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Telefono: l’incubo dei servizi non richiesti

Centro Tutela Consumatori

La signora X, tornando a casa dal lavoro, trova davanti alla porta un pacchettino, entra in casa, lo apre e scopre che all’interno c’è un videotelefono con una lettera accompagnatoria che ringrazia dell’acquisto. La signora, però non ha mai ordinato nulla, tantomeno, un videotelefono".

La signora Y, invece, trova nella buca delle lettere la fattura di una fantomatica società di telefonia intestata alla figlia minorenne, dove le vengono fatturate le telefonate degli ultimi due mesi. La signora Y cade però dalle nuvole: da tanti anni ha sempre avuto lo stesso operatore e non ha mai attivato nuovi contratti.

Il sig. Z invece durante un casuale controllo della fattura telefonica, scopre di avere tutta una serie di voci riferite a particolari tipologie di abbonamento e canoni aggiuntivi mai richiesti. A quel punto controlla le fatture precedenti e scopre che da un anno paga per servizi attivati abusivamente".

La signora A, invece, anziana di novant’anni, e poco propensa ad iniziare ad usare internet, scopre che da un anno paga il canone di abbonamento per un servizio adsl...

E così, via… Tutto ciò è il risultato del marketing telefonico: di quelle fastidiose telefonate che riceviamo nelle ore più disparate della giornata. La fatturazione di servizi mai richiesti è uno dei problemi maggiori del mercato della telefonia in Italia. Il fenomeno è partito già da alcuni anni con le connessioni ad Internet: migliaia di famiglie si ritrovarono con bollette astronomiche per connessioni a numerazioni a pagamento con prefisso 709 poi diventati 899 o numeri internazionali a cui gli utenti non si erano volontariamente collegati. Il piano di numerazione nazionale ha sempre vietato la fornitura di servizi e prodotti con successivo addebito sul traffico telefonico. Ma nonostante ciò, nei primi 8 mesi del 2003, l’uso indiscriminato sulla rete dei dialers portò il complessivo giro d’affari delle 3 maggiori società titolari delle numerazioni alla strabiliante cifra di 211.534.322 euro.

Il Ministero delle Comunicazioni e le Autorità di controllo in questi anni non hanno mosso un dito per arginare il mercato dei dialers e degli altri tipi di servizi non richiesti che, nel frattempo, si sono estesi a macchia d’olio anche nella telefonia fissa.

A tutt’oggi, sono all’ordine del giorno le proteste degli utenti per attivazioni abusive verso altre compagnie telefoniche, videotelefoni lasciati fuori dalle porte di casa, linee adsl e relativi modem consegnati ad ignari pensionati, nonché opzioni tariffarie e segreterie telefoniche di cui l’utente non sa nulla se non dopo aver ricevuto fatture inverosimili o di altre società sconosciute.

Un calcolo approssimativo vede circa 1 milione di utenti alle prese con problemi di fatturazione abusiva.

Ma finalmente, quello che il Ministero delle Comunicazioni e il Garante per le telecomunicazioni non hanno fatto fino ad oggi, ha tentato di farlo in parte, il Garante per la protezione dei dati personali con un provvedimento che obbliga i fornitori di servizi di comunicazione elettronica a:

- indicare con precisione l’origine dei dati già nel corso della chiamata o comunicazione promozionale da parte di operatori e gestori di servizi di call center, a prescindere da una richiesta del destinatario;

- sviluppare o integrare strumenti idonei ad identificare l’incaricato del trattamento dei dati che ha effettuato l’attivazione del servizio;

- registrare subito presso il servizio di call center interno od esterno all’operatore la volontà manifestata dalla persona contattata che si opponga all’utilizzo dei dati per attivare il servizio proposto e/o per ulteriori promozioni, ed adottare contestualmente idonee procedure affinché tale volontà sia rispettata;

- predisporre idonee misure organizzative per agevolare l’esercizio dei diritti degli interessati e riscontrare le richieste relative all’origine dei dati personali, fornendo anche gli estremi identificativi del rivenditore che ha attivato i servizi o le utenze non richieste o del soggetto che svolge per conto dell’operatore un servizio di call center.

Dopo anni di incertezze e un decreto ministeriale che invece di eliminare questo tipo di truffe è riuscito unicamente a limitarne gli importi, qualcuno sembra finalmente deciso a garantire che gli utenti si obblighino a pagare dei servizi scelti consapevolmente e solo dopo un consenso espresso.

Secondo noi, però, difficilmente tutti gli operatori si adegueranno alle disposizioni del Garante (e pare che qualche operatore abbia già avuto l’idea di ricorrere al TAR) , e dunque è meglio di rimanere all’erta.

- Controllate sempre ogni fattura in arrivo, soprattutto le voci relative ai canoni e noleggio. Qualora siano addebitati servizi non richiesti, prima della scadenza della fattura, fate segnalazione (meglio se scritta) all’operatore di riferimento e pagate solo quanto ritenete sia spettante.

- E’ sempre rischioso aderire ad una proposta commerciale effettuata via telefono. Troppi sono gli elementi mancanti per operare una scelta consapevole, basata su un serio confronto delle proposte esistenti sul mercato. Alle proposte di marketing telefonico è preferibile non rispondere abbassando immediatamente la cornetta.

- Consigliamo infine una frase da comunicare all’operatore qualora non rispetti il vostro volere ad opporvi al trattamento dei vostri dati: " Le ricordo che Lei deve registrare la mia volontà di non ricevere altre comunicazioni promozionali, come stabilito dal Garante nel provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 2006. Se la mia volontà non viene rispettata, il trattamento dei miei dati è illecito e comporta sanzioni penali ai sensi del Codice della Privacy".