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Baliani, AMREF e “Kohlhaas”

Alessandro Contino

Ad Arco la serata del 10 maggio della rassegna "No tu no" inizia con la proiezione di un video che mostra la nascita e lo sviluppo di un progetto pedagogico-teatrale per i ragazzi abitanti delle misere baraccopoli di Nairobi. Un progetto che nasce dalla collaborazione del Teatro delle Briciole di Parma, Marco Baliani e l’associazione AMREF. Quello di uno stage teatrale si presenta come un’ottima occasione per formulare un processo educativo immediato e allo stesso tempo alternativo al più lungo iter scolastico.

Marco Baliani.

Marco Baliani si inserisce in questo progetto in qualità di maestro di un primo gruppo di giovani, mostrandoci nel video le difficoltà ad entrare in contatto con una mente violentata psicologicamente, moralmente e fisicamente dalla miseria. Partendo dal nulla, dal silenzio, dalla diffidenza dei giovani, risvegliando le loro capacità espressive, col tempo il progetto mostra le conquiste compiute sul piano della comunicazione orale e fisica. Il maestro, entrando in pieno contatto con i suoi discepoli, conferma la validità dell’iniziativa: dare a questi esseri un senso, una consapevolezza di sé, una chance in più.

Il senso del video conferisce alla serata un significato particolare, un concetto preciso: quello della giustizia umana, un tema dantesco, un tema morale. Così rivive nella bocca del cantastorie Baliani, seduto su una sedia, quel lavoro realizzato insieme a Remo Rostagno, che nel 1989 lo fece conoscere ai più: "Kohlhaas" opera di Heinrich Von Kleist. E le doti di cantastorie le dimostra perché Baliani si è fatto le ossa proprio con il teatro per ragazzi, dov’è necessario adeguare il proprio linguaggio di adulto a quello dei più piccoli. L’eccezionalità del suo narrare quindi, non sta nell’uso di un linguaggio colto e raffinato, ma in una lingua semplice, fatta di parole gergali, comuni, accompagnate da una mimica anch’essa semplice, minimale come quella del cantastorie, ma evocativa.

Il pubblico si rende conto di venir fuori dal Casinò con un romanzo in testa, con delle immagini nitide, nate magicamente dal mero ascolto. Insomma un po’ come il radiodramma, meglio del cinema.

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