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L’articolo 18

Intervista al prof. Luca Nogler, ordinario di Diritto Comparato del Lavoro.

Parliamo dell’abrogazione dell’art.18 con il prof. Luca Nogler, ordinario di Diritto Comparato del Lavoro alla facoltà di Giurisprudenza di Trento.

"Il governo ha presentato la legge delega che contiene la riforma dell’art. 18 come rientrante all’interno di una razionalizzazione del diritto del lavoro che in Italia presenta, in effetti, la stranezza di tutelare molto il lavoratore dipendente quando ha il lavoro, e pochissimo invece, quando non ce l’ha ancora o non ce l’ha più."

Ma perché per dare tutela a chi non ha il lavoro, si dovrebbe toglierne a chi lo ha?

"La Confindustria risponde che togliendo rigidità, si creano nuovi posti di lavoro. In realtà non c’è alcun studio, né a favore, né contrario a questa tesi, che pare più che altro una petizione di principio di carattere ideologico. C’è però un altro aspetto, che attiene all’equa distribuzione delle tutele. Non è vero che le imprese italiane non dispongono di un modello flessibile di rapporto di lavoro. La differenza con gli altri stati europei conisste "semplicemente" nel fatto che la flessibilità in Italia non si ottiene con il lavoro dipendente, bensì con quello autonomo. L’Italia infatti è il paese d’Europa che più usa lavoratori autonomi o parasubordinati: si tratta per esempio di padroncini che effettuano i trasporti, singoli che sono stati costretti o indotti a mettersi in proprio, un outsourcing che ha trasformato posti di lavoro dipendente (e garantito) in lavori autonomi (pochissimo garantiti). Le imprese italiane hanno utilizzato moltissimo questo tipo di flessibilità: in Italia secondo un indice del 28%, contro il 9% in Germania o il 7% in Gran Bretagna. Ora, c’è una tesi che sostiene come siano proprio le forti garanzie dei lavoratori dipendenti a creare questo modello di lavoro autonomo."

Eppure le ultime statistiche indicano un vigoroso aumento proprio dei lavoratori garantiti…

"Certo. Ed è un dato che incrina anche questa seconda teoria, che pur è più fondata di quella secondo cui l’art. 18 frena l’occupazione. Ma il problema della tutela di questi lavoratori permane. Non sono infatti protetti dai sindacati, che pur volendolo non riescono ad organizzarli. E i tentativi di dare loro maggior protezione, anzitutto previdenziale, incontrano fortissime resistenze. Come la proposta del sottosegretario Brambilla di un aumento dei contributi a loro favore da parte delle imprese committenti, che ha trovato fortissime resistenze da parte della Confindustria. Con il risultato che Brambilla ci ha rimesso le deleghe."

A questo punto una breve valutazione sulla mobilitazione a favore dell’art. 18?

"Mi sembra sproporzionata rispetto alla sua reale incidenza, che riguarda spesso lavoratori, come i pubblici impiegati, già molto protetti. I problemi veri sono i diritti che non ci sono, a iniziare da quelli dei lavoratori extracomunitari, degli autonomi, dei dipendenti delle piccole imprese. In questo senso, mi sembra molto più rilevante la scelta del Piano del lavoro provinciale di sostenere i lavoratori delle piccole imprese licenziati per motivi oggettivi."

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Nello stesso numero:
Il lavoro, l’articolo 18, il Trentino
In altri numeri:
Vogliono abolire un diritto, non un privilegio

Commenti (1)

giancarlo

HO 54 ANNI SONO STATO LICENZIATO LUGLIO 2011 PER MOTIVO OGGETTIVO ART.18 MI PUO AIUTARE.SE NO COME MI DEVO COMPORTARE.ADESSO SONO IN DISOCCUPAZIONE FINO DICEMBRE 2012.
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