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L’opinione degli industriali

Intervista al direttore della Confindustria trentina, dott. Fabio Ramus.

Come valuta il Piano degli interventi provinciali in materia di politica del lavoro? Evidenzia un modello trentino diverso da quello nazionale?

"Si tratta di uno strumento complesso, che racchiude e realizza tutte le competenze provinciali in materia di lavoro, insieme ad altre importanti in tema di formazione, e per questo si diversifica profondamente da quanto viene fatto nelle Regioni a Statuto ordinario. In più, mentre a livello nazionale provvedimenti di simile natura trovano sin qui principale fondamento nelle autonome decisioni di Parlamento e Governo (solo più di recente ispirate in modo sistematico all’esito di omenti di concertazione fra le parti sociali), questa connotazione è stata invece sin dall’origine peculiare in Trentino.

Il Piano di recente approvato dalla Commissione per l’impiego sembra ancora rispondere efficacemente a queste caratteristiche e perciò utile ad offrire alcune risposte per il mercato del lavoro trentino, anche se logicamente non esaustive. Esso è in ogni caso elemento di rafforzamento del rapporto fra istituzioni e parti sociali e dunque può continuare a contribuire in modo significativo ad una programmazione più generale, vòlta allo sviluppo dell’economia e alla salvaguardia di importanti equilibri sociali.

Il Piano, a differenza di altri interventi che trovano origine e risorse nella vigente legislazione della nostra Regione, non riconosce assistenze fini a se stesse, ma anzi per i soggetti più deboli sul mercato del lavoro appare destinato a implementare e favorire le opportunità di reinserimento".

Lo scontro sull’art. 18 può portare anche in Trentino a una lacerazione dei rapporti, finora positivi, fra imprese e sindacati?

"La tendenza alla radicalizzazione del conflitto sindacale su questo argomento (che in certa parte del sindacato sembra aver acquisito anche connotazioni di natura politica) non può non preoccupare. Assindustria ha più volte manifestato la propria opinione al riguardo, in linea con i principi e le motivazioni di Confindustria. Ma, considerate le sfide che coinvolgono la nostra Autonomia e che impongono il raggiungimento e il consolidamento di ulteriori stabili livelli di sviluppo dell’industria e dell’economia trentina più in generale, con tutti gli effetti positivi che da questa derivano, l’elemento del dialogo fra le parti sociali su questi obiettivi continua ad essere un fattore di importanza fondamentale, che ci si augura venga con lealtà e responsabilità da tutti privilegiato.

Se il tema dell’art. 18 costituisce oggettivamente un problema, molti e di più immediata ricaduta sul trentino sono gli altri problemi che coinvolgono le imprese; solo per citare degli esempi, la mancanza di manodopera qualificata, l’insufficienza delle infrastrutture, l’eccessivo dimensionamento dell’apparato burocratico, l’esigenza di migliori strumenti formativi, ecc.

Queste considerazioni inducono a ridimensionare i rischi di scontro fine a se stesso su questioni di principio, per valorizzare invece un migliorato rapporto fra le imprese, i loro dipendenti e le stesse forze sindacali. In tale ottica l’acuire uno scontro da noi sarebbe, in definitiva, controproducente".

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Il lavoro, l’articolo 18, il Trentino

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