché facciamo parte di Euratom, e sebbene sarebbe possibile, dopo Lisbona, uscire da Euratom senza lasciare l’Unione Europea, il governo ha preferito sborsare 60 milioni annui circa per la ricerca sul nucleare. Anche la nostra energia elettrica è tutt’altro che pulita. Il 7% di tutta l’energia elettrica venduta ai consumatori privati dalla società Tiwag (di proprietà della Provincia) proviene da centrali nucleari europee, sebbene il Tirolo sia esportatore di energia idroelettrica.

Come mai? Elementare: il Tirolo è una delle “pile” dell’Europa: La Tiwag, per le ore di punta, scambia corrente prodotta nelle sue centrali-serbatoi nelle valli alte, con corrente a tariffa ridotta proveniente dalla produzione eccedente delle centrali nucleari tedesche nelle ore di basso consumo. Un buon affare, che produce sostanziali dividendi per l’azionista unico, la Provincia.

Magari potremmo funzionare anche come “pila” per l’energia eolica e solare eccedente, nell’ambito di una intelligente rete europea, ma non lo facciamo. Finora.

In fin dei conti, nemmeno l’energia idroelettrica è del tutto rinnovabile. Le centrali, sia quelle sui fiumi che quelle con i grandi serbatoi, consumano paesaggio, che è anch’esso una risorsa finita. Insomma, tutti a favore dell’energia pulita, ma guai a chi costruisce una centrale nella mia valle.

Che fare, allora? Da più di un anno l’assessore competente, il Vice-Capitano Steixner (popolare, degli agricoltori) ha fatto redigere il cosiddetto “catalogo dei criteri” per lo sviluppo dell’energia idroelettrica. Inizialmente le associazioni non-governative e l’opposizione in Consiglio erano più che scettiche: sembrava un altro trucco per far passare nuove centrali e la cementificazione del territorio. Ma no. In un intenso ed ampio dibattito (anche su internet, con più di 400 e spesso ben motivati contributi), e soprattutto con la cooperazione critica della consigliera verde Maria Scheiber, esperta di tutela della natura ma anche di politiche dell’energia, questo catalogo è diventato una dichiarazione sui limiti della crescita. 2,8 TWh/a, il 40% di aumento della produzione tecnicamente fattibile, da realizzare nei prossimi anni, è diventato il tetto da non superare per una generazione. Poiché vogliamo non solo rispettare tutte le leggi in materia (ci mancherebbe!), ma anche valutare bene il bilancio fra costi (anche in termini di perdita di paesaggio e natura) e vantaggi, e comunque risparmiare tutte le aree protette ed i fiumi più “pregiati”.

Così il Consiglio ha approvato finalmente, pochi giorni dopo Fukushima, questo benedetto catalogo in vista di un ampliamento ben calibrato dell’uso delle risorse idriche. Prima i piani regionali, poi i progetti per le centrali. Cioè, non tutto ciò che non è espressamente vietato della legge è consentito; e il catalogo serve come guida sia alle imprese che agli amministratori.

L’opposizione verde ha votato con la maggioranza, ma non tutti erano contenti, neppure in seno alla maggioranza: l’ala popolare vicina alla Tiwag ha votato sì a denti stretti, come anche qualche consigliere verde.

Ma il Consiglio ha fatto di più - e ciò sarebbe stato impensabile prima di Fukushima. Ha votato una risoluzione, proposta dai verdi, che chiede al governo di sviluppare un piano per l’autonomia energetica del Tirolo, in vista della totale indipendenza dal nucleare e dalle fonti di energia fossile. E chiesto alla Tiwag di cooperare, con i suoi serbatoi, con i produttori europei di energia eolica e solare, cancellando cioè i contratti con i grandi del settore nucleare.

Sostenibilità, in questi giorni, pare sia un po’ più di una parola di comodo.

Prossimamente spero di poter riferire ai lettori di QT sul dibattito (e voto finale) del Consiglio comunale di Innsbruck sul nuovo “piano di sviluppo energetico municipale” a proposito dell’ ambizioso obiettivo di ridurre drasticamente la dipendenza da carbone, petrolio e gas per tutto il settore, riscaldamento compreso, con un forte aumento dell’efficienza energetica.

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Chi vuol saperne di più e capisce il tedesco può trovare la versione abbreviata del catalogo, con apposite spiegazioni in:

http://www.tirol.gv.at/regierung/steixner-anton/kriterienkatalog/