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Cosa succede in Afghanistan?

Le scarse notizie che ci giungono dall’Afghanistan sono confuse e in genere non confortanti. Sembra che gli Afghani comincino a dimenticare la paura e l’odio per i Talebani, e che questi ultimi, aiutati dall’Iran e dalla Russia, si apprestino a una offensiva di lunga durata per riprendere il potere. Il furore anti americano del 29 maggio di quest’anno, quando per un incidente stradale provocato da un blindato americano, vorticò per una giornata intera una rivolta popolare a Kabul, con assalti al Parlamento e all’ambasciata americana, non sarebbe che una prima dimostrazione. Gli analisti della situazione in Afghanistan ritengono che il governo Karzai e la sua polizia non contino nulla, e che i veri padroni del potere siano i "combattenti della guerra santa" (detti Jihadi), cioè le varie milizie fondamentaliste che da moltissimi anni dominano il Paese.

Scrive Rampoldi su Repubblica che "gli jihadi sono la guerriglia e l’anti-guerriglia, il narcotraffico e l’anti-narcotici, lo Stato e l’anti-Stato, la maggioranza e l’opposizione, il potere e il contro potere, in una parola: tutto". Ne consegue che Karzai è prigioniero degli Jihadisti ed è impotente.

Come seconda causa dello sfacelo afghano gli studiosi indicano il comportamento degli Americani, che non hanno capito nulla, e rischiano di perdere la guerra per la stupidità dei loro generali, e perché, almeno fino ad ora, continuano a spararsi sui piedi con le loro armi potentissime. Il nipote di Karzai (membro del Consiglio di sicurezza nazionale) ha confidato a Rampoldi: "Gli Americani bombardano senza chiederci autorizzazioni e non di rado finiscono per combinare disastri... stanno provocando la popolazione... L’ostilità verso i militari statunitensi sta crescendo, la gente semplice comincia a detestarli". Un alto funzionario della Sicurezza afghana ha dichiarato: "Secondo lo schema ideale le cose dovrebbero andare così: gli Americani colpiscono i Talibani di un villaggio. Poi interviene la polizia afghana e bonifica la zona; infine arriva l’amministrazione civile per la ricostruzione. Nella realtà va in tutt’altro modo... quando la polizia se ne va, non arriva alcuna amministrazione civile, perché i soldi non ci sono. Nel villaggio tornano i Talibani, e si ricomincia".

Intanto l’Iran sta riorganizzando i profughi fuggiti dall’Afghanistan durante la guerra contro i Russi. Erano 3 milioni e lo sono ancora. L’Iran li protegge, li finanzia, li arma e li addestra in attesa di scagliarli contro gli Americani, se la situazione precipitasse in un conflitto USA-Iran.

In complesso molti osservatori cominciano a ritenere che sia stato un errore andare in Afghanistan non conoscendo la realtà profonda del Paese, le sue tradizioni, la sua cultura; senza sapere che gli Afghani islamici non vogliono l’Occidente e la sua cultura, che ritengono corrotta e antireligiosa. Ormai anche i non islamici diffidano degli Americani e vorrebbero cacciarli.

Naturalmente nessuno sa come andrà a finire. Ma è giusto chiedersi se è moralmente accettabile e politicamente corretto mantenere la missione militare italiana in Afghanistan, sapendo che chi li comanda di fatto (intendo gli USA) segue una linea improduttiva, anzi sbagliata, che fomenta la rivolta anti occidentale, e che potrebbe portare a un inutile bagno di sangue.

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