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Teroldego alla diossina?

Francesco Piscioli

La costruzione di un inceneritore ad Ischia Podetti già deliberata dalla Giunta Provinciale provocherebbe danni enormi ed irreversibili all’agricoltura trentina pregiata. La diossina uscirà dal futuro inceneritore di Ischia Podetti, si diffonderà nell’atmosfera e sarà portata dai venti nei paesi vicini (Lavis, Pressano, Zambana e nella Piana Rotaliana). Con la pioggia si depositerà nel terreno. Le viti assorbiranno la diossina che ritroveremo nei grappoli d’uva. C’è pertanto il rischio di un inquinamento che si può riassumere in modo provocatorio: Teroldego alla diossina.

L’Unione Provinciale Agricoltori di Trento, 1l 31 luglio 2003, aveva chiesto all’Unità Organizzativa per la Valutazione dell’Impatto Ambientale di esprimere parere negativo alla localizzazione dell’inceneritore di Ischia Podetti. Purtroppo le giuste preoccupazioni degli agricoltori trentini non sono state prese in considerazione. Il decreto legislativo 18.05.2001 n. 228 (orientamento e modernizzazione del settore agricolo) dispone "norme" per la tutela dei territori con produzioni agricole di particolare qualità e "tipicità".

Il D.L.gs. n. 05.02.97 e successive modifiche afferma che lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali tutelano nell’ambito delle rispettive competenze la tipicità, la qualità, le caratteristiche alimentari e nutrizionali, nonché le tradizioni rurali di elaborazione dei prodotti agricoli o alimentari a denominazione di origine controllata (DOC) a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP) e a indicazione geografica tutelata (IGP).

La tutela di questi marchi doveva essere tenuta in considerazione dalla Provincia di Trento nel momento della individuazione del sito in cui costruire l’inceneritore. Ciò non è stato fatto e neppure è stata data una risposta alle preoccupazioni della Unione Provinciale Agricoltori di Trento. Ne deriva che il vino Teroldego è a grave rischio. Infatti l’emissione di diossina sarà continuativa e di conseguenza è certo l’assorbimento da parte dei terreni e successivamente dei vigneti. La concorrenzialità dei paesi europei e italiana sarà sempre più agguerrita. Certamente le ditte produttrici di vino, conoscendo la località in cui sarà costruito l’inceneritore distante pochi chilometri dai vigneti che producono il Teroldego, eseguiranno controlli continuativi ed è certo che una quantità minima verrà riscontrata.

Non ci si deve dimenticare che a Parma l’inceneritore non fu costruito proprio per proteggere il Parmigiano- Reggiano. Gli inquinanti (diossine, furani, piombo, cromo e cadmio) dispersi dal camino del futuro inceneritore di Ischia Podetti si accumuleranno nell’ambiente, verranno assorbiti sia dal bestiame che dalle colture.

La normativa comunitaria, che è entrata in vigore in tutti gli stati europei a partire dal 1° luglio 2002, prevede il limite massimo delle diossine nel latte pari a 3 pg OMS-TEQ/g grasso. Dai risultati di una recente ricerca eseguita in campioni di latte di mucca provenienti da allevamenti posti in un raggio compreso fra 250 e 550 metri hanno dimostrato che due campioni sui tre sottoposti ad analisi hanno una concentrazione di diossine al limite massimo consentito. Così accadrà per tutti gli allevamenti situati nei paesi vicino a Trento.

La diossina, i furani e tutte le altre sostanze cancerogene emesse dall’inceneritore di Ischia Podetti depositandosi sulle culture agricole farebbero perdere il riconoscimento dei territori di produzione di qualità e i connessi vantaggi socio-economici e di immagine.

Se Parma è riuscita ad evitare l’inceneritore per proteggere il suo principale prodotto caseario, non si comprende perché la Giunta Provinciale ponga a grave rischio l’economia della Piana Rotaliana. E’ intollerabile che le osservazioni dell’Unione Provinciale Agricoltori di Trento non abbiano avuto nemmeno una risposta. Significa non prendere in considerazione le preoccupazioni di chi per decenni ha fatto sacrifici per creare un economia sana e redditizia.