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Fiemme e i mondiali

Un distretto culturale o la maschera per nuove speculazioni stradali?

Solo due anni fa si parlava dei mondiali della qualità ambientale e del vivere. Un risarcimento agli errori del passato, un rilancio della valle di Fiemme intesa come comunità. Un piano che era basato sulla condivisione e sulla partecipazione. Niente di tutto questo si sta verificando. I mondiali di sci nordico del 2013 si stanno trasformando nel solito rilancio della proposta di sviluppo basata sul cemento e su nuovi nastri d’asfalto.

In una serie di incontri promossi dalla APT che avevano coinvolto gli amministratori locali, il mondo imprenditoriale e l’associazionismo sociale si era strutturato un programma innovativo per i mondiali di sci nordico. Finalmente anche in Italia venivano recepite le linee guida promosse da CIPRA Internazionale riguardo i grandi avvenimenti sportivi. Non solo grandi opere, non solo record e medaglie, non solo immagine e turismo, ma un investimento che doveva portare ricadute nel miglioramento della qualità della vita della vallata ospitante l’avvenimento, un investimento in nuovi servizi tesi riguardanti non solo gli operatori turistici tradizionali, ma la popolazione intera.

Gli obiettivi erano chiari: alcuni interventi sulla viabilità, specialmente sulla circonvallazione di Cavalese e nuovi parcheggi per chiudere definitivamente i centri storici al traffico, un deciso investimento nel trasporto pubblico di valle, la ristrutturazione delle strutture che ospitano le gare, maggiori servizi sociali e la costruzione di un Distretto culturale di Fiemme.

Mauro Gilmozzi

Quest’ultimo era l’obiettivo più ambizioso del programma: oggi nessuno più ne parla, è naufragato in una serie di inutili incontri fra operatori economici e l’assessore Mauro Gilmozzi, che fra loro si parlano di paesaggio e di nuova economia. Ogni altro soggetto che doveva far lievitare il distretto, cittadini, organizzazioni sindacali e associazionismo, operatori culturali, sono stati cancellati. Si era iniziato a parlare di sanità diffusa sul territorio, della costruzione di una casa della salute aperta all’accoglienza dei tanti disagi presenti in Fiemme, di superamento delle lacune sui temi della formazione del lavoro, sia per gli imprenditori che per i lavoratori, anche stranieri. Obiettivi spariti. Cosa rimane sul tavolo?

Una marea di soldi. Per cosa?

È pronta una marea di soldi - uno scandalo - che si riverserà nelle strutture esistenti: i trampolini del salto di Predazzo, il centro del Fondo di Lago di Tesero, il palacongressi di Cavalese. Ma specialmente nuove strade costosissime, ed ovviamente alla moda, in galleria, per non vederle, così rispettano l’ambiente e il paesaggio. Un insieme di spesa pubblica che viene valutato in quasi 100 milioni di euro.

Alcune opere sono necessarie e venivano invocate dagli ambientalisti che si opponevano negli anni ‘80 alla costruzione della strada di fondovalle che ha sconvolto definitivamente la naturalità del torrente Avisio, la strada, come si vede oggi, che non ha risposto compiutamente ai problemi dei centri abitati più importanti: la circonvallazione di Cavalese e la costruzione di due grandi parcheggi di testa, ovest ed est, sotterranei. L’acquisto di nuovi mezzi di trasporto pubblico a metano con l’elettrificazione della statale 48, rendendola chiusa al traffico privato e utilizzabile solo dai ciclisti. Una nuova bretella che dalla fondovalle dovrebbe salire da Masi verso Tesero, prima della zona industriale entrare in galleria e sbucare sopra Stava, guarda caso un servizio destinato esclusivamente ad offrire risposta all’area impiantistica di Pampeago ma che trascura le necessità e la vivibilità di Tesero. Ed infine la scelta più incomprensibile, nemmeno mai discussa al tavolo dell’APT, una proposta che, letta dall’esterno, appare addirittura ridicola: la circonvallazione di Passo Lavazè, in galleria, quindi alla moda, ad un costo di oltre 10 milioni di euro. La si motiva con la necessità di riqualificare l’area dei parcheggi che supporta le piste di fondo. Azione che già oggi può essere progettata e realizzata con una spesa minima.

