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Per Cortina è un sogno secolare

Cortina d’Ampezzo ha vissuto tutto l’Ottocento come terra dell’impero austroungarico. E quella storia ha suscitato una passione che in tanti cuori bussa ancora forte; anche se va detto che mai si è parlato tedesco, la lingua era il ladino. E la lunga storia dei popoli della valle del Boite è parimenti sempre stata legata alla cultura delle Alpi del sud, italiane: non è un caso che ancora oggi siano vive le Regole feudali che gestiscono il patrimonio silvo-pastorale, non solo a Cortina, ma in tutto il Centro Cadore; non è un caso che il legname della valle venisse venduto a Venezia, o che Tiziano Vecellio abbia scelto di lavorare con le scuole di pittura venete e non con quelle austriache.

Ma più che la storia, nell’attuale vicenda assume importanza una sua lettura semplificata. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1923 Cortina venne assegnata alla provincia di Belluno. Anche se c’erano state delibere del Consiglio comunale (18 ottobre 1918, 17 novembre 1919) che chiedevano l’annessione al Sudtirolo e poi all’Alto Adige, e un’altra, del 12 aprile 1920, che chiedeva un referendum popolare.

Ma il fascismo bloccò ogni iniziativa: chi cercava di agitare il tema del distacco dal Veneto veniva isolato, discriminato ed anche incarcerato. Solo nel 1939, al tempo delle opzioni, si tornava a parlare di Cortina annessa all’Alto Adige.

Poi il silenzio dei tempi di guerra, fino alla storica giornata del 14 luglio 1946, quando migliaia di ladini si riunirono sul Passo Sella con la richiesta di un referendum che riunisse in un’unica entità amministrativa tutte le vallate di lingua ladina.

Ma la decisione vera fu presa nel ’49, quando una consultazione popolare riguardante l’intera provincia doveva stabilire se Belluno dovesse rimanere al Veneto o passare al Trentino-Alto Adige, povero e percorso da tensioni etniche; a larga maggioranza si optò per il Veneto, come era allora comprensibile.

La storia però andava avanti, e le cose cambiavano. Così il 18 novembre 1991 il Consiglio comunale di Cortina votava una nuova proposta di referendum, arenatasi causa le asperità del percorso costituzionale per un eventuale cambio di provincia. E’ solo con la recente riforma della Costituzione (2001) che si aprivano semplificazioni burocratiche e, con esse, nuove possibilità. Di qui le notizie di questi giorni.

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