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Festival dell’economia: ricordiamoci del Tibet

Roberto Pinter

Ci eravamo abituati a credere che non ci potesse essere mercato senza democrazia, ma ci siamo dovuti ricredere. Sì, ci possono essere regimi totalitari che tollerano la presenza di mercati. Chi non se n’è accorto col Cile di Pinochet, Paese piccolo e regime durato meno di 20 anni, ha dovuto poi fare i conti con il caso, il grande caso, della Cina. Non si poteva e non si può ignorarlo…Il fatto che esistano al mondo mercati senza democrazia e che il mercato pulluli di organizzazioni non democratiche non significa che un’economia di mercato possa sopravvivere a lungo senza democrazia...

Queste analisi ci servono oggi a valutare i rischi, sempre presenti, di una degenerazione delle nostre democrazie. Forse un giorno ci serviranno anche a individuare le chiavi per promuovere sviluppi democratici in quei regimi totalitari che oggi hanno un’economia di mercato".

Con queste parole Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival dell’Economia di Trento, presenta l’appuntamento 2008 dedicato al rapporto "Democrazia e Mercato".

Sarà un festival interessante che richiamerà l’attenzione dell’opinione pubblica. Ma sarà anche un festival che giunge alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino. La Comunità internazionale ha infatti deciso che la Cina poteva affacciarsi alla ribalta mondiale rappresentata dal più atteso degli avvenimenti sportivi nonché televisivi. Anche se la Cina conosce un regime autoritario, anche se i diritti umani non vengono rispettati, anche se la pena di morte conosce un bilancio devastante, anche se le minoranze come i tibetani non godono di alcuna autonomia, si è permesso alla Cina di organizzare le Olimpiadi vedendo in esse una occasione per sancire un ingresso nella comunità internazionale non solo come potenza ma anche come parte della comunità internazionale.

Credo che nella scelta siano prevalsi più interessi di mercato che considerazioni umanitarie, ma fatto sta che Pechino è stata sdoganata e il governo cinese ha ricambiato con una durissima repressione delle manifestazioni di protesta dei tibetani.

Oggi sono in molti a dire quello che ieri non hanno detto sulla scelta della Cina, ma, a parte il dibattito sul boicottaggio, rimane il problema che in una economia globale convivono democrazia e totalitarismi, democrazia e violazione dei diritti umani.

Anche se non gareggiassimo a Pechino, comunque gareggiamo nel mercato mondiale; anche se non partecipassimo alle Olimpiadi, comunque partecipiamo alla crescita economica della Cina e vendiamo armi come comperiamo merci.

Dobbiamo chiederci, come dice Boeri, cosa possiamo fare per promuovere sviluppi democratici in sistemi totalitari, visto che il mercato non assicura la democrazia e purtroppo nemmeno la libera circolazione delle persone e delle informazioni.

Ancor più grave della negazione della libertà del popolo tibetano è la negazione ai giornalisti come ai tibetani del libero accesso al Tibet.

Si accenderanno i proiettori su Pechino ma non sul resto della Cina e del Tibet, dove potranno continuare controllo e repressione, per non parlare del trattamento dei lavoratori che realizzano le olimpiadi e dei milioni di persone allontanate dalla loro terra per costruire le strutture olimpiche.

Ora chiedo a Boeri e al presidente Dellai che all’interno del festival ci sia spazio per questi interrogativi, che ci sia la possibilità di puntare i riflettori su quello che accade in Cina come in Birmania, che siano invitati i giornalisti che hanno documentato in questi anni il vero volto del mercato e che sia invitato il Dalai Lama o il capo del governo tibetano in esiliocome segno di quello che Boeri definisce non solo un interesse da studioso ma anche un impegno democratico, un impegno al quale questa Provincia non può e non deve sottrarsi.

* Consigliere provinciale