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Effetto serra: dai benefici alla catastrofe?

Repubblica del 10 maggio, a pag. 44-45, riporta un articolo di Michael Crichton intitolato "La favola della terra più calda" relativo al suo nuovo romanzo "Stato di paura", edito da Garzanti. Che io sappia, Michael Crichton non è uno scienziato, anche se il suo libro è pieno di dati e di riferimenti a studi scientifici. Egli in buona sostanza sostiene che il riscaldamento del pianeta è una favola, e che faremmo meglio ad occuparci di problemi più seri come la povertà nel mondo o la mortalità per AIDS.

Ho avuto modo di leggere in anteprima il suo libro, e mi sono accorto con un certo stupore che egli ha ragione per un verso, ma torto marcio per l’altro. Un recentissimo studio del prof. William Ruddiman dell’Università della Virginia (USA), che quasi certamente è sfuggito all’attenzione di Crichton, è apparso sul n° 441, maggio 2005, de Le Scienze (edizione italiana di Scientific American), da pag. 46 a pag. 53. Questo studio, che è l’ultimo di una serie di ricerche durate decenni, sembra dargli in parte ragione, ma partendo da considerazioni e dati sperimentali opposti. Va premesso che il riscaldamento e il raffreddamento della terra sono ciclici e dipendono in primo luogo dalle variazione dei cicli orbitali del pianeta intorno al sole. Tali cicli operano su periodi di 100.000, 41.000 e 22.000 anni. Per effetto di questi cicli, la quantità di luce solare che raggiunge la terra (che periodicamente si allontana o si avvicina al sole) può variare di oltre il 10 %, dando luogo alle ben note glaciazioni, separate da brevi periodi interglaciali caldi, l’ultimo dei quali si è concluso circa 9.000 anni fa. In quel momento i gas serra avrebbero dovuto cominciare a diminuire (come sempre avviene nei periodi glaciali) e invece, inaspettatamente, aumentarono scongiurando, secondo Ruddiman, un nuovo periodo glaciale.

Tale inversione di tendenza fu causata dall’intervento umano, con l’invenzione dell’agricoltura circa 8.000 anni fa, prima in Anatolia e nel Medio Oriente, più tardi nella Cina settentrionale e infine nelle Americhe. L’agricoltura e la connessa deforestazione producono anidride carbonica e metano, cioè alcuni dei più importanti gas serra, che poi aumentarono all’inizio dell’era industriale. Ciò ha determinato un riscaldamento della terra durante vari millenni prima dell’era industriale di appena lo 0,8%, cifra superiore allo 0,6% misurata nell’ultimo secolo durante la rapida industrializzazione.

E’ dunque vero che il riscaldamento della terra è dovuto all’attività umana, ma è cominciato almeno 8.000 anni fa! Durriman conclude il suo saggio affermando che "i gas serra generati dall’uomo hanno svolto un ruolo benefico per migliaia di anni", evitando un nuovo periodo glaciale che avrebbe reso inospitale la terra. Ruddiman prospetta l’ipotesi che prima o poi avrà inizio un nuovo periodo glaciale e che quindi la terra si raffredderà, ma è anche possibile (contrariamente a quanto pensa Crichton) che l’aumento dei gas serra, a concentrazioni senza paragoni e a ritmi senza precedenti, produca una catastrofe.

Nella incertezza, a me pare che dovrebbe prevalere il principio di prevenzione, attuando veramente il Protocollo di Kyoto.

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