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CGIL e dissidenza

È severissima la punizione che la Cgil ha inflitto ad alcuni suoi dirigenti, i funzionari Fulvio Flamini della FILT (trasporti) ed Ezio Casagrande (segretario generale della FILCAMS), sospesi da ogni incarico per tre mesi, e il delegato sindacale della FILT (trasporti) Franco Tessadri. Tanta severità lascia interdetti, nonostante i dirigenti puniti in effetti abbiano denunciato i loro colleghi sindacalisti in maniera decisamente scomposta e sui blog di settore abbiano usato termini pesantissimi contro la dirigenza della Cgil trentina.

Sorprende perché da diversi anni la Cgil appare in sofferenza. Mentre la politica trentina vive contraddizioni fra effettive spinte innovative e un conservatorismo preoccupante, si foraggiano vecchi e nuovi centri di potere, il welfare viene da una parte innovato e dall’altra fatto pesare di più sulle famiglie, sorgono molteplici comitati locali a mettere in discussione, spesso fecondamente, le scelte della pubblica amministrazione specie sui temi ambientali, mentre tutto ciò accade,la Cgil appare appiattita sulle scelte del governatore Dellai, quali che siano.

Non solo: l’area di maggioranza della Cgil nelle sue tesi aveva riproposto la creazione di un Coordinamento Territorio Ambiente, individuato come tema strategico nelle scelte della qualità del vivere, nell’interpretare i conflitti sul territorio, nell’innovazione tecnologica. Ma ad oggi questa commissione non è stata istituita.

E ancora: le tesi proponevano il rafforzamento delle Camere del Lavoro, ricche di proposta politica, efficienti nell’erogare servizi specialmente nella vera periferia, nelle vallate dove maggiormente i diritti dei lavoratori vengono mortificati. Allo scopo di anticipare, come movimento sindacale, il decentramento disegnato dalle Comunità di Valle. E invece, ancor più delle Comunità, le Camere del Lavoro sono dimenticate, depotenziate. Come del resto avviene in un altro luogo strategico, l’Ufficio Vertenze, ormai costretto a diluire in tempi eccessivamente lunghi le vertenze.

Proprio perché la strategia del maggior sindacato appare labile e l’organizzazione sofferente, stride la durezza del giudizio contro i funzionari dissidenti. Sembra quasi che si sia voluto delegittimare chi ha il coraggio di chiedere un altro modo di essere sindacato, chi sollecita con determinazione i diritti dei cittadini, o la questione ambientale, o una maggiore vicinanza dei funzionari ai luoghi di lavoro. Sia chiaro, i dirigenti puniti hanno in effetti usato metodi di conflitto interno esagerati e in alcuni casi avanzato pretese insostenibili. Ma la reazione spropositata costringe a riflettere su cosa vuol dire oggi essere sindacato, come si debba rapportarsi con i lavoratori e con il potere politico. Non c’è dubbio: il Trentino merita una Cgil più coraggiosa, intraprendente e indipendente.