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Ledro: l’unione è passata

Referendum sul Comune unico in val di Ledro: molti votanti e molti sì.

Lago di Ledro

Sembra facile dire unione. Unione in Europa, unione tra regioni, unione tra vicini di casa. Tutti rapporti che sulla carta sembrano scontati, quasi dovuti, specialmente nel 2008, dopo che l’Ue è ormai certezza e la società si sta evolvendo lungo la via del fare rete e del cooperare. Ma se dieci anni fa si fosse chiesto ai sindaci della val di Ledro quale destino sarebbe toccato ai loro sei comuni, probabilmente nemmeno le più rosee previsioni avrebbero parlato di unità. E invece. All’indomani del referendum consultivo per il Comune unico, è grande la soddisfazione e l’aspettativa per il futuro della valle. 4058 persone, tra abitanti di Molina, Pieve, Bezzecca, Concei, Tiarno di Sotto e Tiarno di Sopra hanno deciso di diventare cittadini del comune di Ledro. Schiaccianti le percentuali per il Sì: 74,39% contro un No esiguo che si è fermato al 25,61%. Molina e Pieve hanno registrato un quasi plebiscito, con un 85,98% e un 83,85% per l’unità municipale, mentre Concei, roccaforte del dissenso, ha confermato le aspettative di incertezza con percentuali di No fino al 41,84% .

Da Concei infatti è partita un’eco di dubbi risuonata in tutta la Valle. L’assessore dei Verdi Sandro De Guelmi aveva espresso le proprie perplessità riguardo al futuro della valle, in particolare in materia di sviluppo ecosostenibile e della spinosa questione di Tremalzo. Preoccupazioni legittime, se si considerano i diversi gradi di sviluppo ed apertura di una valle, quella di Ledro, omogenea dal punto di vista storico, tradizionale, pastorale e sociale, ma variegata sul piano economico. L’industria e lo sviluppo sono penetrati in valle attraverso le segherie e il turismo, ma Concei ha conservato un occhio di riguardo per le questioni ambientali. La piccola val di Concei è una delle realtà meno toccate dall’urbanizzazione e dal traffico della modernità. Ma il risultato dei No vuole essere, secondo De Guelmi, la prova che la decisione è stata ponderata e consapevole, e non un’adesione incondizionata ed acritica.

Difficile anche persuadere le vecchie generazioni, le più attaccate alla tradizionale presenza del Municipio in piazza e del sindaco come vicino di casa. Infatti una delle problematiche che il frazionamento comunale portava con sé, oltre agli alti costi di gestione, era quello della politica locale. Non è facile mettere insieme una lista in vista delle elezioni, figurarsi due: difficile garantire un minimo di scelta democratica, con candidati spesso "forzati" dalla contingenza del voto e disinteressati a partecipare sul serio alla vita della comunità. Questo ha permesso l’ascesa di pochi gruppi locali, spesso vere e proprie famiglie, che mantenevano il potere per anni nel loro comune, a scapito della dialettica politica. I nodi ardui da sciogliere nell’accordare tutte le parti in gioco hanno riguardato soprattutto gli usi civici, i territori di caccia, - segno che le tradizioni, specie quelle venatorie, contano ancora, e pure molto - e la gestione delle Pro Loco. Siccome niente è solo bianco o solo nero, si è scelta la strada del grigio, il compromesso: gli usi civici rimarranno in capo alle singole comunità, mentre verrà eletta la figura del "prosindaco" addetto alla gestione comunale degli usi. Sezioni di caccia e Pro Loco restano così come sono, a carattere locale.

Tutte le forze politiche ledrensi si sono coalizzate per arrivare al Comune unico, collaborando al di là del partito di appartenenza e coinvolgendo anche figure istituzionali per la comunità come il parroco. L’unità di valle era in vigore già da tempo a livello parrocchiale, con scambi e dialogo frequenti tra comuni e tra fedeli, e dunque un impulso forte è stato dato dal mondo religioso, che ha parecchio peso politico tra i valligiani.

Lo storico risultato del Sì è sintomo di un cambiamento di mentalità. Messi da parte gli individualismi e le paure di perdere voce in capitolo, i ledrensi hanno rinunciato al loro piccolo orticello per scegliere il bene comune. E la decisione di unificare è venuta dal basso. Dopo un lavoro di squadra durato un anno, durante il quale i sei comuni hanno superato incomprensioni e campanilismi per fare fronte comune, ora spetta alla Regione concretizzare con un disegno di legge l’esistenza del nuovo ente. La Provincia si è sempre schierata a favore del Comune unico, tanto che Dellai è intervenuto all’ultima delle serate informative indette per convincere la popolazione ad andare a votare. "Gli egoismi sono stati sconfitti – dicono dalla valle di Ledro i promotori del Sì – e questo non vuole essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza".