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Le istituzioni trentine che guardano all’Europa

Il nuovo Centro Studi sulla Cooperazione

Il nuovo Centro Studi sulla Cooperazione è stato inaugurato proprio l’11 febbraio, alla presenza del Presidente Napolitano. Fortemente voluto da Diego Schelfi, il Centro dovrebbe entrare a pieno regime a partire dalla metà del 2008, assumendo la forma di fondazione gestita da un consiglio di amministrazione e da un comitato scientifico e con un uno staff di circa venti persone, che andranno a continuare e sviluppare l’attività già condotta dal 1994 dall’ Issan (Istituto studi sviluppo aziende nonprofit).

Il presidente Napolitano nel discorso di inaugurazione del Centro Studi sulla Cooperazione.

L’intento è quello di studiare le diverse forme della cooperazione in Europa e nel mondo. In tal senso, l’Istituto si avvarrà dei contributi per lo sviluppo internazionale della Provincia e soprattutto dell’Università, assieme alla quale intende sviluppare la ricerca, la formazione, la divulgazione e la consulenza istituzionale mirate ad una riflessione scientifica generale che possa essere di stimolo per l’esperienza trentina e, più generale, per quella sulla cooperazione in Italia.

La Scuola di Studi Internazionali

La Scuola di Studi Internazionali è una Graduate School fondata nel 001 dalle Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Lettere e Sociologia, oltre che da cinque dipartimenti dell’Università degli Studi di Trento. Si tratta di un corso interdisciplinare all’interno dell’Ateneo trentino che rappresenta un’interessante novità nel panorama italiano: proprio per la sua struttura innovativa, multidisciplinare ed internazionale, la Scuola strizza l’occhio agli studenti stranieri, che negli ultimi anni hanno costituito la gran parte degli iscritti. Oltre alla laurea specialistica in Studi Europei ed Internazionali, visto il notevole successo riscosso nei primi anni, sono stati attivati anche un dottorato di ricerca in International Studies, e un master di secondo livello in Peace-building e risoluzione dei conflitti.

Seppur molto giovane, la Scuola ha saputo farsi conoscere in fretta. Vuoi per le novità che ha portato, vuoi per i molti incontri, seminari e conferenze a cui ha dato vita nel tempo (ultima delle quali la conferenza dello scorso anno sui cinquant’anni dell’Unione Europea, con l’ex ministro Ruggiero, il senatore Tonini, l’allora vicepresidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati Ranieri, oltre che Zanotti, Rusconi e molti altri esperti), vuoi per la forte partecipazione dei visiting professors nelle attività della Scuola, vuoi per la capacità di integrare studenti italiani e stranieri in un’unica struttura, vuoi per i già notevoli contributi alla ricerca, non solo in ambito accademico.

D’altronde la Scuola può vantare un parco insegnanti di sicuro prestigio; sarebbe eccessivo citare qui i nomi di tutti i docenti, ma basterà ricordare che il direttore della Scuola è Sergio Fabbrini, già premiato nel 2007 come trentino dell’anno, Premio Amalfi in Scienza Politica, NATO Researcher Fellowship presso la University of California, Riverside and Berkeley e Fulbright Visiting Professor presso la Harvard University (USA).