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La escort globalizzata

“Gli elementi ci sono tutti per parlare di bunga bunga in salsa trentina”. “Ha la stessa età della famosa Ruby”. “La Rubacuori della Valsugana”... Leggi espressioni di questo tipo e subito pensi: il solito giornalismo provinciale, che rifà maliziosamente il trucco alle piccole vicende trentine per farle assomigliare ai grandi scandali nazionali e dunque trarne profitto in termini di vendite. Ma poi, quando hai ben letto tutto - impresa peraltro onerosa - un po’ ti ricredi, constatando che la nostra storia è una quasi perfetta fotocopia di quell’altra.

C’è la minorenne straniera, già reduce da sfilate, concorsi di bellezza ed esibizioni in locali notturni, che ora si prostituisce. È bella, ma ugualmente vorrebbe “darsi una ritoccatina al seno”. Ambisce a lavorare in televisione, e ad un presunto cliente, che millanta conoscenze nel mondo dello spettacolo, dice che vorrebbe conoscere il solito Lele Mora, perché vuole “diventare come Ruby”. In mancanza di meglio, si fa accompagnare a Madonna di Campiglio, ad una manifestazione della Ferrari, dove si fa fotografare in compagnia di qualche vip.

Dopo i soldi e i regali, punta al sodo, la casa (vedi le ragazze dell’Olgettina), tanto da legarsi particolarmente ad un agente immobiliare, cui riserva un trattamento di favore. E c’è perfino un facoltoso veronese che le promette, una volta che sarà maggiorenne, di accompagnarla “alle serate di gala in Austria, come il ballo delle debuttanti”, proprio come Ruby un mese fa.

E poi, soprattutto, uguale - rispetto alla Ruby originale - è lo spirito con cui “la Rubacuori della Valsugana” gestisce la propria vita: una determinazione, una sfrontatezza, una “professionalità” sorprendenti in una diciassettenne. Ha un tariffario: “Per un rapporto 220 euro, se la si voleva toccare si poteva pagare fra i 50 e i 100 euro a seconda della zona, per una notte 500 e per la sola cena 300”. “Che cazzo vogliono? - è il suo manifesto, esplicitato in una telefonata - Mi prostituisco. Mi prostituirò sempre. Mi piace darla via, è un problema?”. Insomma, “mai la giovane ha dato l’impressione di essere vittima inerme di uomini molto più grandi”.

Siamo di fronte ad un nuovo tipo antropologico, la escort globalizzata, con uguali valori (o disvalori), che pratica ovunque lo stesso modus operandi; che certamente ha fatto una scelta di vita deplorevole, ma a nostro parere è meno squallida dei suoi clienti, responsabili di avere creato un tale mercato.

Costoro la ingaggiano come regalo ad un dipendente che va in pensione (solo per uno spogliarello - precisano loro - ma gli inquirenti non ci credono); e, come Berlusconi (“credevo fosse la nipote di Mubarak”) si difendono con puerile improntitudine: “Quando mi diceva che aveva 17 anni, pensavo che stesse scherzando”. “Quando si parlava di trom... (i pudichi puntini sono del Corriere, n.d.r.) significava solo andare a cena”.

Ad un perfetto accostamento fra le due storie qui manca solo il personaggio clamorosamente famoso, ma non è detta l’ultima parola. Un’altra storia, che viene da Bolzano, parla di due ragazze marocchine che facevano più o meno la stessa vita, nel loro caso intrattenendo, appena tornate da scuola, impiegati e industriali in pausa mensa. Ebbene, qui fra gli indagati c’è l’imprenditore Robert Oberrauch, candidato sindaco di Bolzano del centrodestra alle ultime elezioni. Roba da poco? È vero, d’altronde Berlusconi è un unicum.

Quanto a Trento, c’è ancora da sperare. Un indagato avrebbe affermato: “Voglio fare i nomi dei clienti, ci sono anche dei politici”. Vedremo.

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