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Amare riflessioni

A  mezzogiorno ho sentito Bush parlare di intervento dello Stato nell’economia; all’ora del caffé ho sentito Veltroni - fulminato sulla via di Damasco - accusare Berlusconi di volersi affidare solo al mercato dimenticando l’intervento pubblico; questa sera, ascoltando i Tg, ho sentito che a Londra si parla di nazionalizzazioni per salvare l’economia e dopo cena ho sentito che il sistema finanziario ci sta crollando addosso. All’ora di andare a letto, sento che chi ha investito i soldi della sua pensione nei fondi pensione è a rischio.

C’è ancora qualcuno che - oggi - ha il coraggio di dire che i no global, quegli estremisti, quelle fastidiose cassandre, avessero torto quando denunciavano un sistema economico malato, basato sulla speculazione e chiedevano un altro modello di sviluppo? C’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che Marco Ferrando (e come lui altri "matti") che proponeva le nazionalizzazioni è un povero demente rimasto agli anni ‘20 (la differenza è che le nazionalizzazioni che aveva in mente lui non erano fatte dai padroni per salvare i padroni)? Quando come Attac dicevamo che mettere i propri soldi nei fondi pensione era un rischio, tutti ci consideravano i soliti pessimisti. Qualcuno può ancora dirlo oggi?

Le mie sono riflessioni amare, perché la sinistra di governo ha perso gli ultimi vent’anni a inneggiare al libero mercato, a distruggere lo stato sociale e a flessibilizzare il mercato del lavoro, più realista del re. E oggi, della sinistra, non resta più niente. E’ un caso?