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Una nuova destra, giovane e confusa

CasaPound: fra aspirazioni di rifondare la destra e un pensiero che non va oltre l’onore e il bel gesto

Sono strani, questi fascisti del terzo millennio. Avvicinarsi a loro, con la volontà di approfondire e capire esattamente chi sono, può essere un po’ come aprire il vaso di Pandora. A dispetto di chi vuole ridurli ad una sola unica realtà, magari addirittura senza troppe differenze con il fascismo storico, essi rappresentano in verità un mondo decisamente sfaccettato.

Tra gli esperimenti neofascisti della destra radicale italiana quello che merita più attenzione, per la velocità con cui sta prendendo piede tra i più giovani e per la sua impostazione di rottura (apparente?) col resto della destra, sembra essere CasaPound Italia.

Negli ultimi anni CPI ha introdotto novità oggettive nel panorama dei movimenti di quest’area politica, sdoganando ad esempio le occupazioni di edifici (attività quasi inedita per la destra), ma anche tentando di riallacciarsi ad un’esperienza futurista con cui i movimenti neofascisti più tradizionalisti (Forza Nuova o Fiamma Tricolore) hanno ben poco a che fare.

CasaPound infatti nasce con l’occupazione di uno stabile a Roma nel 2003, sotto la guida esplicita di Gianluca Iannone e quella un po’ più nell’ombra di Gabriele Adinolfi (già fondatore di Terza Posizione). Da allora è stata costituita l’associazione CasaPound Italia (alla quale è possibile addirittura dare il 5 x mille), che si autoproclama associazione di promozione sociale e che per ora ha promosso soprattutto l’apertura di molti “centri sociali di destra” su tutta la penisola, a volte con tentativi poco riusciti di occupazione, come a Brescia, Torino, Napoli. In alcune città però sembra che l’atmosfera sia più simile a quella della “zona franca” romana, e le occupazioni permangono da diverso tempo (Latina, Catania, Lamezia Terme).

CasaPound ci tiene ad apparire diversa. Iannone, indubbiamente un volpone mediatico, ha dato vita ad un movimento in grado di mantenere il controllo su determinati temi che CPI in tutta Italia non perde occasione di rimarcare come propri. Innanzi tutto il discorso del diritto abitativo, del mutuo sociale e del’affitto come usura. In secondo luogo la volontà di essere un movimento slegato dalla desueta (o presunta tale) dialettica ideologica destra-sinistra e di appartenere ad un nuovo schieramento, chiamato estremo-centro-alto. Certo, non si nega che le radici ideologiche di CasaPound vadano cercate nel fascismo: anzi, viene sottolineata la continuità con lo spirito autentico della sua genesi. Con espressioni care a CPI, come “squadrismo mediatico”, ci si riferisce proprio a questo: la cultura dell’azione, del bel gesto, energico e violento, seppur (in genere) solo mediaticamente, fa eco allo squadrismo di bastoni e camionette degli anni Venti fuso con l’irruenza comunicativa del futurismo.

In Trentino

L’intervista

Anche in Trentino Alto-Adige i semi piantati con cura da Iannone e Co. hanno dato buoni frutti. A Bolzano la forza della destra radicale è preoccupante, come dimostra la vicenda di qualche mese fa, quando il ministro Bondi aveva dato l’avallo per la rimozione dei monumenti fascisti e più di mille camerati da tutta Italia si erano dati appuntamento in città per protestare contro la “svendita” dell’identità italiana.

Ma Bolzano è una situazione sui generis, in cui questioni ideologiche si mescolano a delicati discorsi identitari, e il fascismo si confonde con il senso di appartenenza alla comunità tedesca o italiana.

In Trentino, il centro nevralgico di CasaPound è Riva del Garda, terreno peraltro caro - non a caso - al senatore del PdL de Eccher (il cui passato è stato ben chiarito sul numero scorso di QT).

Con l’intento di capire, e provare quindi a spiegare, cosa muove i ragazzi che frequentano l’ambiente rivano di CPI, abbiamo incontrato quattro di loro: due venticinquenni (Alessandro Marocchi, studente di Economia alla Bocconi, e Marco Zanella) e due studenti di scuola superiore (Marianna e Filippo), aderenti al Blocco Studentesco, braccio del movimento nelle scuole.

