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Dipendenti travestiti da padroni

A Bruno Dorigatti, segretario provinciale della CGIL abbiamo posto alcune domande di approfondimento.

Qual è l’incidenza in Trentino delle nuove forme di precarizzazione del rapporto di lavoro?

E’ consistente e si verifica sotto diverse forme. Ci sono i "rapporti di collaborazione coordinata e continuativa", con quasi 18.000 effettivi. Per definizione dovrebbero essere dei lavoratori autonomi. In realtà, la maggior parte di essi lavorano con un orario stabilito dal committente e sottostanno alle sue direttive come un qualsiasi lavoratore dipendente. E’ quindi un espediente per eludere i vincoli del lavoro subordinato e garantirsi massima flessibilità. Ci sono i lavoratori "interinali", dati in affitto, che considero una nuova forma di schiavitù. E credo che gestendo queste operazioni la Cooperazione tradisca i suoi principi originari. Poi, troviamo le varie forme di rapporto a tempo determinato che ormai, nelle nuove assunzioni, costituiscono la regola.

Cosa comporta per il sindacato questa nuova realtà?

Sono situazioni difficili da gestire: questi lavoratori sono esposti al ricatto del licenziamento e quindi non si integrano nella solidarietà con gli altri lavoratori. Il problema è ben presente in fabbriche come la Whirpool, dove il 20% dei lavoratori è di questo tipo.

Il sindacato viene accusato di conservatorismo, di essere legato a modelli superati e di porre ostacoli alla modernizzazione del Paese.

Il sindacato si riconosce conservatore nel suo impegno per salvaguardare i diritti dei lavoratori. Una precarizzazione del lavoro come quella che si sta verificando in Italia non trova l’eguale negli altri paesi sviluppati. La recente vicenda del referendum per la libertà di licenziamento, sostenuto da Confindustria, ha messo in chiaro quali sono le intenzioni delle imprese.

Alla base non c’è il nodo di un costo del lavoro troppo alto, a causa dell’eccessivo peso degli oneri sociali?

Negli ultimi anni il costo del lavoro è diminuito, anche in confronto ad altri paesi. Ma, poi, non è una questione di retribuzione: le imprese pagano salari anche più alti di quelli sindacali, solo che li vogliono contrattare a livello personale con il lavoratore. E vogliono avere la possibilità di licenziare senza condizionamenti.

Cosa fa il sindacato per fronteggiare questa situazione?

Cerchiamo di smascherare i casi più eclatanti di dissimulazione di un rapporto subordinato sotto la figura di lavoratore autonomo; vogliamo intercettare questi lavoratori per organizzarli, per difendere i loro diritti, perché non siano alla completa mercé dei datori di lavoro.

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