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Comunità di valle: tutto fermo

Sono passati 5 anni dalla legge istitutiva delle Comunità di Valle e quasi un anno dalle elezioni senza che ancora vi sia un solo risultato utile e così, mentre per Dellai la riforma istituzionale è la scommessa più grande del suo governo, Gilmozzi entra nel dettaglio delle tre questioni per far passare la legge Bressanini da un’idea ad un fatto concreto: deleghe, personale, finanziamenti.

Con riferimento alle deleghe non vi è traccia concreta né del trasferimento più importante, quello relativo all’urbanistica, né delle altre deleghe che la Provincia vorrebbe trasferire ai Comuni: le strade, le foreste, la “natura”, la manutenzione del patrimonio e le scuole materne. Una questione che avrebbe dovuto essere sciolta prima delle elezioni delle Comunità, ma ciò non si è verificato per cui si è andati a votare per degli amministratori (regolarmente retribuiti pur in assenza delle funzioni non ancora trasferite) senza sapere se avranno le competenze per gestire le materie di cui ancora non si sa né se né quali saranno trasferite alle Comunità.

Il secondo nodo è il trasferimento del personale. Nessun fatto concreto mentre, con riferimento alle premesse, la Giunta parla di un trasferimento di 5 servizi e circa 670 dipendenti a fronte però di un’unitaria posizione dei sindacati. Boschetti della Fenait ricorda come “non ci sia ancora uno straccio di accordo sulle modalità di gestione di questo passaggio di competenze”, Bertola (Uil) ricorda come la Giunta “da 4 mesi non convoca il tavolo istituito sulla mobilità”, Mastro (Cgil) afferma che “stabilire le regole per la mobilità dei dipendenti sarà sicuramente complicato e richiederà tempo” ed infine anche la Cisl di Valcanover ricorda la necessità “di un coinvolgimento diretto sul percorso decisionale”.

Con riferimento ai finanziamenti registriamo, infine, il quasi nulla di fatto. Quasi perché se da un lato sono stati trasferiti solo i soldi relativi alla gestione delle competenze dei Comprensori, si registra uno stanziamento di 17 milioni di euro ma per fare cosa? Risponde Gilmozzi: “In attesa della riorganizzazione daremo alle comunità 17,18 milioni sul fondo per lo sviluppo da utilizzare per consulenze e progetti di programmazione di territorio, in maniera che si possano portare avanti”. Ecco, di nuovo (?) c’è questo: circa 17 milioni di euro che, nella più probabile delle ipotesi, verranno utilizzati per consulenze su come far funzionare le Comunità.

Senza paura di smentite o di accuse relative al fatto che, come dice Dellai, “tutte le riforme vere scontano scetticismo e qualche volta ostilità”, la situazione è questa: zero competenze, zero personale, zero soldi. Se non ci è concessa l’ostilità ci sia concesso almeno lo scetticismo a fronte dei 5 anni trascorsi dall’approvazione della legge e il quasi un anno dall’elezione dei nuovi organismi.