In perfetto stile CasaPound, la prima cosa che i quattro giovani venuti ad incontrarci in redazione tengono a precisare è la loro idea di militanza. Parlano molto convinti di impegno assoluto, radicalmente diverso dalla semplice “condivisione, concetto un po’ borghese”. Marianna, 20 anni, ci spiega: “Siamo militanti 24 ore su 24, è il nostro modo di essere”. Marco, uno dei “vecchi”, vuole essere ancora più chiaro: “La militanza viene prima dell’ideologia. Non ci sono dogmi o schemi, l’ideologia si esprime attraverso l’azione”. Alessandro, responsabile di CasaPound in Trentino, ribadisce che è la militanza, e non le idee specifiche, ad essere al centro di ciò che fanno: “I ragazzi che si avvicinano a CasaPound non devono necessariamente aver letto il nostro programma: l’ingresso avviene prima di tutto ad un livello di immagine, di simboli e di sentimento, poi c’è la formazione dottrinaria”.

“Prima l’azione poi il pensiero, quindi?” - chiediamo un po’ provocatoriamente. Lui non sembra cogliere ironia nella domanda, e risponde “esatto.” Allora proviamo a spingere il ragionamento un po’ oltre: “Che è come dire: prima fai, poi pensi? Qui il sarcasmo non sfugge a nessuno, e c’è uno scuotimento di testa generale: “Certo che no! Non è che agisci senza pensare! E poi non c’è un’ideologia, ma certamente ci sono delle idee fondamentali, come agli albori del fascismo”.

“E quali sono queste idee?” - chiediamo, per fare un po’ di chiarezza sui capisaldi del pensiero CasaPound.

“Noi abbiamo una visione aristocratica dell’uomo; - continua Marocchi - il soldato che difende le mura secondo un codice etico, la sentinella di Pompei che si vede arrivare la lava e rimane immobile perché non ha ricevuto l’ordine di andarsene...”.

C’è un attimo di confusione in redazione, non si sa che dire. Come replicare a questi ragazzi che hanno una visione del “giusto” e del “coraggioso” riassunta nello stare fermi ad aspettare di essere uccisi dalla lava perché “non si è ricevuta altra consegna”?

Siamo onesti, però: la loro non è un’ottusa volontà di ubbidire a qualunque costo agli ordini ricevuti, oggi questi ragazzi non sono soldati scattanti che hanno come uniche certezze l’ordine e la gerarchia. Sì, nel citare esempi positivi parlano solo di militari, e quando abbiamo replicato “Non è quindi lo stesso spirito dei soldati giapponesi che a vent’anni dalla fine della guerra stanno nell’isolotto ad aspettare gli americani?” la risposta è stata quella di annoverare anche i coraggiosi soldati nipponici tra gli uomini onorevoli: “Sì! Il tenente Onoda!”.

Ma poi Marco spiega il perché di quegli esempi: “Noi crediamo nel coraggio, che è un principio assoluto”; gli fa eco Alessandro: “Crediamo nell’onore, nell’onestà, nella lealtà e nella fedeltà verso la parola data. È per questo che il soldato che deve difendere la Bastiglia dal popolo che l’assalta rimane saldo al suo posto, anche se i nobili che così protegge se la sono già data a gambe” (il riferimento è ad una canzone degli Intolleranza - “Bastiglia”, della quale Alessandro ha citato un paio di volte un verso, in cui un soldato dice all’altro: “Le vedi quelle picche? Quelle sono per le nostre teste!”).

Di nuovo Marco: “Noi rigettiamo l’uomo moderno borghese di oggi che agisce solo per interesse personale e cede ad un comportamento facile (il vecchio mantra di Adinolfi: il primo tuo nemico sei te, n.d.r.). Siamo contro il relativismo delle scelte”.

Facciamo notare ai quattro ragazzi che tutto quello che dicono avrà le caratteristiche profondamente epiche cui aspirano, ma è intriso di un ideale della morte futile e dell’azione vana per il quale ci si può trovare un giorno a giurare fedeltà, ad esempio, ad un manifesto politico, senza avere più spazio per mettere in discussione alcunché, perché vincolati dalla propria parola, da onorare fino alla morte.

“Questo presupporrebbe - risponde Alessandro, spostando il discorso a livello organizzativo - che non ci sia confronto all’interno del movimento. La modalità non è assembleare, noi non crediamo in questo, ma confronti interni tra i militanti e i responsabili ci sono, e questi ultimi hanno la facoltà di riportare la questione a livello nazionale. È una questione gerarchica che va per gradi”. Un modello fortemente verticistico, ma soprattutto un sistema che può verosimilmente impedire alla base qualsiasi dissenso. Sempre Alessandro: “CasaPound non è un movimento verticale, questo no, ma può essere considerato tutta base. Nessuno impedisce di andare a parlare con Iannone”.

