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E poi ci sono le bufale…

Fastidosi, gli spam. Ma spesso più insidiose le bufale: normali messaggi di posta elettronica che raccontano storie o lanciano appelli menzogneri.

In molti casi, in perfetta buona fede, come quando si insiste a cercare via Internet di identificare un bambino ritrovato dopo lo tsunami, quando il riconoscimento è già avvenuto da settimane; allorché si invoca disperatamente un donatore di un sangue raro mentre il bimbo è ormai bello che guarito; o quando si continuano a raccogliere firme da far giungere in Nigeria per evitare la lapidazione alla famosa Amina, ormai da tempo graziata.

In questo caso è solo ignoranza e disinformazione.

Poi ci sono le burle, con intenti più o meno disdicevoli, come l’annuncio che la Nike regalerà un paio di scarpe nuove per ogni vecchio paio ricevuto, o la raccolta di firme per evitare una imminente terza guerra mondiale che gli USA starebbero preparando. Ma la catena di S. Antonio (già, perché al destinatario si chiede di trasmettere il messaggio al proprio indirizzario) è anche un’arma di concorrenza sleale, vedi l’allarme riguardo a certi dentifrici e shampoo denunciati come cancerogeni.

E infine il capitolo truffe. Ce ne sono di sostanzialmente innocue, come la storia del bambino malato di cancro che prima di morire vuol finire sul Guinness dei primati per la più ricca collezione di cartoline; un gradino più su, c’è l’appello di Valentin Mikhaylin, residente a Kaluga, in Russia, che ogni anno, a partire dal 1999, "muore di freddo" e invoca soccorsi (ha cominciato chiedendo coperte e denaro, poi è passato ai cd musicali…), arrivatigli in tale quantità "che le autorità postali di Kaluga gli hanno detto che superava le quantità accettabili come regalo personale e doveva pagare i dazi doganali in quanto attività commerciale" - come apprendiamo dal bel sito www.attivissimo.net, specializzato in truffe informatiche.

Ma il caso più noto, e che più danni ha provocato è la cosiddetta truffa nigeriana. Cambiano i nomi dei personaggi, ma lo schema è sempre uguale: la vedova o il figlio di un ex ministro (di un imprenditore, di un alto funzionario, ecc.) di quel paese vuole trasferire illegalmente all’estero una barca di soldi e chiede al destinatario dell’e-mail di assisterlo aprendo a proprio nome un conto corrente bancario dove quei soldi saranno trasferiti; in cambio, riceverà una forte percentuale della somma: parliamo di milioni di euro. Al pollo che risponde, una volta che lo si sia astutamente convinto della veridicità della cosa, viene poi chiesto di anticipare qualche migliaia di euro per sopraggiunte spese, e il gioco è fatto.

A noi, di questi messaggi, ne sono arrivati 4 o 5 nel corso degli anni, il primo per posta normale, forse dieci anni fa, e allora ci interrogammo sulla faccenda: era evidentemente improbabile che dalla Nigeria avessero scelto la modesta cooperativa editrice di una rivista per un’operazione così gigantesca. Ma dove stava il trucco? Comunque regalammo il francobollo nigeriano a un nostro collaboratore collezionista e tutto finì lì. Poi della truffa nigeriana parlarono diffusamente e ripetutamente "Mi manda Rai3" ed altre trasmissioni, fino ad un recente intervento di "Striscia la notizia" e ad un’intera pagina di Repubblica di pochi giorni fa. Eppure, c’è qualcuno pronto ancor oggi a cascarci.

A volte, vien da pensare che abbia ragione il cinico direttore di questo giornale: i polli - sostiene - sono fatti per essere spennati.

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