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Fra ricerca e diagnostica sanitaria

Intervista al prof. Alfonso Caramazza

Con il prof. Alfonso Caramazza approfondiamo alcune questioni. A partire dalla macchina a risonanza magnetica a 4 Tesla, cuore del laboratorio. La quale aprirà nuovi orizzonti; ma abbisognerà di ulteriori implementazioni. E’ in grado infatti di fornire un’accurata mappatura del cervello per individuarne le aree sollecitate in corrispondenza ad una data attività; ma questo ogni 2-3 secondi, mentre il cervello lavora alla velocità di frazioni di secondo. Per risolvere questo problema, si dovrà combinarne le capacità con quelle dell’elettroencefalogramma, che fornisce dati molto più rozzi, ma in tempo reale, senza discontinuità.

Insomma, l’attività del nuovo laboratorio dovrà avere anche un versante ingegneristico, di implementazione dei macchinari, oltre a quello di studio neurologico?

Il prof. Alfonso Caramazza. (Foto Berardinatti)

"Buona domanda. Con una precisazione: quello indicato non è un problema della macchina, ma un limite, perché, appunto, ci dà un’ottima risoluzione spaziale (indaga il cervello centimentro per centimetro, n.d.r.), ma non temporale. Comunque, anche così come è ora, è in grado di fornirci lavoro di ricerca per dieci anni. Poi è vero, noi intendiamo andare avanti, per esempio riuscire ad usare il metodo elettroencefalografico all’interno della Risonanza Magnetica, che è appunto un problema ingegneristico. Per questo possiamo avvalerci dell’apporto di un eccellente collaboratore, Giorgio Bonmassar, un trentino che lavora ad Harvard, esperto in questo campo".

Della macchina di Mattarello in Europa c’è solo un altro esemplare...

"Sì. Ma per poco: la Siemens intende farne lo standard per il futuro".

Per l’attività di ricerca o per la diagnostica sanitaria?

"La differenza è sottile. In genere è questione di tempo. Prima si inizia con la ricerca poi, individuate le procedure, si passa all’utilizzo clinico".

Per la vostra macchina avete previsto un utilizzo sanitario. C’è chi dice che è come utilizzare una Ferrari per andare a fare la spesa...

"Si dice sempre così; all’inizio sembra un utilizzo sovradimensionato, poi si vede che l’utilizzo nella pratica corrente porta a sensibili miglioramenti. Per esempio: l’umanità ha sempre fatto i bambini, poi si è visto che è possibile aiutare la madre durante il parto, e questa è diventata la prassi. Venendo al nostro caso: la ricerca clinica è il passo che facciamo per esplorare procedure che poi diventeranno standard. E allora tutti le vorranno, perché significano diagnosi più accurate, che prima non erano semplicemente possibili".