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Farmaci come detersivi?

La pubblicità su internet dei farmaci a prescrizione medica ed il rischio di rapporti troppo ravvicinati tra case farmaceutiche e pazienti

Le pubblicità sui farmaci riempiono i palinsesti pubblicitari televisivi. Ma fino ad ora ha sempre resistito un limite: i farmaci di fascia C, quelli acquistabili con ricetta medica, non sono pubblicizzabili. Si tratta, ad esempio, di medicinali anticolesterolo o fluidificanti del sangue. La farmaindustria europea, però, preme.

In una risoluzione legislativa del 24 novembre 2010 il Parlamento europeo ha così aperto alla possibilità di pubblicizzare un farmaco a prescrizione su internet: “È necessario che la comunicazione al pubblico di informazioni sui medicinali soggetti a prescrizione avvenga soltanto attraverso canali di comunicazione specifici - si legge nel testo approvato a stragrande maggioranza dal Parlamento - compreso Internet, allo scopo di evitare che l’efficacia del divieto di pubblicità venga meno come conseguenza della fornitura non richiesta di informazioni al pubblico. Non è opportuno consentire la messa a disposizione di informazioni per mezzo della televisione, della radio, di giornali, riviste e pubblicazioni analoghe, in quanto i pazienti non sono tutelati dalle informazioni non richieste”.

Ma internet li tutela i pazienti? Sergio Cattani, presidente dei giovani farmacisti trentini, sta proponendo nelle scuole medie della Valle di Non e di Mezzolombardo un progetto su farmaci e tv, promosso dall’Ordine dei farmacisti, dall’Assessorato all’Istruzione della Provincia e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari.

“L’obiettivo è quello di fare in modo che i ragazzi vedano la salute come uno stato di equilibrio, che spesso non è garantito da un farmaco. I farmaci possono anche far male ed i ragazzi mostrano diverse lacune sull’argomento”. La paura di Cattani è che, aperta la possibilità di pubblicità su internet, lentamente si arrivi alla situazione già presente negli Stati Uniti ed in Nuova Zelanda, dove la pubblicità sui farmaci di classe C è permessa da tempo.

“Abbiamo mostrato alcune pubblicità - spiega Cattani - con l’obiettivo di rendere più critici i ragazzi. Dove la pubblicità è permessa si è visto che i farmaci più venduti sono anche quelli più pubblicizzati”.

Il rischio è quindi che le case farmaceutiche possano parlare direttamente alle persone, magari anche grazie all’aiuto di qualche medico compiacente oppure assoldato dalla stessa casa produttrice del farmaco. Una paura che Michele Moser, medico di famiglia tra Zambana e Lavis, però smonta: “Siamo comunque direttamente responsabili di ciò che prescriviamo, quindi non c’è questo pericolo”.

Cattani, nella sua analisi delle pubblicità televisive, sottolinea come “non ci sia poi molta differenza tra le pubblicità dei farmaci e quelle dei detersivi. I messaggi verbali sono secondari”. Rimangono infatti molto più impresse le musiche all’interno dello spot, oppure l’effetto testimonial, il personaggio famoso che presta la propria immagine e/o la propria voce ad una campagna pubblicitaria.

“I ragazzi capiscono un po’ alla volta che ciò che passa in tv non è realtà, ma dietro ci sono interessi talmente grandi da influenzare i messaggi. Consentire la pubblicità dei farmaci di fascia C su internet incrina un fronte, c’è il rischio che per la teoria del piano inclinato si apra la possibilità di pubblicizzare questi prodotti anche negli altri mezzi di comunicazione”.

La tendenza è insomma quella di considerare la farmacia come un normale esercizio commerciale, “mentre nel percorso di conoscenza per i ragazzi cerco di agire su prevenzione e cura”.

Il linguaggio del cortometraggio, utilizzato da Cattani, aiuta i ragazzi ad immedesimarsi nella problematica, dando delle soluzioni alternative a quella del farmaco che ti risolve il problema, come invece modificare l’alimentazione, praticare più moto, ecc.

Invece l’Unione Europea, per chi sta giocando?

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