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Un Pd fra pregi e difetti

Girolamo Savonarola

Un pubblico inaspettato e partecipe di iscritti e militanti ha animato la giornata programmatica del Partito Democratico, svoltasi sabato 28 maggio a Mattarello. Una partecipazione che ha rincuorato gli organizzatori e testimonia che il Pd trentino è ancora vivo.

Nicoletti

Invero l’assemblea era partita sotto i peggiori auspici con una retromarcia rispetto alle ambiziose prospettive delle settimane precedenti che immaginavano una due giorni di convention del partito aperta ai cittadini con stand, ospiti illustri, presentazioni di progetti concreti, contributi dai circoli. Per “mancanza di tempo” si è invece optato per una tradizionale assemblea. Nella quale, ancora una volta, si sono manifestati i pregi e i difetti della gestione Nicoletti (o meglio, del quadrunvirato, perché al segretario si deve sempre aggiungere la triade Tonini, Pinter, Veronesi). Ampia visione, buoni propositi, competenza contro cui si scontrano inconcludenza, disorganizzazione, mancanza di concretezza. Nicoletti detta la linea teorica, Pacher - e sappiamo come - quella pratica.

L’intervento del segretario è stato come al solito perfetto sui temi, sull’apertura all’Europa, sulla necessità di lavorare per l’effettiva uguaglianza dei cittadini, sulla grande scelta di spostare il peso economico e sociale dalla rendita (leggi immobili) al lavoro; un discorso “alto e nobile”, da professore di filosofia politica che vola nel cielo dei principi, ma fatica a camminare sulla terra, da presidente della Repubblica capace di rivolgere un “pressante appello” al governo, ma privo di quella forza coercitiva necessaria per guidare per davvero la nave. Roberto Pinter, invece, ha tentato di mettere i piedi nel piatto parlando di soldi provinciali, cioè della necessità di riallocare le risorse (che nei prossimi anni saranno sicuramente minori perché dipenderanno dall’effettivo gettito fiscale del Trentino), monitorando uno per uno i capitoli di spesa e di investimento e avendo la forza di scelte politiche non più basate sulle consuetudini del passato ma sulle strategie del futuro.

Insomma, le idee ci sarebbero nel Pd. Per andare oltre Dellai, prendendone il buono e mettendone in discussione l’eredità dorotea, a iniziare dalla vicinanza ai poteri parassitari. Permane però un modo di fare politica troppo celebrale, lentissimo nelle decisioni, pletorico nei tempi di discussione, privo di comunicazione esterna, burocratico nel presunto rispetto delle regole. Insomma lontano dalla vita concreta. E non si vedono cambiamenti di rotta nell’immediato.