Non siamo certo convinti: “Questo modello però può funzionare, se effettivamente funziona, solo perché CPI è un movimento relativamente piccolo. Auspicando di aumentare il numero di militanti, come di certo fate se volete davvero incidere nella realtà, come pensate di gestire questo problema in futuro?”

Scatta Zanella: “CasaPound è un’avanguardia, non un’organizzazione partitica che ha bisogno di fare proselitismo!” Eppure lo stesso Marocchi è stato candidato come indipendente per il PdL a Riva del Garda. Quando domandiamo come CasaPound si pone nei confronti dei militanti che si presentano in liste di partito, la risposta è pronta: “Non c’è nessun problema, anzi siamo aperti a qualsiasi partito. Sono meri strumenti, se possono essere utili per veicolare le nostre battaglie ben vengano. Davvero credete che possano essere considerati ancora contenitori ideologici?”

Economia ed antiamericanismo

Ray Ban per tutti

L’intervista ha spaziato tra molti argomenti: abbiamo parlato di soldati francesi, di soldati romani, di soldati giapponesi e non solo. Da parte dei ragazzi di CasaPound è ad esempio emersa una visione decisa ma un po’ farraginosa dell’economia. Punto più manifesto, e a tratti sorprendente, è il ferocissimo antiamericanismo. La destra radicale si sa, ha sempre covato odio per gli USA, un po’ per essere stati i vincitori del nazi-fascismo, un po’ per l’arrembante liberalismo economico.

I 4 ragazzi però (c’è da dire che erano principalmente due a rispondere: i più giovani sembravano un po’ intimiditi) non mancano di ricondurre alla degenerata politica estera degli Stati Uniti quasi tutti i temi che trattiamo. E quando non è colpa degli imperialistici USA (concetto contrapposto a quello positivo di “imperiale” auspicato per l’Italia) le risposte che otteniamo per la soluzione a problemi concreti chiamano in causa il “signoraggio” e la democrazia rappresentativa, proponendo soluzioni come la nazionalizzazione delle banche, la sostituzione del senato con un organo corporativo.

Dolente, il tasto della democrazia: “E in questa democrazia vi sentite liberi? Mettendo una x su una scheda?” - ci chiede Marocchi accalorato. Rispondiamo: “Spiegateci, quale strategia migliore proponete per selezionare la classe politica per guidare il paese?”

Replica Zanella: “Iniziamo a nazionalizzare le banche, poi ne riparliamo”. “Ma questa non è una risposta!” protestiamo. “Ti ripeto, iniziamo a nazionalizzare le banche...”

La retorica di CasaPound, come quella della destra in generale, guarda all’avversario politico (le “zecche dei centri sociali”, per intenderci) con costanti riferimenti estetici: la mancanza di stile e di pulizia, il disordine e l’assenza di una cultura del fisico. Mentre CasaPound esalta stile e presenza fisica. Ciò è emerso molte volte soprattutto nelle frasi del più giovane, Filippo (18 anni, rappresentante del Blocco Studentesco al liceo Da Vinci di Trento), confermando che uno dei punti di forza di CPI, in grado di spiegare la sua grande popolarità tra i giovani, è la capacità un po’ futurista di parlare un linguaggio brillante, nelle parole ma soprattutto negli slogan, nella grafica e nelle modalità comunicative. Così vale per la musica: non dimentichiamo che parte del presente successo di CPI è fondato anche sul successo del gruppo Rock fondato nel ‘97 da Iannone, gli ZetaZeroAlfa, e che il panorama italiano è un fiorire di gruppi punk-rock Oi! messi insieme da ragazzi di destra, che appena sanno tenere in mano una chitarra vogliono urlare al mondo il loro disagio. Un esempio sono i due ragazzi venuti a trovarci, Alessandro e Marco, che suonano in Trentino e Veneto in un gruppo chiamato Brigata Zidiosa.

Aggressivi?

