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Povere rive dell’Adige!

Ho assistito anch’io, amareggiato e incredulo, alla criminale e demenziale desertificazione delle rive del fiume Adige. Anche stavolta ci raccontano le solite balle delle piante malate, della "messa in sicurezza" delle sponde in caso di esondazione. Ma poi saltano fuori i veri motivi, che devono essere nascosti al popolo bue: i ciclisti farebbero causa alla Provincia quando si fanno male lungo la ciclabile.

Ma sono balle anche queste: sfido il funzionario Dal Rì, o chi per lui, a dire quanti sono stati gli incidenti nel 2003 con relative denunce alla Provincia, l’ammontare della richiesta danni, i soldi eventualmente sborsati. Ammesso e non concesso che chi si sloga una caviglia o si sbuccia un ginocchio cadendo sulla ciclabile chieda poi i danni alla Provincia per qualche milione delle vecchie lire, quanto costa la disboscazione selvaggia, il danno ambientale e naturalistico della desertificazione di un ambiente fluviale una volta bellissimo, uno tra i pochi angoli rimasti ancora miracolosamente verdi? L’assalto a via Lidorno, lungo l’asta che porta all’aeroporto è già iniziato alla grande coi soliti megasvincoli, tangenziali e palazzoni (ovviamente provinciali) che si sono mangiati quel poco di campagna che era miracolosamente rimasta.

Ma non basta: la devastazione prosegue lungo tutta l’asta dell’Adige. Ma chi andrà in bici ora sotto al sole a picco in linea retta per chilometri e chilometri, lungorive lunari senza l’ombra di un solo albero? La sicurezza è il solito pretesto: le piante abbattute in realtà sono sanissime, alberi magnifici di 30 o 50 anni, al di fuori dell’alveo del fiume e distanti anche 50 metri dalla ciclabile, tagliati senza pietà. Gli alberi d’alto fusto stanno scomparendo progressivamente dalla città e dai dintorni, sostituiti da stitici alberelli che fanno ombra quanto un palo della luce.

Invito i trentini ad andare a vedere lo scempio terrificante che è stato compiuto lungo la ciclabile, su entrambe le sponde, da Trento a Mori: un paesaggio fluviale devastato, un danno naturalistico incalcolabile inflitto a tutta la comunità solo per la paura di qualche papavero in Provincia che non vuole rogne. Vergogna!