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QT n. 6, 18 marzo 2000 Scheda

Allarmi fondati?

Che l’immigrazione, nelle proporzioni attuali, rappresenti un serio banco di prova per la tenuta dell’ordine sociale in Occidente, è fuor di dubbio. Prova ne sia che attorno all’importanza della posta in gioco va crescendo una consapevolezza estesa ben al di là della sfera dei commenti dettati da pregiudizi o reazioni emotive che si manifesta tanto nel campo "conservatore" quanto in quello "progressista". Non si allude qui certo al delirio espresso da Don Gelmini sul pericolo musulmano né alle strampalate riflessioni di un Baget Bozzo, bensì ai pareri di esperti del fenomeno. Ad esempio, Luciano Cavalli, sociologo all’università di Firenze e studioso di problemi sociali, ha deplorato "il permanere dei veli ideologici" che impediscono di percepire il significato dell’immigrazione come "ulteriore colpo demolitore" della nazione intesa "come comunità di stirpe, cultura, storia e destino". In un suo saggio ha attaccato frontalmente e con durezza l’immigrazione extracomunitaria: "Se l’immigrazione si sviluppa, per il tacito consenso della classe politica, nelle dimensioni ritenute probabili dagli esperti, al di là della crescita certa di malessere, scontento e conflitto (...) c’è il pericolo di quella che possiamo chiamare la saturazione migratoria. L’invasione dall’altra sponda e dall’Est, se praticamente incontrollata, scardinerebbe economia, società, ordine pubblico, cultura (...), dunque la civiltà che ci siamo costruiti nel corso dei secoli, che dà una sua peculiarità al nostro popolo e a tutti i nostri rapporti interpersonali, che è parte di ciascuno di noi, elemento della nostra più intima essenza personale".

Allarme di destra? Forse no, visto che sull’altro versante, preoccupazioni analoghe sono state espresse da Mario G. Losano in un allarmato intervento su MicroMega, certamente riduttivo nell’equazione "immigrazione - pericolo di diffusione del fondamentalismo islamico" ma comunque indicativo dello stato d’animo con cui una certa parte della sinistra ha accolto l’irruzione sulla scena sociale di una dimensione di conflitto non prevista dai suoi classici schemi interpretativi.