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La Giunta del Presidente

La terza Giunta Dellai, il disegno politico, i rapporti di forza, gli uomini e le (poche) donne. Cosa è lecito aspettarsi e cosa no.

La nuova Giunta

La netta (e non scontata) vittoria del centro-sinistra contro un avversario abbastanza temibile e comunque temuto (Divina) ha proiettato in alto le quotazioni di Lorenzo Dellai. Se alcuni mesi fa era un leader a rischio, all’affannosa ricerca di un espediente politico-propagandistico che tenesse assieme città e periferie, voto clientelare e protesta anti-magnadora, ora ha pienamente vinto la scommessa: "Ha saputo raccogliere sia il voto per la continuità e anche per la clientela, sia quello per il cambiamento – ci dice un esponente politico che non gli è particolarmente vicino, Giovanni Kesssler del Partito Democratico – Il voto di protesta è andato a destra solo in minima parte".

Questa vittoria, anche personale, non si poteva non riflettere sulla composizione della Giunta provinciale, come spiega Mauro Bondi nell’editoriale di pag. 3. Possiamo leggere la composizione della Giunta con in mano il manuale Cencelli (spartizione delle poltrone in base ai puri risultati elettorali): e allora risalta la preminenza dei partiti più vicini al Presidente (UpT, Patt, Udc, Ual) che infatti, con neanche la metà (il 48%) dei voti della coalizione, ottengono in giunta 6 posti su 9, cinque assessori più il presidente. E’ evidente che quest’ultimo ha fatto la parte del leone: i voti dati ai simboli a lui più vicini sono valsi più del doppio degli altri.

In realtà Dellai ha coltivato, e coerentemente perseguito, un ampio gioco politico: fare della sua maggioranza trentina un caso nazionale, rafforzando i legami, personali, con Enrico Letta e Pierferdy Casini. Ed ecco quindi che l’alleanza con l’Udc, irrilevante nelle urne (i sondaggi davano l’Udc ampiamente sotto i Verdi e Di Pietro, e in effetti si può quantificare in qualche migliaia di voti il loro apporto ai dellaiani, visto che il grosso dei 17.000 voti delle precedenti elezioni è andato ai candidati ex-Udc ora in lista con la destra) diventava invece decisiva sui media nazionali che, come al solito all’oscuro dei veri dati locali, non hanno parlato d’altro. A questo punto il bluff, o progetto che dir si voglia, non poteva essere mandato all’aria con la mancata attribuzione di un assessorato. Di qui il seggio alla Beltrami dell’Udc, con competenze peraltro minimali, e a quel punto il secondo al Patt. Il Pd veniva messo tranquillo con la presidenza del Consiglio.

La preminenza del presidente, a questo punto vero e proprio governatore, viene ancor più ribadita se si guarda ai nomi dei neo assessori: anche in barba alle preferenze ottenute, Dellai ha escluso le personalità scomode, o troppo vivaci. Niet su Giovanni Kessler, anche se secondo in ordine di preferenze, altrettanto sull’ex-segretario della Cgil Dorigatti, entrambi del Pd; fuori dalla giunta Roberto Bombarda, dei Verdi. Sembrava che lo scampato pericolo avesse insegnato a Dellai la dote dell’umiltà; per intanto si può dire che non gli ha insegnato l’arte del confronto.

Ma il tema vero è ancora un altro: quanto è preparata questa Giunta? E qui vediamo un arretramento rispetto al 2003: nessun assessore esterno, nessuna competenza da fuori del mondo della politica. Forse i precedenti assessori esterni (Salvaterra all’istruzione e Salvatori alla ricerca) non hanno convinto il presidente. Di sicuro in questa legislatura egli sembra puntare su assessori fidati e docili, sul ricorso alle competenze esterne tramite le consulenze, sul lavoro degli ottimi megadirigenti provinciali.