La circonvallazione sembra invece avere ben altri obiettivi, che ovviamente non ci vengono spiegati. Si intende offrire ai proprietari dell’albergo sul lago, sulle rive di una delle più importanti torbiere poste a ridosso del confine fra la provincia di Bolzano e Trento, l’opportunità di una ristrutturazione importante in termini volumetrici? Cosa ha promesso il comune di Varena agli esercenti del passo? Non è casuale che il sindaco di Varena sia uno dei più vicini collaboratori di Mauro Gilmozzi.. La circonvallazione, più che rispondere ad un interesse pubblico, sembra proposta per risolvere esclusivi problemi di carattere privatistico. Certamente non è una priorità, un problema che la gente di Fiemme vive, anzi, è uno dei temi più lontani da ogni confronto pubblico.

I bisogni reali

Quali sono le questioni che la gente di Fiemme vorrebbe vedere risolte? Sono emersi con chiarezza durante le due campagne elettorali, la tornata amministrativa del maggio 2010 e quella della Comunità di valle in ottobre. La risposta alle emergenze in tema di salute e specialmente dell’assistenza.

L’ospedale di Fiemme è un cantiere aperto, con i lavori fermi, da oltre cinque anni. Si attendono nuovi parcheggi, ma specialmente una risposta alla dignità del lavoro nei reparti del Pronto Soccorso, di medicina, nelle unità di chirurgia e di geriatria, nella tanto attesa unità di ortopedia e traumatologia che mai viene formalizzata. Nella assistenza sociale, praticamente allo sfascio causa carenza di finanziamenti e personale; si attende un potenziamento dei servizi domiciliari, dell’assistenza agli anziani, più riabilitazione sul territorio, minore ricorso alla precarietà dei dipendenti delle cooperative, sottopagati e umiliati.

Ci si attendevano risposte chiare ed efficaci in termini di lavoro di qualità, nella strutturazione e in sinergie nelle filiere del legno, del turismo, dell’energia, dell’agricoltura di montagna, nell’innovazione tecnologica.

Ci si attendeva il lancio dell’Ecomuseo, un insieme di volontariato che in meno di due anni ha strutturato ben nove progetti che vanno dalla rivisitazione storica del territorio ai lavori tradizionali, alle erbe officinali, all’investimento culturale, alla formazione giovanile. Il distretto culturale doveva essere il momento che strutturava una rete di collaborazioni nella valle, un laboratorio che ricostruiva una società divisa e logora come quella di Fiemme, adagiata e povera di iniziative, incapace di dialogare e sempre in attesa dell’intervento finanziario dell’ente pubblico.

Di questi temi si era discusso due anni fa e su di essi la valle aveva ottenuto il prestigioso riconoscimento dell’affidamento per la terza volta, in poco più di vent’anni, dell’appuntamento dei mondiali.

Il ritorno al passato

Nonostante la presenza in valle di un assessore provinciale importante come Mauro Gilmozzi tutte queste iniziative sono andate perdute. O forse si sono perse proprio per questo motivo. Perchéla Provinciae l’assessore locale sono ritornati alla cultura imprenditoriale degli anni ‘70, a dare impulso alla vecchia logica dello sviluppo: quella basata sulla costruzione di nuove strade, di impegnative e discutibili gallerie (Cavalese, Tesero e Lavazè) e al semplice investimento in strutture che servono al solo momento sportivo. E alla riproposizione di una folgorante immagine della valle: tutta prati, tutta boschi, tutta natura e tutto turismo. La vivibilità dei residenti è servita solo ad ottenere il passaporto del nuovo appuntamento mondiale.