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Il caminetto scomparso

Il servizio su palazzo Lodron a Ponte Caffaro (Gli orrori di Ponte Caffaro) necessita di alcune puntualizzazioni. Nel 1966 il sovrintendente ai Beni culturali, Nicolò Rasmo, denuncia ai carabinieri che dal palazzo erano spariti il caminetto rinascimentale e la bifora, "con la connivente acquiescenza degli attuali proprietari".

I carabinieri certificano la sparizione ma il proprietario della porzione edilizia in cui si trovavano i beni trafugati, Enrico Cominelli, afferma che questa non è vincolata, affermazione sbagliata perché il vincolo si estende su tutto l’edificio, ogni porzione compresa, in base all’art. 13 che tutela i beni artistici. Purtroppo i carabinieri non si avvalgono dell’articolo e ritirano la denuncia.

Rasmo allora sporge denuncia alla Procura di Trento, proprio impugnando l’articolo 13. Tutto inutile, nessuno vuole avvalersi di questo strumento legale che riparerebbe a tanto scempio. Nel 1973 la pretura di Trento informa la Sovrintendenza che Cominelli è stato assolto e che è quindi inutile qualsiasi tentativo di recuperare i pezzi venduti.

Palazzo Lodron resta così privo dei suoi ornamenti più preziosi, che vanno ad adornare - si fa per dire- la cappella funebre dei Belli nel cimitero di Vestone.

Non sarebbe opportuno riaprire il caso o per lo meno di trattare l’acquisto di pezzi importanti del patrimonio artistico trentino che sono là dove non dovrebbero essere?

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