Lo si è visto in occasione dei provvedimenti anti-crisi. 800 milioni di euro, uno stanziamento tempestivo, ingente, all’altezza dei problemi (sarebbe come se a livello nazionale si fossero impegnati 80 miliardi, invece dei 4-5 effettivi). Il tutto secondo un disegno preparato in piena campagna elettorale dai dirigenti, presentato alle parti sociali ai primi di ottobre, ripensato in seguito alle osservazioni dei sindacati sugli ammortizzatori sociali, e varato dalla Giunta tre giorni dopo il suo insediamento. Con l’assessore competente, Alessandro Olivi, che ha visto le carte poche ore prima.

Saldamente al timone, Lorenzo Dellai traccia la rotta. Gli altri seguono.

Lorenzo Dellai, Presidente

Lorenzo Dellai

Super presidente, Dellai è anche super assessore. 29 sono le competenze che assomma: se vi dedicasse un giorno al mese, non avrebbe tempo per altro. In realtà alcune competenze, come la programmazione, gli indirizzi di politica economica, gli interventi su Interporto e Autostrada, sono logico completamento di una presidenza forte. Altre, come quelle legate al lavoro, alla grossa partita dell’energia, alla formazione professionale, possono indicare interesse per specifici, importanti settori. Ma altre invece indicano rapporti clientelari, da coltivare personalmente, come caccia e pesca, corpo forestale, protezione civile o le mitiche società controllate e partecipate (Trentino Servizi, Informatica Trentina ecc). Per altre, infine, sembra che Dellai voglia fare l’asso pigliatutto, con le competenze su sistemi di telecomunicazione, emigrazione, politiche giovanili, polizia locale, ecc. ecc. Spiace che in questo calderone siano finite, oltre che l’Università, anche la ricerca scientifica, fiore all’occhiello della passata legislatura con assessore (esterno) ad hoc, che per tessere rapporti e sbocchi girava il mondo, da Tokyo a Montreal. La ricerca è passata di moda, oppure Dellai pensa di promuoverla da piazza Dante, tra un incontro coi cacciatori e uno coi forestali?

Alberto Pacher (Pd), Vicepresidente, lavori pubblici e trasporti, ambiente e parchi, edilizia pubblica

Alberto Pacher

Il popolare sindaco di Trento nonché segretario del Pd, gratificato da una valanga di preferenze, ha ottenuto da Dellai, di cui è sempre stato un fedele, competenze interessanti. In particolare assegnando i Lavori pubblici a lui, al di sopra di ogni sospetto, si intende emblematicamente voltare pagina con la stagione di Grisenti e della magnadora. Come diciamo nell’editoriale a pag. 3, ci sono perplessità sulla completezza delle competenze e quindi sulle sue possibilità di una gestione indipendente e autorevole. Dubbi anche sulle sue sensibilità in tema ambientale (ha subito esordito male, non facendosi vedere a due convegni sul tema, e prendendosi le conseguenti rampogne) e di edilizia pubblica: da sindaco non ha individuato a Trento le relative aree, difficile che possa ora pressare i Comuni inadempienti, così l’Itea gli alloggi continuerà a comperarli dall’invenduto degli immobiliaristi.

Marta Dalmaso (Pd), Istruzione e sport

Marta Dalmaso

La cattolica insegnante dell’Arcivescovile alla Scuola (da tempo non più pubblica) ha subito suscitato commenti preoccupati. "Garantisco io" ha subito detto Dellai, facendo venire in mente Berlusconi, che disse lo stesso in merito a Bossi ministro (e beccandosi, di rimando "e chi garantisce per te?"). Ma Dellai ha ragione: la predilezione per la scuola cattolica è un dato delle ultime legislature, non sarà la Dalmaso ad accentuarla. Al di là di questo, vedremo come affronterà il tema scuola in generale; nella scorsa legislatura, al welfare non ha dato prove di autorevolezza: sulla contestata riforma dell’Itea sembrava radiocomandata da Dellai.

