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Lettera aperta alla Persona Intervistata (P. I.) e p. c. a Ettore Paris di QT.

Raimondo Leo

Gli articoli di QT, a firma Ettore Paris, sia quello pubblicato qualche numero fa (Quando la cultura si arrende alla tivù) che quello in questione (Gli studi (?) di Miss Italia in una scuola per somari), rappresentano un ignobile tentativo di manipolazione della realtà attraverso, prima, il commento di un articolo pubblicato sull’Adige il giorno successivo all’esame sostenuto dalla candidata Claudia Andreatti e, dopo, un altro articolo sotto larvata forma di intervista unilaterale, fatta alla S.V. (anonima), che poi tanto anonima non è, visto che sostiene di far parte dei Consiglio di Classe della 5B Liceo, quindi facilmente individuabile, dato che quanto detto nell’articolo può essere inequivocabilmente attribuito a una sola persona di quel Consiglio di Classe. Quindi so con certezza a chi mi sto rivolgendo. Ma non faccio nomi, per una sorta di rispetto verso la Sua volontà di rimanere anonima.

Faccio notare come la Sua professionalità viene messa palesemente in discussione quando va a spifferare ad un giornale notizie riservate, come quelle dette nella prima parte dei Consiglio di Classe, contravvenendo all’etica professionale stessa e alle norme che vietano la diffusione sia dei segreto d’ufficio che dei dati sensibili relativi alla sfera privata di una persona che, per quanto sia Miss Italia, in quel momento era solo la studentessa Claudia Andreatti. Mi piace tanto usare la parola professionalità in sintonia con la S.V. (di cui fra l’altro si professa paladina, accusando i colleghi, quelli della scuderia, di vassallaggio) da ritornarci sopra per dimostrarLe quanto possa essere “professionale” una persona che durante la seduta ha espresso, è vero, le proprie perplessità (limitandole però a quel caso e non ai casi degli anni precedenti), ma che al momento del voto ha concordato con la decisione di ammettere la candidata alla classe successiva, visto che tale decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio di Classe e, quello che è più grave, non ha fatto alcun cenno ad eventuali pareri discordi da inserire a verbale, salvo poi sfogarsi all’esterno, per di più sotto forma (buffamente) anonima e senza dare la possibilità agli altri di difendersi. Anche Lei, come vede, non è indenne da colpe alla stessa stregua di tutti noi poveri mortali! Facile tirarsi fuori quando nessuno può controbattere! Evviva la professionalità e, soprattutto, l’onestà!

Altro esempio di “professionalità? Quando vuole mistificare la realtà. Ecco le Sue falsità e la mia denuncia della mancata conoscenza di come stanno le cose:

1. La mia azione di imbonimento verso i docenti durante la riunione precedente l’esame. Era solo una doverosa riunione per prendere accordi sul modo di procedere, visto che non capita tutti i giorni di fare quel tipo di esame. Negli anni precedenti erano stati esaminati altri studenti per lo stesso motivo, eppure la S.V. non aveva mai gridato allo scandalo. Forse l’ha fatto quest’anno perché trattasi di Miss Italia? (ma non aveva detto: ‘contro la quale non abbiamo nulla’?). Mi fa un certo senso sentirmi attorniato da docenti che, per certi versi, vengono definiti come lacchè! O peggio che calano le braghe! Non so se, in termini dl epiteti, ai precari sia andata meglio che ai docenti di ruolo, liquidati e marchiati, i primi, come menefreghisti. Non saprei cosa scegliere! Questa sì che è professionalità, cara P. I.!

2. Il Consiglio di Classe che aspetta mezz’ora Miss Italia. Più grossa di così non la poteva sparare! Il perché lo capirà alla fine del periodo.

Talvolta, durante gli esami di idoneità, è capitato di dovere addirittura chiamare a casa qualche ragazzo che si era dimenticato, presentandosi due ore dopo, e la commissione ha (professionalmente) aspettato anche se non era Miss Italia, per non fargli perdere l’esame. Qualche Consiglio di Classe, talvolta, ha atteso (sempre professionalmente) un collega a cui era sfuggito di mente l’appuntamento e il collega non era Miss Italia. Sono cose che possono capitare a tutti, a maggior ragione a una persona che aveva a disposizione solo poco tempo, durante il quale aveva tanti altri impegni, fra cui, quella sera, organizzare una visita ad un ragazzo gravemente ammalato, che aveva chiesto di vederla. Ecco il motivo dei ritardo! Quindi il mancato rispetto dei tempi non è imputabile alla volontà della candidata o, come si evince dalle Sue parole, all’ostentato atteggiamento da star. Si dovrebbe vergognare a pensare certe cose!

3. C’era il collegio delle collaboratrici. Ce n’era una su tre e, fra l’altro, quel pomeriggio aveva del lavoro da sbrigare in ufficio, come succede spesso. La collaboratrice ha un figlio così grande (se vuole, diciamo anche curioso di vedere Miss Italia? ma è peccato mortale?) che è stato in grado di venire da solo (pensi, con la propria auto!), altro che portato dietro. Ovviamente, detta così, chi legge riceve una visione distorta di ciò che è accaduto! Non Le sembra?

Oltre alle intenzionali falsità mirate ad infangare il Curie (in un momento cruciale in cui le famiglie devono scegliere la scuola superiore per i loro figli, ma sono certo che le famiglie si dimostreranno più intelligenti e non baderanno a queste elucubrazioni), la S. V. manifesta (c’era da aspettarselo!) una caduta di stile quando si permette di dare dei giudizi sul modo di vestire degli altri (il “Preside insolitamente elegante”). Le ricordo che quella sera non eeo il solo ad esserlo, ero in buona compagnia: proprio come la S. V. Le foto sono un’inequivocabile testimonianza.

Concludo con la scuola dei somari. Mi viene spontaneo pensare che se ciò è vero, allora forse un po’ di merito è anche Suo! Distintamente.