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Perché e quando conviene

Per approfondire gli aspetti economici e legali del Software Libero (SL) abbiamo intervistato Alessandro Rossi, ricercatore presso il ROCK Group (Research on Organizations, Coordination and Knowledge) della Facoltà di Economia dell’ Università di Trento, e Andrea Rossato (ricercatore della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento).

Quali sono gli elementi di novità in campo economico introdotti dal software libero?

Rossi:La libera circolazione delle informazioni, con la cessione del codice sorgente e di tutti i diritti di modifica e redistribuzione, rappresenta un radicale stravolgimento delle tradizionali regole della competizione.

Quale modello di business ne consegue?

Rossi:Si stanno affermando due modelli distinti: nel primo, il software viene regalato al cliente e utilizzato per vendere servizi, personalizzazioni, consulenze. Un secondo modello, più innovativo, si basa sulla vendita diretta di software libero. In questo caso il fulcro è dato dalla progettazione di un software ad hoc per il cliente.

Con il SL, cosa cambia per una software house?

Rossi:Non c’è bisogno di nessuna rivoluzione, il SL è assolutamente compatibile con il mondo produttivo così come oggi è configurato. Permette nuove opportunità, principalmente sotto forma di possibilità di riuso di soluzioni sviluppate altrove e maggiore coinvolgimento degli utenti nelle fasi dello sviluppo del software.

I sostenitori del Software Libero ricordano spesso i risparmi possibili sul costo delle licenze.

Rossi:E’ bene valutare il costo totale di possesso di un sistema, che include anche voci come la formazione del personale, la manutenzione, la migrazione da un sistema all’altro, ecc. Sembra ormai assodato che il risparmio derivante dal minore o nullo costo delle licenze è significativo solo per casi relativamente semplici. Ricorderei invece altri più significativi vantaggi, come la localizzazione delle spese, che anziché finire altrove rimangono sul territorio; il trasferimento delle spese da acquisto di licenze a investimento nel personale; il maggiore coinvolgimento delle risorse umane.

Quali sono i limiti del modello SL?

Rossi:La sua caratteristica base (permettere che l’innovazione possa essere facilmente fatta propria dagli utenti) fa sì che la creazione di prodotti radicalmente nuovi non sia più tanto remunerativo, quanto invece saper combinare in maniera originale quanto già esiste. In questo contesto è lecito chiedersi se permangano adeguati incentivi all’innovazione radicale.

Il software libero comporta delle novità anche dal punto di vista legale. In particolare, introduce una serie di licenze diverse, dal punto di vista giuridico, da quelle del software proprietario. Recentemente sono stati sollevati dubbi di "tenuta" di queste licenze in caso di scontro legale.

Rossato: Non mi pare: a fronte di 14 anni di utilizzo di queste licenze, i casi di scontro in tribunale sono stati davvero pochi. Di recente, poi, un tribunale tedesco ha confermato la validità legale della licenza GPL, la più usata per i programmi liberi.

In che senso il software libero è innovativo nel dibattito giuridico?

Rossato:Da qualche anno la tecnologia viene iperprotetta, al di là dei tradizionali vincoli del diritto d’autore, finendo con l’imporre condizioni vessatorie all’utilizzatore. In questo contesto, il SL è radicalmente innovativo: conoscendo il codice sorgente e potendo legalmente modificarlo, l’utente può, sempre legalmente, eliminare quelle iperprotezioni.