Alessandro Olivi (Pd), Industria, artigianato, commercio

Alessandro Olivi

Pur avendo ottenuto nel Pd meno prefenze di Kessler e di Dorigatti, il sindaco di Folgaria è stato scelto da Dellai come assessore, non tanto perché supportato da alcuni industriali, ma perchè ritenuto, probabilmente a ragione, meno indipendente dei due più titolati compagni di partito. Quarantenne, è comunque una nomina interessante: le competenze (purtroppo con l’esclusione del lavoro, che il presidente ha voluto tenere per sé) sono coerenti e configurano in Olivi una sorta di assessore all’Economia, cruciale in questa legislatura. Peraltro non depone per una sua visione innovativa la gestione conservatrice dello sviluppo da lui impressa a Folgaria, basata su nuovi impianti in una zona a bassa quota; non resta che sperare che migliori. Certo Dellai ha iniziato a trattarlo da subalterno, passandogli le carte dell’imponente proposta anti-crisi, da altri confezionata, solo poche ore prima della presentazione in giunta.

Mauro Gilmozzi (UpT),  Urbanistica ed enti locali

Mauro Gilmozzi

E’ stato uno degli assessori forti della scorsa legislatura, fedele a Dellai ma con una sua personalità. All’urbanistica ha portato a casa la nuova legge, con le sue luci ed ombre, e il grosso merito di aver posto uno stop alle seconde case. Ora gli vengono affidati anche gli Enti locali, reduci dalla gestione disinvolta di Silvano Grisenti, e la riforma istituzionale, con il problematico avvio delle Comunità di valle, e in generale lo spinoso ma sempre più pressante tema dell’accorpamento dei piccoli Comuni. Un aiuto gli verrà dal recentissimo referendum in val di Ledro, vedi a pag 21.

Tiziano Mellarini (UpT), Agricoltura, foreste, turismo

Tiziano Mellarini

Maxi-assessore nella scorsa legislatura, con forse troppe competenze, in questa gli è stato scorporato il Commercio. In agricoltura e turismo si è barcamenato, tra cooperative litigiose e promozione turistica in affanno. Non ha risolto i problemi ma non ha fatto danni: vedremo in questi cinque anni se saprà essere più incisivo.

Ugo Rossi (Patt), Sanità e welfare

Ugo Rossi

Da segretario del partito autonomista, ha saputo pilotarlo verso l’appoggio a Dellai, tutt’altro che scontato, perdendo solo marginalmente rispetto alla Lega e al centro-destra. Dal presidente è stato ricompensato con la competenza della sanità, importante ma spinosa: verranno messe a prova le sue qualità di manager. A chi si preoccupava per una gestione xenofoba del welfare ha subito messo in chiaro, con un messaggio tanto consolante quanto cinico: "Le sparate anti-immigrati erano boutade elettorali, ora si governa nell’interesse di tutti".

Franco Panizza (Patt), Cultura e cooperazione

Franco Panizza

Una nomina-premio per il Patt e la sua adesione al centro-sinistra, altrimenti non giustificata, né dal numero dei voti del partito, né dal curriculum dell’uomo. Un assessore per caso, la Cultura in mano a chi non arriva oltre il folklore. Ha esordito subito malissimo, proclamando "più bande e cori, meno Mart". Sul tema è prontamente intervenuto Dellai, dicendo anche qui: "Garantisco io". Prevediamo, tanto per iniziare, una celebrazione agiografica di Andreas Hofer, con la storiografia utilizzata come ufficio propaganda.

Lia Beltrami, Solidarietà internazionale e pari opportunità

Lia Beltrami

Assessorato inesistente, dalle competenze eteree, assegnato all’Udc per giustificare il tam tam mediatico nazionale sull’esemplare e decisivo (!) apporto dell’Udc alla vittoria del centro-sinistra. Lia Beltrami, già leader del movimento studentesco della Pantera nel ’90, si è affermata come organizzatrice della rassegna cinematografica Religion Today, all’insegna di un clericalismo ecumenico, dalle vedute ampie sul dialogo interreligioso, ristrette sul rapporto con i laici (cioè tutti i non-preti), sbarrate verso i non-credenti. Insomma, la linea Ratzinger. Su queste basi si vocifera di grandi entrature nelle altissime sfere vaticane: poco probabili. Sicura invece un’ulteriore caduta del tasso di laicità della Giunta.