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A rischio di regime

È di alcune settimane fa una dura discussione sull’università. Il prorettore Giovanni Pascuzzi, docente a Giurisprudenza, presentava un documento dirompente: sottolineava l’illegittimità della nomina nel prossimo C.d.a. di Massimo Egidi, presidente della Fondazione Bruno Kessler, in quanto - essendo già rettore della Luiss di Roma - si troverebbe in conflitto di interessi, come stabilisce, oltre al buon senso, la norma nazionale. “Faccio un passo indietro solo se me lo chiedono i vertici dell’Università” rispondeva sprezzante Egidi, e il presidente Cippolletta gli dava subito man forte (“È una questione marginale”, anzi “è un tentativo di boicottaggio”) mentre il rettore Bassi si defilava (“Non sono giurista”).

Una baruffa tra accademici? Molto di più. Il fatto è che sia Egidi che Cipolletta sono molto vicini a Dellai. In particolare Egidi è stato rettore a Trento, e al termine dei due mandati previsti non voleva cedere la mano, anzi, supportato da Dellai, le studiò tutte, peraltro invano, per tenersi la poltrona; e ora è stato chiamato alla presidenza di Fbk proprio da Dellai, e anzi da quello scranno sta iniziando a comportarsi da nuovo rettore. Insomma Dellai, attraverso uomini come Cipolletta e soprattutto Egidi, sembra voler avere il pieno controllo dell’università (cosa tentata anche per altra via: è difficile dimenticare che la prima bozza di nuovo statuto prevedeva un Ateneo vassallo della Pat; era forse tutta colpa di sherpa impazziti?)

Il caso non è isolato. Rimanda a una serie di altre vicende attraverso le quali il Presidente della Giunta si è costruito una robusta e ramificata rete di potere personale, senza delfini, intrecciato ai tradizionali poteri forti trentini.

L’abbiamo visto nel caso della cantina LaVis, protettorato dellaiano nel mondo agricolo. Forti di cotanto appoggio, i dirigenti della cantina si sono lasciati andare a sconsiderate acquisizioni - Maso Franch, Casa Girelli, tenute in Toscana, ecc - talora (Maso Franch) foraggiate dall’ente pubblico e divenute pesanti palle al piede, talaltra connotatesi come benevola cessione di capitali ai poteri forti (Casa Girelli, per l’acquisto della quale LaVis ha sottoscritto un contratto con Isa, finanziaria della Curia, riconoscendole uno smodato interesse dell’11%). Entrata la cantina dopo tali follie in crisi verticale, Dellai da un lato ha concesso ulteriori finanziamenti (per esempio, un’acquisizione a prezzo gonfiato di Maso Franch), dall’altro le ha imposto come commissario un suo uomo di fiducia (Marco Zanoni, segretario della Camera di Commercio) subito adoperatosi per tenere chiusi gli scheletri nell’armadio e per riconoscere i debiti con Isa, accollandoli agli stremati soci contadini.

Lo abbiamo visto ancora col caso ex-Michelin, dove il terreno lungo il fiume era stato rifiutato dal Comune, sindaco Dellai, e girato a una cordata dei soliti poteri forti (Isa, Itas, Fondazione Caritro, Btb, ecc) che vi hanno fatto il quartiere di lusso firmato Renzo Piano. Ora, di fronte all’impossibilità nell’attuale mercato immobiliare di piazzarne gli appartamenti, assistiamo a un affannarsi di strutture pubbliche nel tentativo di acquistare loro l’invenduto: ultimala Cameradi Commercio, che pure sta benissimo nella sede di via Calepina, recentemente allargatasi alla ex sede del Credito Fondiario e a Palazzo Roccabruna, e che invece ipotizza di spendere 15 milioni (ricavati dalle tasse alle imprese) per nuovi uffici alle Albere, che così verrebbero sparpagliati tra centro storico e lungofiume. Che senso ha? È la politica (ossia Dellai) che assiste premurosa i poteri forti quando sbagliano speculazione. Se aggiungiamo il parallelo caso Piedicastello (soldi pubblici ancora a Isa e Federazione Cooperative) l’intreccio è evidente: potere politico personale da una parte, potentati economici dall’altra.

Chiudiamo il quadro col debordare del potere dellaiano sulle ramificazioni del pubblico. Avevamo già sottolineato la soggezione delle articolazioni dell’amministrazione a Piazza Dante, anche di quelle, Agenzia Protezione dell’Ambiente in testa, che dovrebbero svolgere funzioni di controllo, e invece risultano svilite e delegittimate. Franco de Battaglia, in una bella intervista su L’Adige, allarga il discorso ad ambiti più vasti: la scuola, con l’asservimento dei presidi, e la sanità, con la messa in riga dei primari. Ora Dellai ha indubbi meriti storici e strategici (le priorità su università, innovazione, coesione sociale); ma questo debordare, suo e della politica, è un pericolo.

“Meglio Divina che un Dellai 4 - sentenziava mesi fa un autorevole parlamentare del Pd - Qui si rischia il regime”. Concordiamo. Non sappiamo se il resto del tremebondo Pd concordi, e se sappia tirarne le conseguenze. Non solo nel senso dell’intangibilità della sacrosanta norma che vieta a Dellai ulteriori mandati, ma anche come necessaria revisione di una “costituzione materiale” dell’Autonomia che ha permesso una tale perniciosa concentrazione di potere.