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La Convenzione delle Alpi si sveglia?

Qualche speranza in più per l’ambiente alpino

La Convenzione delle Alpi vanta un percorso istituzionale lungo vent’anni. Da quando è stata ideata e sostenuta dagli otto governi degli Stati dell’arco alpino ha vissuto momenti di gloria e clamorose sconfitte. Siamo in presenza di un trattato giuridico internazionale che per la prima volta prende in considerazione le Alpi come una complessa ecoregione e chiede che un territorio tanto fragile venga governato con i principi della sostenibilità. Per la prima volta in Europa i governi hanno accettato di investire su un’area tanto vasta con una cultura ambientalista, senza imporre vincoli tassativi, ma attraverso otto protocolli e decine di raccomandazioni che indicano tendenze, linee guida che devono essere sostenute e rispettate. Un documento nato dall’elaborazione dell’associazionismo ambientalista che finalmente è legge riconosciuta anche dall’Unione Europea. Ma non in Italia.

Fino ad oggi tutti i governi del nostro paese hanno impedito che il trattato venisse ratificato: l’ultima delusione l’ha presa il governo Berlusconi, che nel 2008 si è inchinato al diktat della Lega che voleva togliere dal documento il protocollo sui trasporti, quello più delicato, quello più incisivo nella difesa degli spazi alpini.

Siegried Brugger

Ora un paziente lavoro di ricucitura culturale ha fatto rinascere attenzione attorno alla Convenzione. Il testo integrale è stato approvato nei giorni scorsi dalla commissione ambiente, voto unanime, e sarà discusso dal parlamento nel mese di giugno: dell’impegno si deve ringraziare l’onorevole della SVP Siegfried Brugger e tanti parlamentari del centrosinistra, anche trentini.

Solo due mesi prima, a Brdopri Kranju, in Slovenia, si era tenuta una delle riunioni della Conferenza delle Alpi, un incontro di delegati ministeriali degli Stati alpini che deve indicare i percorsi di consolidamento delle linee guida contenute nella Convenzione. La Commissione Internazionaleper la protezione delle ALPI, CIPRA, ha ritenuto i risultati dell’incontro deludenti. Il documento degli ambientalisti ha così sollevato una dura reazione pubblica da parte del segretariato della Convenzione stessa (vedi l’intervista del segretario Marco Onida sullo Scarpone, mensile del CAI). Non era il segretariato l’oggetto della critica di CIPRA, bensì i governi alpini, tutti. Spettava quindi ai diversi ministeri una eventuale critica o la smentita del documento ambientalista. Inoltre il segretario ha anche sbagliato argomentazioni, in quanto accusa CIPRA di perdere di vista la complessità dei successi ottenuti perché da tempo sta investendo sugli enti locali, sui Comuni.

È vero, in presenza delle pigrizie o delle eccessive astuzie ostruzionistiche messe in atto dagli Stati membri della Convenzione, da tempo le associazioni ambientaliste stanno sollecitando Regioni e Comuni ad investire in buone pratiche che facciano riferimento alla Convenzione. Ed i successi sono arrivati.

Si è costruita la rete dei comuni, che vanta ormai oltre 300 presenze (Alleanza nelle Alpi), la rete delle aree protette con il protagonismo attivo dei parchi ela Provincia Autonomadi Trento, proprio nella recente assemblea slovena, si è assunta il compito di coordinare le regioni dell’arco alpino nell’attuazione dei principi della Convenzione.

Ma non solo; in Trentino CIPRA e Consorzio dei Comuni trentini hanno stipulato un’intesa per investire in tutti i comuni sui temi della sostenibilità, arrivando a proporre progetti di lavoro, di produzione, di gestione del patrimonio naturale fortemente innovativi. Non solo certificazione delle filiere del legno e agricole, non solo qualità nell’offerta turistica e nella vita dei residenti, ma sviluppo delle energie alternative, mobilità pubblica a scapito di quella privata su gomma, investimento in ferrovie, servizi sociali potenziati, costruzione e consolidamento delle sinergie fra i diversi settori produttivi, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, investimento nella biodiversità e delle aree protette anche di carattere locale.

Nel tempo, anche breve, un simile passaggio per i comuni trentini rappresenterà una rivoluzione culturale. E c’è l’ambizione di veder diventarela Provinciapilota nell’ambito delle Alpi italiane, e - perché no - dell’intero arco alpino.

Forse l’investimento locale, basato sulla concretezza delle proposte e delle progettazioni, è la cura più efficace da somministrare alla sonnolenta Convenzione delle Alpi. Un percorso che si snoda ancora in un mare di contraddizioni, di passi sbagliati, come ben dimostrano le scelte imposte anche recentemente al territorio del Trentino: pensiamo alla demolizione della montagna di Folgaria, alle proposte di nuove strade e gallerie che caratterizzano Fiemme e Fassa,la Valsugana. Masono contraddizioni che si possono demolire solo dimostrando la fattibilità di altre scelte, quelle più coraggiose, più innovative e, guarda caso, sempre meno costose per i bilanci pubblici. Quelle che diffondono i benefici su tutti i ceti sociali e non li restringono alle solite categorie dominanti.