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Giornalista precario, cioè...

Ecco qui di seguito un quadro di sintesi concreto per farsi un’idea della situazione di precarietà e sfruttamento economico che già striscia in molte redazioni italiane e che le richieste degli editori per il nuovo contratto rischierebbero di sistematizzare ed estendere.

L’ampiezza del fenomeno della flessibilizzazione del lavoro giornalistico è spiegata da un dato eloquente: oggi, in Italia, sul totale delle persone che svolgono attività informativa, solo un terzo ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Il resto sono contratti a termine, spesso anche di brevissima durata, e soprattutto collaborazioni esterne, quasi sempre affidate ad under 40.

E’ proprio nell’ambito delle collaborazioni esterne che si annida lo sfruttamento economico: oltre la metà dei collaboratori esterni arriva a percepire poco più di 8.000 euro lordi l’anno.

In pochi casi si tratta di free-lance che hanno scelto deliberatamente la via del lavoro autonomo, molto più spesso si tratta invece di “cottimisti della notizia”, pagati ad articolo, che di fatto lavorano a tempo pieno per una sola redazione, senza che gli editori si sognino di assumerli. Quello che percepiscono è una miseria: i prezzari delle testate vanno in genere dai 3 euro di una breve ai 20 euro per un articolo di apertura. Con in più la beffa dei ritardi nei pagamenti. La legge imporrebbe infatti il pagamento delle prestazioni giornalistiche a 30 giorni, ma in realtà i dati raccolti dalla Fnsi mostrano che i tempi per ricevere il compenso oscillano fra i 60 e i 500 giorni. Inoltre, i precari non godono di nessun tipo di tutela, né sanitaria, né previdenziale, né assicurativa.

Da non dimenticare poi la piaga degli stage gratuiti. Ogni anno, migliaia di studenti delle 19 scuole di giornalismo attualmente riconosciute dall’Ordine sono pronti a colmare gratuitamente, con la speranza di “inserirsi”, i buchi nelle redazioni che gli editori lasciano sapendo di trovare chi li riempirà, non importa con quale professionalità, purché lo facciano gratis. Questi forzati del volontariato giornalistico non possono nutrire troppe speranze per il proprio futuro lavorativo, se è vero che per i 1.400 di loro che ogni anno diventano professionisti sono solo 255 i posti di lavoro che si liberano nelle redazioni coi pensionamenti.

Per un quadro più esauriente della situazione, rimandiamo al recente testo della Fnsi, Libro bianco sul lavoro nero – Storie di violazioni e soprusi nel mondo dell’informazione.