Manifestazione del Blocco Studentesco

E la famosa aggressività? Esistono i fatti. Gianluca Iannone non è nuovo ad azioni violente e per esse è già stato condannato. I suoi seguaci non sono da meno. Due anni fa, una squadra di aderenti al Blocco Studentesco fece irruzione in Piazza Navona, durante la manifestazione studentesca del 29 ottobre 2009, e non esitò ad agitare i bastoni contro i propri colleghi “non allineati”. Proprio qualche giorno fa, poi, una perquisizione nella sede della sezione spezzina di CasaPound ha consentito il ritrovamento di numerosi oggetti contundenti (sebbene il responsabile della sezione abbia provato a farli passare per strumenti da bricolage. Il tirapugni lo trovate nelle migliori cartolerie). Eppure, i nostri interlocutori han dato di sé un’immagine tutt’altro che aggressiva. Composta e dialogica, da un lato, con la sollecitudine, per esempio, nel marcare le distanze da omofobia e antisemitismo; e isnieme la sensazione di trovarsi un po’ smarriti tra le nozioni e l’ideologia che, per quanto rifiutata, trapela attraverso slogan masticati, elaborati e digeriti, ma pur sempre vagamente preoccupanti.

Lui e loro

Pound

Raccontava Fernanda Pivano che quando, negli anni ‘50, incontrò Ezra Pound all’ospedale di St. Elizabeth a Washington, era sospesa tra la trepidazione (per l’incontro con “il maestro di Hemingway”) e la repulsione (per via del proprio convinto antifascismo). Poi, mentre Pound passeggiava ansioso gettando noccioline agli scoiattoli e, con gli occhi infiammati e penetranti, parlava di Hemingway, di Rapallo e di Venezia, la Pivano diceva d’aver pensato: “Gli intellettuali italiani avrebbero certamente vinto qualsiasi rancore politico pur di riavere vicino questo colossale uomo di cultura”.

Quando poi, dopo la sua liberazione ed il ritorno in Italia, il poeta, in tutta risposta, accolse i giornalisti con il saluto romano, alcuni di quegli intellettuali italiani furono probabilmente più tiepidi del previsto. Certo non Pasolini, autore di una storica intervista a Pound: un’intervista al Pound economista, che criticava la finanza spregiudicata e usuraia e la posizione ricattatoria delle banche nei confronti degli Stati, e proponeva (come soluzione) la tassazione del denaro anziché dei redditi.

Proprio la visione economica del poeta sembra uno dei tratti nei quali i giovani aderenti a CasaPound si riconoscono. Non a caso, il loro programma parla (sebbene in modo molto superficiale) di controllo pubblico delle banche e di usura come crimine contro l’umanità.

Ma c’è un altro aspetto, di Pound, che affascina i giovani di CPI: ed è quello che si può forse definire “l’eroismo perdente”. Ovvero la difesa, incondizionata e irragionevolmente intransigente, della propria posizione. Anche quando cambiarla sarebbe salvifico e renderebbe onore all’intelligenza del libero arbitrio.

Definito come “superamento dell’Io”, questo atteggiamento è l’immagine filtrata (ed egocentrica) della coerenza: perché si discosta dalla coerenza stessa per diventare dogmatismo, quando non fanatismo; un superamento all’indietro. Mentre saper cambiare opinione e riconoscerlo, dapprima a se stessi, è un atto di coraggio estremo; e prevede una volontà di rispettarsi, come individui, che nessun individualismo (di stampo eroico) può celebrare.

Un terzo aspetto, il più marchiano, per il quale la figura di Pound fa da riferimento a CPI è l’adesione convinta del poeta al fascismo italiano. Questo aspetto, tuttavia, va accostato con delicatezza. Quanti grandi intellettuali hanno aderito (ufficialmente) al fascismo, e in particolare a quello italiano? Molti. Era dichiaratamente fascista Louis Ferdinand Céline. E lo erano Gadda, e Pirandello, e Ungaretti. Per svariate ragioni, spesso diverse dalla convinzione politica: dal patriottismo risorgimentale, alla ricerca di una via di fuga dalla confusione totale e dominante nel periodo tra le due guerre.

E allora anche il richiamo di CPI a Ezra Pound sembra, più che un riferimento culturale, il segnale di un disorientamento. Lo stesso che fa da retroterra alla massa popolare dei berlusconiani; ma assorbito e rilasciato, anziché passivamente, nell’azione. Di qui, l’inquietudine turbolenta che sovente traspare come carattere distintivo dei giovani aderenti a CasaPound; nell’atteggiamento dei quali si intravede un’ingenuità impaziente, ben pilotata da pochi spregiudicati capi, abilissimi nell’incanalare l’energia derivata da un’abnorme ansia sociale.