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Le ragioni della direttrice

Dottoressa Belli, come mai il Mart non fa più grandi mostre? Con l’unica eccezione di Trash, dal ’93, dalla mostra sul romanticismo, non abbiamo più eventi di portata internazionale. Il Museo ha forse un calo di progettualità?

“Assolutamente no. Oggi non ci interessa avere una grossa mostra, ci interessa avere il Museo. Per questo ci siamo concentrati sulle acquisizioni, sugli archivi, sulle mostre che promuovano le collezioni che poi ci vengono lasciate in deposito. Nonostante questo, ci siamo impegnati in mostre di grosso spessore, come quella sull’architettura di Figini-Pollini o sull’American Art degli anni ’80. Comunque è vero, in questa fase siamo nella logica di risparmiare sulle mostre per investire di più nel patrimonio del nuovo Museo”.

Ma non è la fama dell’istituzione, il suo prestigio, che favoriscono le donazioni, i depositi?

“Fama e prestigio internazionali non sono calati. A ridosso di una nuova apertura, è spesso uso che un Museo chiuda, per preparare la nuova sistemazione; l’ha recentemente fatto il museo di Bonn, come quello di Hannover; noi invece abbiamo scelto di continuare nell’attività”.

Il lavoro di preparazione dovrebbe riguardare anche l’archiviazione del patrimonio di documenti e testi. Ci risulta invece che tale lavoro sia in grandi difficoltà.

"Tre mesi fa ci è arrivata la donazione di Paolo Della Grazia, 14.000 libri di grande interesse e specializzazione. Questa, come altre acquisizioni, lasciano in un primo momento perplesso il personale: ma nel giro di tre mesi tutto questo materiale sarà consultabile, anche se non con le schedature informatiche del Catalogo Bibliografico Trentino" (ci par di capire che per la dott.ssa Belli un testo è “consultabile” quando è allineato negli scaffali, non quando è rintracciabile attraverso data base n.d.r.).

Non avete problemi con l’informatica?

“Su questo stiamo lavorando: tra un mese saremo su Internet. Comunque concordo sulla necessità di un maggior sviluppo dell’informatizzazione: da un anno e mezzo chiediamo che venga assunto un informatico. Il fatto è che il patrimonio cresce esponenzialmente, e le persone che vi lavorano faticano a stare dietro a questa crescita. Ma io preferisco intanto acquisire il materiale, e magari metterlo a disposizione secondo modalità forse arcaiche; e procedere in un secondo tempo a delle catalogazioni più corrette”.

Questo non dipende da una struttura poco professionalizzata? E anche poco efficiente?

"Il Museo non è disorganizzato, il fatto è che ci siamo sviluppati molto, e siamo da anni in una fase pioneristica. Quindi abbiamo un’organizzazione in cui troppe competenze si sovrappongono e settori assolutamente sottodimensionati. Né aiuta certo l’essere dispersi in quattro sedi distinte. Ma non siamo gli ultimi della classe. E sono molto ottimista sulle ricadute organizzative che avrà la riunificazione del personale in una sola sede”.

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